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La burocrazia italiana è la malattia delle aziende o la linfa di alcune di queste?

Categoria : Intermediari assicurativi

In molti settori esistono dei vincoli per aprire un’ attività o per esercitare una professione. Se esistono dei vincoli c’è un organismo (Isvap, Consob, Banca d’Italia, Camera di commercio, etc)  che stabilisce norme, requisiti e altro ancora. Ma siamo sicuri che ottenuto il benestare si può operare? Probabilmente no.

Analizzando il settore di nostro interesse, quello assicurativo, l’intermediario deve essere un professionista iscritto all’albo (RUI). Per far ciò deve possedere dei requisiti di professionalità e onorabilità, superare un esame, stipulare la polizza r.c. professionale ed aggiornarsi annualmente. È finita qui? Probabilmente no.

Oltre quanto spiegato, come in tanti settori, esistono altri vincoli normativi, o meglio scrivere “burocratici“, non strettamente del settore stesso.

Bisogna rispettare altre norme che impongono altri adempimenti, a titolo di mero esempio quelle di antiriciclaggio, privacy, sicurezza nell’ambiente di lavoro, ed altro ancora che comportano giustamente e correttamente non solo le attività operative per il rispetto della norma stessa (rispettare i dati sensibili della clientela, segnalare casi di riciclaggio di denaro, etc), ma anche procedure e/o formalità che vanno adempiute al momento iniziale dell’esercizio dell’attività, i quali comportano sia una preparazione specifica della norma stessa, sia dei costi aggiuntivi economici (ad esempio operare con un c/c di gestione separata patrimoniale o con fideiussione bancaria diverso dal c/c dell’attività stessa), sia costi in termini di fattore tempo nel preparare dichiarazioni formali e test che comprovano la conoscenza della normativa.

La strada per rispettare la normativa di settore è quella di dedicare tempo per l’approfondimento delle tematiche, togliendolo alla produzione, oggetto principale dell’attività. Oppure ne esiste un’altra più facile ma più costosa, ottenere la consulenza di società specializzate la quale adempiono a tutte le formalità necessarie. Queste società pertanto ne traggono benefici dalla burocrazia. La consulenza viene effettuata da professionisti specializzati in quella materia, ma qual’ è il prezzo di questo servizio? A volte risulta oneroso.

Dato che esistono delle norme da rispettare, contemporaneamente sono previste sanzioni  pecuniarie e disciplinari, queste ultime vengono applicate a seguito di irregolarità riscontrate da incaricati che effettuano controlli per conto dell’organismo di vigilanza.

Le regole di ogni settore hanno la loro logica, in primo luogo spesso il loro fine è quello di una trasparenza verso la clientela. Quindi secondo il nostro parere possono essere solo un beneficio per il cliente per evitare i casi Cirio, Paramlat, etc.

Non mettendo in discussione le norme, e non volendo entrare in  merito se sia più conveniente il “fai da te” o utilizzare le società di consulenza, ci appare evidente porre una questione, perché tutte le incombenze burocratiche non vengono richieste al momento del rilascio di una licenza e/o un’iscrizione all’albo?

Cosi facendo gli intermediari oltre ad una preparazione tecnica necessaria per la produzione potrebbero avere sin dall’ inizio i requisiti e la conoscenza di tutte le norme che regolano l’ambito. Risolte le incombenze necessarie all’aperutura dell’attività possono dedicare il loro tempo all’oggetto della ragione sociale: la produzione.

Pertanto se occorre conoscere e dimostrarne la conoscenza attraverso dichiarazioni o corsi o test di norme parallele al settore stesso, non sarebbe più semplice se l’organismo stesso che rilascia il “benestare” per lavorare si occupasse di verificare tali requisiti?

Ecco infine che analizzando la situazione di oggi non vi è spiegazione univoca alla domanda “La burocrazia italiana è la malattia delle aziende o la linfa di alcune di queste?”, sicuramente non si può escludere nessuna delle due. Forse la soluzione sta proprio nell’utilizzo della logica.

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