Continiamo a parlare di previdenza complementare, dopo avere spiegato nei precedenti articoli le fasi di adesione e di contribuzione, spiegando brevemente, la terza fase ovvero l’accumulazione.

I contributi che vengono versati nel fondo vengono investiti tramite una gestione finanziaria. Questa è una fase molto importante in quanto i rendimenti della gestione influiscono nel montante finale ovvero nel valore del capitale che si accumulerà al momento della pensione. Quest’ultima quindi dipenderà dall’entità dei contributi versati e dai rendimenti ottenuti negli anni.

Esistono diversi tipi di gestione finanziaria, che tengono conto dei differenti profili rischio/rendimento, tra i più comuni vi sono:

  • Bilanciato (ha un profilo di rischio medio ed il patrimonio del fondo viene investito principalmente in titoli azionari ed obbligazionari italiani ed esteri);
  • Azionario (ha un profilo di rischio elevato ed il patrimonio viene investito principalmente in titoli azionari italiani ed esteri);
  • Obbligazionario (ha un basso profilo di rischio ed investe prevalentemente in titoli obbligazionari italiani ed esteri con un limite max del 10% del patrimonio del fondo investito in titoli azionari italiani ed esteri; può prevedere anche una garanzia del capitale e/o di rendimento minimo).

Considerando che questi investimenti hanno un orizzonte temporale abbastanza lungo, di circa 35-40 anni,  è opportuno considerare che un maggior rischio equivale anche ad un maggior rendimento, quindi  con una “discreta  propensione al rischio” la linea azionaria è quella che permette di accumulare maggiori rendimenti, mentre negli ultimi anni che precedono la pensione è opportuno limitare al max il rischio puntando a linee poco aggressive e quindi se possibile cambiare linea d’ investimento ad esempio una obbligazionaria.

Tutto ciò è di rilevante importanza in quanto secondo le stime della Ragioneria dello Stato i lavoratori attuali, specialmente quelli giovani, potranno raggiungere la soglia auspicata dell’80% nel tasso di sostituzione (cioè il rapporto tra pensione percepita e ultimo stipendio) solo ricorrendo alla previdenza complementare.

Come si può verificare l’andamento del proprio fondo? Basta consultare un qualsiasi quotidiano finanziario o dei siti internet a carattere finanziario e verificarlo… noi vi consigliamo morningstar.it o ilsole24ore.

E’ possibile quindi monitorare le performance del proprio fondo attraverso le classifiche offerte dai siti internet secondo diversi parametri, ad esempio confrontando i fondi secondo i rendimenti annuali (ma anche mensili, semestrali, etc) sia quelli aperti sia quelli chiusi.

Nella valutazione bisogna considerare però altri fattori. Il primo è il costo del fondo, a riguardo ci avvaliamo di una buona spigazione fornita dalla Covip….

Al fine di contribuire all’accrescimento della informazione e alla trasparenza delle condizioni contrattuali delle forme pensionistiche complementari sono di seguito pubblicati gli indicatori sintetici di costo (ISC) relativi ai fondi pensione negoziali, ai fondi pensione aperti e ai piani individuali pensionistici attuati mediante contratti di assicurazione sulla vita (PIP), quali riportati nelle Note informative utilizzate per la raccolta delle adesioni, depositate presso la COVIP.
L’indicatore sintetico dei costi, calcolato secondo una metodologia analoga per tutte le forme di previdenza complementare, consente di avere, in modo semplice e immediato, un’idea di quanto i costi complessivi praticati dalla forma pensionistica complementare incidono percentualmente ogni anno sulla posizione individuale. L’indicatore sintetico dei costi è calcolato per differenti periodi di partecipazione (2, 5, 10 e 35 anni) perché alcuni costi (costo di iscrizione, spesa annua in cifra fissa o in percentuale sui versamenti…) hanno un impatto che diminuisce nel tempo al crescere della posizione individuale maturata. L’indicatore sintetico dei costi è una stima calcolata facendo riferimento a un aderente-tipo che effettua un versamento contributivo annuo di 2.500 euro e ipotizzando un tasso di rendimento annuo del 4%. Per condizioni differenti rispetto a quelle considerate, ovvero nei casi in cui non si verifichino le ipotesi previste, l’indicatore ha una valenza meramente orientativa.
I fondi pensione aperti ed i PIP possono prevedere, per determinate situazioni (adesioni di lavoratori dipendenti su base collettiva, convenzioni con associazioni di lavoratori autonomi o liberi professionisti), delle agevolazioni finanziarie. Dette agevolazioni potrebbero dare luogo ad indicatori sintetici di costo più bassi rispetto a quelli suindicati (link).

Infine un altro fattore importante da considerare è il Benchmark, ovvero un parametro di confronto. Generalmente si utilizza il rendimento del TFR (consiste nella rivalutazione monetaria mediante l’ applicazione di un tasso composto che si compone a sua volta di due tassi: uno fisso nella misura del 1,5% e l’altro variabile e corrispondente allo 0,75% dell’aumento del indice istat). Per maggiori informazioni al TFR vi rimandiamo al sito wikipedia.