Costi R.C.A.

I motivi che fanno aumentare o diminuire le polizze R.C.A. sono molti. Sicuramente il prezzo è influenzato dalla situazione di mercato di oligopolio (in Italia anche se operano circa 100 imprese se consideriamo le partecipazioni azionarie e quindi i gruppi assicurativi vediamo che poche compagnie hanno più del 50% del mercato e che meno di venti hanno quasi tutto il controllo del settore).

Un’ altra variabile da considerare è che il premio di un’assicurazione deriva da calcoli molti complessi che mettono in relazione l’equilibrio economico finanziario dell’impresa assicurativa e l’impegno della stessa nei confronti di tutti gli assicurati.

Il premio medio viene determinato da una formula apparentemente semplice:
P = f * C                              [P (premio), f (frequenza sinistri), C(costo medio dei sinistri)]

la frequenza sinistri negli ultimi anni è diminuita grazie ai miglioramenti delle infrastrutture stradali e grazie ai sistemi di sicurezza delle autovetture di ultima generazione. E’ dimostrato però che oltre un certo livello gli investimenti in infrastrutture non portano ad una riduzione degli incidenti stradali, pensiamo ad es. a chi guida in stato di ebrezza o chi fa un viaggio lungo senza mai fermarsi per un riposo, è ovvio che lo stato fisico ne risente. Ovviamente influisce negativamente in questa variabile (frequenza) il numero dei veicoli circolanti, dal 2000 al 2006 è aumentato notevolmente passando da 44.680 a 52.175 (valori in migliaia), pertanto più veicoli vi sono in circolazione maggiore è la probabilità di incidenti automobilistici.
Caso diverso invece è per il costo medio che in realtà aumenta di anno in anno, probabilmente dovuto al fatto che auto più sofisticate comportano maggiori costi per riparazioni, da considerare anche il problema delle frodi alle compagnie assicurative che tendono a non ridursi, ed infine aumentano anche le richieste di risarcimento per lesioni alle persone (sembrerebbe che ormai è prassi chiedere il rimborso del colpo di frusta).

Continuando il discorso in merito alla formula del Premio medio, le compagnie assicurative applicano dei fattori discriminanti ovvero delle variabili per far pagare il prezzo di una polizza in modo diverso secondo le caratteristiche del soggetto (es. età, sesso. tipo veicolo, kw, cv….Bonus-Malus).
In merito a quanto detto è riconosciuto che fattori come l’età permettono di far pagare di più a ragazzi dai 18 ai 25 anni perchè hanno una maggior frequenza; in base al fattore sesso sembrerebbe che le donne siano meno sinistrose ma in realtà il dato statistico è spiegato in quanto sono molto meno le donne in valore assoluto rispetto agli uomini in circolazione; il problema principale è il sistema bonus-malus in quanto la maggior parte degli assicurati ha le classi più basse, e pochi le classi più alte (quelle più care per intenderci) pertanto tale fattore discriminante fa si che il costo delle polizze pesa di più alle classi basse.
Nei sistemi anglosassoni utilizzano da anni, ed in Italia lo stiamo lentamente introducendo, quale fattore discriminante il numero dei km percorsi. Sin ora in Italia qualche compagnia lo ha introdotto ma si basa su uno scaglionamento del premio in base alle fascie km che dichiari di percorrere annualmente (in realtà se dovessero chiedervi di pagare 100 € se dite di percorrere 1.000 km o 200 € se ne percorrete 5.000 km, cosa rispondete?). Da poco tempo qualche compagnia sta introducendo un apparechio elettronico che dichiara effettivamente quanti km si percorrono (è ovvio che è più sinistroso una persona che percorre 10.000 km all’anno anche se considerato un bravo pilota rispetto ad un altro che ne percorre 1.000 km l’anno anche se considerato scarso pilota).

Infine il nuovo sistema del risarcimento diretto e la liberalizzazione di Bersani nel ramo danni (quindi per le imprese che esercitano l’RCA) faranno diminuire il costo delle polizze nei prossimi anni. Ma tale effetto sarà un po lento.

Gli agenti da anni lavoravano in regime di monomandato, cioè potevano operare quale canale distributivo solo per la compagnia che gli aveva conferito il mandato per la vendita, pertanto il cliente delle compagnie era il “contraente delle polizze”; dalla liberalizzazione voluta da Bersani attraverso il divieto di esclusiva e la liberalizzazione nel ramo danni (gli intermediari possono lavorare in regime di plurimandato, cioè lavorare per più compagnie) con l’obiettivo di una maggiore concorrenza del settore assicurativo, la trasparenza e la tutela del cliente, il mercato assicurativo ha radicalmente cambiato volto. Le compagnie assicurative, per ovviare alla liberalizzazione hanno dovuto rivedere al rialzo le provvigioni riconosciute agli intermediari assicurativi (agenti) per non cambiare o intraprendere rapporti con altre compagnie assicurative.

Come dimostra il grafico il numero degli agenti plurimandatari è aumentato, soprattutto al nord Italia.

 Fonte: www.iama.it

Il principale cliente delle compagnie adesso sembra essere il canale distributivo, in Italia quello che detiene la maggior quota è l’agente con oltre il 90%, le imprese assicurative oltre ad una rivisitazione delle provvigioni, hanno intrapreso un’opera di fidelizzazione con piani commerciali di incentivo per il mantenimento del portafoglio e nuova produzione. Queste azioni nel breve periodo porteranno ad un aumento delle polizze.

 E’ ovvio che tutto il mercato interessato (clienti, associazioni consumatori, imprese ed agenti) all’ r.c.a. chiede una riduzione dei prezzi, ed è pertanto un’aspettativa che influenzerà il prezzo.

L’Ania monitorizza da anni, attraverso un apposito numero indice, le variazioni % annue dei prezzi r.c.a., come mostra la tabella seguente, in cui pone un confronto tra la crescita dei prezzi generali e gli aumenti dei prezzi r.c.a..
Le compagnie infatti sostengono che seppur i prezzi r.c.a. aumentano in valore assoluto come evidenziato dal tasso % di crescita a 12 mesi, tenuto conto dell’inflazione quindi delle variazioni in termini reali, i prezzi r.c.a. crescono in misura inferiore rispetto alla crescita dell’inflazione, pertanto si può assumere che questi sono diminuiti (in termini reali).

Anno

Numero Indice * (prezzi r.c.a.)

Indice generale dei prezzi (al consumo – NIC)

Tasso % di crescita a 12 mesi – I. r.c.a.

Tasso % di crescita a 12 mesi – NIC

Media 2002

95,02

97,46

Media 2003

99,79

100,06

5,02

2,67

Media 2004

100,74

102,27

0,95

2,21

Media 2005

102,46

104,30

1,71

1,99

Media 2006

104,46

106,48

2,28

2,09

Media 2007

106,35

108,43

1,48

1,83

Nota (*): Il numero indice è posto = 100 nel giugno 2003, ossia nel mese successivo alla firma del Protocollo d’Intesa fra Ministero Attività Produttive, ‘ANIA e le principali Associazioni dei Consumatori.
Fonte: dati Ania

In effetti negli ultimi anni le compagnie si sono attrezzate per una gestione tecnica più attenta, attraverso la creazione di economie di scala (operazioni di fusione o acquisizione) per ridurre i costi di gestione (tra questi il costo del personale), ed i risultati sono stati positivi, basta vedere l’indice tecnico Combined ratio (rapporto tra spese e premi) inferiore a 100 da diversi anni.

Inoltre le compagnie attraverso convenzioni con carrozzieri per ridurre i costi di risarcimento “esagerati” di alcune fatture, o le minori spese legali non più dovute con il risarcimento diretto, cercano di ridurre il costo medio delle polizze. Ciò indubbiamente porterà ad una riduzione generale di mercato.

Insomma vari fattori (oligopolio, formule, canali distributivi, etc.) incidono in questo settore, vedremo se i cambiamenti voluti dal legislatore (divieto di esclusiva, liberalizzazione nel ramo danni, risarcimento diretto, trasparenza contrattuale, etc) porteranno ad una riduzione delle polizze, o soltanto ad uno spostamento della ricchezza tra impresa e canale distributivo.

2 commenti su “Costi R.C.A.

  1. “dal 2000 al 2006 è aumentato notevolmente passando da 44.680 a 52.175, pertanto più veicoli vi sono in circolazione maggiore è la probabilità di incidenti automobilistici.”

    Ma sei sicuro dei dati?
    Non è che sono milioni? 🙂

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