Previdenza complementare: buoni i rendimenti ma scarsa l’adesione, perchè?

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Dati alla mano la Previdenza Complementare non decolla. Quest’affermazione è condivisa sia dall’Ania in un’audizione del 25 febbraio 2010 del dott. Fabio Cerchiai e sia dall’organismo di vigilanza dei fondi pensione (Covip) in cui si è già lamentata più volte.

Secondo i dati emersi, al 31-12-2009, soltanto poco più di cinque milioni hanno aderito alla Previdenza Complementare, ovvero il 22% circa tra lavoratori dipendenti ed autonomi , con un aumento totale degli aderenti pari al 4,7% rispetto all’anno 2008. Guardando ai singoli tipi di fondi pensione notiamo  una lieve riduzione dello 0,1% nelle adesioni ai fondi pensione chiusi, ed un lieve aumento del 2,8% per i fondi pensione aperti, ma un singolare aumento nell’adesione ai PIP (nuovi) del 27,4%.

Ma quali sono i limiti o le problematiche della scarsa adesione a questo utile strumento che ci permetterà di interare la nostra futura pensione pubblica, insufficiente a garantirci lo stesso tenore di vita?

Secondo l’Ania i fattori principali della scarsa adesione dipendono dall’attuale disciplina, in particolare i punti in questione sono quattro:

  1. Reversibilità della scelte di conferimento del TFR maturando (cioè l’impossibilità del lavoratore di cambiare regime una volta effettuata la scelta di destinazione del TFR);
  2. Piena portabilità del contributo del datore di lavoro sin dalla scelta iniziale (Il contributo datoriale viene conferito dall’azienda se il lavoratore sceglie il fondo pensione collettivo);
  3. Possibilità per i fondi pensione negoziali di investire in gestioni assicurative di ramo I e V (I fondi pensione negoziali attualmente non possono essere investiti in polizze di assicurazione sulla vita con rendimenti minimi garantiti; Inoltre l’anomalia sta nel fatto che invece per i fondi pensione pre-esistenti tale possibilità è contemplata);
  4. Trattamento fiscale (il modello italiano ETT prevede un’esenzione sulle somme versate come contributi, e la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione e sulla prestazione cioè sulle somme erogate in futuro come pensione)

In merito alla prima questione l’ANIA chiede di trovare una soluzione alternativa ponendo dei limiti ma di poter sostanzialmente avere un ripensamento nelle scelte di conferimento del TFR lungo la vita lavorativa.

Sul secondo punto l’ANIA chiede la libera scelta da parte del lavoratore della destinazione del contributo datoriale, ciò permetterebbe una maggiore concorrenza tra i fondi pensione.

Sulla possibilità di estendere  anche per i fondi negoziali la possibilità di investire in polizze vita del ramo I/V (punto 3) appare evidente che l’interesse dell’ANIA è quello di aumentare l’utilizzo dei prodotti del settore assicurativo. L’ANIA però a dimostrazione della tesi confronta il rendimento lordo medio ottenuto dalle gestioni separate delle polizze ramo I/V nell’ultimo quinquennio che è pari al 4,3% contro quello dei titoli di stato (BTP a 10 anni) del 4,2% e del TFR pari al 2,9%, inoltre con la garanzia riconosciute nelle polizze vite di un rendimento minimo.

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Fonte Covip

Infine in merito alle problematiche legate al trattamento fiscale (punto 4) esiste una diversità nei confronti di altri paesi dell’UE in cui è previsto un modello EET cioè con esenzione di tasse non solo sui contributi ma anche sui rendimenti dei fondi.  Ciò consentirebbe di agevolare i fondi pensione rispetto agli investimenti alternativi come fondi comuni d’investimento o titoli di stato o etf. L’ANIA chiede di adottare il modello EET.

Noi abbiamo già affrontato la questione in passato nel nostro precedente articolo “la contribuzione nella previdenza complementare” del 27/10/2009 ponendo l’attenzione soprattutto sulla portabilità del contributo datoriale. Ci sembra piuttosto chiaro che a parità di condizioni il lavoratore sceglierebbe dove destinare i suoi contributi, quelli del datore di lavoro e il tfr sul fondo che ritiene più conveniente in termini di rischi/rendimento/costi. Sul primo e quarto punto siamo concordi con l’ANIA sulle attese di modifiche all’attuale disciplina che consentirebbero sia delle agevolazioni sia una maggiore adesione alla previdenza complementare.

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