Donne in pensione a 65 anni?

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Sui principali quotidiani di oggi, 25 giugno, si legge l’ennesima notizia che l’Italia si adegua con lentezza, o addirittura oltre i termini consentiti alle regole dell’UE. La Commisione europea sanzionerà ancora una volta l’Italia per non esserci adeguati alle regole comunitarie, attraverso una procedura d’infrazione.

La procedura di infrazione è un procedimento a carattere giurisdizionale eventuale, disciplinato dagli articoli 226, 227 e 228 del Trattato di Roma, volto a sanzionare gli Stati membri dell’Unione europea responsabili della violazione di norme comunitarie.

Le sanzioni pecuniarie per l’esecuzione delle sentenze rese al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione con la Comunicazione SEC 2005 n. 1658: la sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, a seconda della gravità dell’infrazione a monte.

Fonte: www.wikipedia.org

Oltre alle più note procedure d’infrazione per aver sforato il limite del deficit pubblico (chiamata procedura per deficit eccessivo), e alle 156 applicate al nostro stato in passato , oggi si apprende dal sito www.repubblica.it che ne verrà applicata una per il mancato adeguamento dell’età pensionabile delle donne italiane, portandola a 65 anni.

Da uno dei giornali on line infatti si può leggere che…..

La Commissione europea ha deciso di aprire, come preannunciato, una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia. Che secondo Bruxelles non si è ancora adeguata alla sentenza della Corte di Giustizia Ue del novembre 2008 che prevede l’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico, innalzandola a 65 anni. A Roma è stata inviata una lettera di messa in mora in base a quanto previsto dall’articolo 228 del trattato Ue, primo passo della procedura d’infrazione. Se l’Italia non dovesse prendere le misure richieste, Bruxelles invierebbe un secondo e ultimo avvertimento prima delle eventuali sanzioni.

Già l’Italia aveva ottenuto una prima dilazione dei termini a marzo, per dare il tempo al governo di confrontarsi con le parti sociali. …. continua

Fonte: www.repubblica.it

Se vari ministri ne parlano da tempo tra cui Brunetta

“Se ne discuterà forse in Consiglio dei ministri, l’ipotesi è di individuare immediatamente una soluzione dentro al decreto che verrà discusso domani”…. “è quella della perequazione dell’età pensionabile della Pubblica amministrazione in un decennio, i fondi risparmiati saranno dedicati al Welfare familiare”….”Ho trovato grande convergenza con diversi ministri, ora è necessario anche un confronto con le parti sociali”

e la Carfagna

“Equipariamo subito l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini, e destiniamo l’intera somma alle donne stesse, per finanziare iniziative a favore delle lavoratrici e delle famiglie”. 

ed altri ancora, perchè mai non mettono nero su bianco per adeguarci alle regole comunitarie ed evitare cosi multe salate di milioni di euro, in un momento in cui l’Italia vive la recessione e le famiglie italiane pagano le tasse più alte in Europa? E’ giusto sperperare il denaro dei contribuenti in questo modo, per colpa di politici che sicuramente non hanno problemi di arrivare alle terza settimana del mese? 

Un commento su “Donne in pensione a 65 anni?

  1. 26 giugno 2009 – Fonte: Il sole 24 ore
    Il governo pensa di aumentare gradualmente l’età pensionabile per le donne del pubblico impiego (da 60 a 65 anni), rispettando così la sentenza della Corte di giustizia europea sulla parificazione uomo-donna. Lo ha affermato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, al termine di una conferenza stampa a palazzo Chigi.

    «Ne abbiamo parlato questa mattina con il commissario europeo Spidla – ha detto Sacconi – e abbiamo ipotizzato e descritto una possibile gradualità». A Spidla, ha aggiunto il ministro, «abbiamo spiegato che apriamo una consultazione con le parti sociali per definire i modi in cui ottemperare alla sentenza della Corte di giustizia europea. E lo faremo in tempi molto brevi, assolutamente tali da evitare qualsiasi penalità per l’Italia. E Spidla – ha concluso Sacconi – ha detto che la Commissione, se operiamo nei tempi brevi promessi, ci assiste anche nel definire questa gradualità con le parti sociali».

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