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E’ risaputo che le compagnie di assicurazioni, assieme alle banche, occupano un ruolo e quindi una funzione molto rilevante nelle economie di tutto il mondo e quindi nelle istituzioni finanziarie.
Come mai sono e saranno sempre le istituzioni finanziarie più importanti?
Come mai non si sente (quasi) mai in giro (giornali, radio, TV) che una compagnia di assicurazioni è fallita?

Le compagnie di assicurazioni si può dire che sono le uniche aziende (industrie) che hanno un “ciclo industriale di produzione” opposto rispetto ai cicli che si è soliti sapere o vedere, es. produzione di pasta, pane, autovetture, immobili, ecc….
Le compagnie prima ottengono i ricavi (incassano i premi) e poi sostengono i costi (pagano il dovuto quali i capitali o il rimborso sinistri). Non hanno dunque un problema di liquidità a meno che i flussi di cassa non diventino negativi.
Ossia, nel caso delle assicurazioni il prezzo pagato per il prodotto è erogato dall’acquirente senza che quest’ultimo possa essere certo di usufruire del servizio offerto dalla compagnia. Per es. l’assicurato paga un premio (prezzo) sulla copertura “furto auto” al fine di garantire un rimborso qualora dovesse avverarsi l’evento incerto (furto dell’auto). In pratica è una vera e propria scommessa!!
Ma, di sicuro qualcuno si sarà mai chiesto: “e se dovesse succedere che tutte le auto assicurate con la compagnia X venissero rubate tutte lo stesso giorno alla stessa ora!? La compagnia pagherebbe tutte gli assicurati per il rischio che essa ha assunto?”
Per definizione un’assicurazione è un contratto tramite il quale ci si garantisce contro il verificarsi di un evento rischioso futuro e incerto (sinistro).
La compagnia di assicurazione, dietro pagamento di un premio pagato dall’assicurato, garantisce a quest’ultimo il risarcimento del sinistro qualora si dovesse verificare l’evento naturalistico incerto per il quale l’assicurato si era tutelato con la stipula della polizza.
Il premio che la compagnia fa pagare all’assicurato è calcolato attraverso diversi modelli statistici, matematici e probabilistici, di difficile e complessa misurazione.
Una (buona) parte del premio (70-80%) pagato dall’assicurato finisce nella riserva premi che è una delle riserve tecniche usata dall’impresa di assicurazione per accantonare e iscrivere a bilancio con lo scopo di fare fronte a tutti gli impegni assunti nei confronti degli assicurati.
L’altra parte del premio finisce tra i costi di gestione, costi d’ intermediazione e tasse.
La riserva premi è una delle tante riserve che devono obbligatoriamente essere accantonate per comporre le Riserve Tecniche (voce del Passivo dello Stato Patrimoniale), riserve che vengono calcolate tenendo conto degli impegni che la compagnia ha assunto nei confronti degli assicurati.
Oltre ad altre voci del passivo del bilancio che compongono il Patrimonio Netto, indice di solidità di una compagnia, ci sono altre voci che sostengono la solvibilità della compagnia, appunto le riserve, che hanno un peso maggiore sulla composizione del passivo, in quanto fanno riferimento agli impegni assunti.
Quindi, sia a livello normativo che a livello gestionale, una compagnia di assicurazioni è obbligata ad accantonare grosse somme di denaro.
Ecco quindi perché le compagnie di assicurazioni in quasi tutto il mondo hanno una probabilità di fallimento molto bassa!!
Se, ogni compagnia accantonasse queste somme con una gestione economico-finanziaria corretta, con le Autorità di Vigilanza che regolano il mercato assicurativo difficilmente fallirebbe, almeno in Italia ed in Europa!!
In Italia la norma che regola la solvibilità delle compagnie di assicurazione è chiamata Solvency I.
Ma, dal 2012 tutti i paesi aderenti alla Comunità Europea dovranno adeguare la normativa vigente interna alle nuove regole validate dal Parlamento Europeo circa i nuovi requisiti di solvibilità della compagnie di assicurazioni chiamata Solvency II.

5 pensiero su “Perchè le Compagnie di assicurazione non falliscono (quasi) mai?”
  1. L’articolo mi pare molto approssimativo e non avulso da inesattezze.
    -1) una compagnia di assicurazioni è una impresa di servizio e non si parla quindi di ciclo di produzione opposto, forse intendevi l’inversione del ciclo finanziario ed economico.
    2) noto una certa confusione quando paragoni l’assicurazione ad una scommessa; forse non distingui i rami vita da quelli danni
    3) poni troppi se all’evento catastrofico di un fallimento che si può comunque verificare. Aig è fallita e anche se americana abbiamo assistito tutti alle ingenti perdite a cui tutte le compagnie europee hanno dovuto far fronte. Con gli intrecci azionari tra banche e assicurazioni è sufficiente una bolla speculativa per affossare Basilea 2, Solvency 2 e la tua teoria da 1° anno universitario.

  2. Ciao a tutti, l’articolo mi sembra molto utile per spiegare brevemente il funzionamento e lo scopo delle compagnie assicurative. Ovviamente penso che il nostro amico Giuseppe ha voluto scrivere tale articolo con un linguaggio chiaro, il meno tecnico possbile, per poter esser letto sia da professionisti del settore ma anche dai lettori del blog i quali non sono tutti esperti.
    Trovo corretto esprimere le proprie opinioni e lasciare dei commenti.
    Vorrei solo precisare che AIG è soggetta alle norme americane in tema di requisiti di solvibilità, pertanto non è soggetta ne a Basilea (che riguarda gli istituti bancari) ne a Solvency (che riguarda le compagnie assicurative) in quanto queste regole sono rivolte ai paesi membri della UE.
    E soprattutto a seguito della crisi finanziaria americana nessuna compagnia assicurativa europea ha avuto problemi economici, probabilmente grazie alle regole lungimiranti di solvency e dei principi locali.
    Speriamo che le istituzioni europee a differenza di quelle americane più propense al “libero mercato” prendano atto di ciò che è successo in america e mantengano delle regole a tutela della clientela e degli azionisti.

  3. Ciao,
    hai ragione nel dire che l’assicurazione è un’impresa di servizi (settore terziario) e non di produzione (settore secondario); infatti ho scritto tra virgolette proprio per paragonarla in un certo qual modo ad un’impresa industriale; ma, è chiaro che si tratta di ciclo finanziario ed economico e non industriale. Le Compagnie di assicurazioni non producono nulla di materiale, ma offrono servizi.
    Il contratto di assicurazione (a mio parere) è paragonato ad una “scommessa”, è ovvio che non è questa la sua definizione! Indistintamente dai rami (danni o vita), tutti noi quando sottoscriviamo una polizza trasferiamo il rischio alla compagnia. Rischio che per definizione è un evento avverso che incide negativamente sulle cose (polizze danni) o sulla vita (polizze vita) dell’assicurato, in senso finanziario, economico (es. incendio, furto) e personale (es. morte, infortunio, invalidità).
    I troppi “se” che pongo all’evento catastrofico, si chiamato tecnicamente probabilità o frequenze di accadimento dell’evento avverso. Probabilità che insieme alla perdita potenziale dà una valutazione del rischio assunto o da assumere, valutazione calcolata da tecnici (attuari).
    Che AIG sia stata salvata dal Governo americano (ma comunque non è fallita!) ed è stata coinvolta con altre realtà finanziarie, bancarie ed assicurative credo sia un altro discorso. Per questo dico che “se, ogni compagnia accantonasse … gestione economico-finanziaria corretta…” con un pò di etica oltre che speculazione finanziaria solo per arricchire le tasche dei manager, forse non rischieremmo di vedere quasi fallire le realtà finanziari.
    Le bolle speculative sono altamente pericolose e rischiose tali da far fallire intere economie e non solo le Compagnie di assicurazione o le banche.
    Ora, con la Solvency II si istituirà un sistema di solvibilità che tenga conto, qualitativamente e quantitativamente, in modo migliore i rischi assunti dalle Compagnie.
    La mia teoria da 1° anno universitario è seguita da attuari (di grosso calibro) di tutta Europa, da tecnici del settore di tutte le Compagnie europee, da autorità di vigilanza dei Paesi membri, ecc. quindi credo che il settore debba lavorare un bel pò prima di trovare una valida dimostrazione del fatto che Basilea 2 e Solvency 2 non rimangano solo un dottrina.

  4. […] Si pensi ai cosiddetti rischi “puri” (furto, incendio, ma anche rischi finanziari, ecc.), se que…con tutte le conseguenze non certo positive; invece, un processo ideale di gestione dei rischi aziendali porta di sicuro a diminuire queste tipologie di rischio ed in alcuni casi ad eliminarli con enormi vantaggi per tutta l’impresa, aumentandone in suo valore. […]

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