Exchange Traded Fund (ETF)

Cari lettori, con questo articolo apriamo una nuova rubrica chiamata “Risparmio: confronti tra prodotti assicurativi e altri strumenti finanziari.

Lo scopo è quello di aiutarvi a conoscere le caratteristiche dei prodotti finanziari, facendo un confronto con quelli assicurativi del ramo vita in particolar modo con

quelli di natura finanziaria (unit, index linked). Prima di acquistare una polizza vita con l’obiettivo di investimento dei risparmi, è opportuno conoscerne le caratteristiche e gli strumenti alternativi disponibile nel mercato degli strumenti finanziari. 

Il motto del nostro blog è “Come orientarsi nel mondo delle assicurazioni senza perdere denaro“, quindi abbiamo pensato bene di coinvolgere un nuovo collaboratore del blog che ci spiegherà con i suoi articoli il mondo degli strumenti finanziari.   Premessa di Alessandro Tomasello

Con questo primo articolo parliamo di uno strumento finanziario poco conosciuto: gli ETF.

Cosa sono. Gli ETF sono Fondi (o SICAV) indicizzati quotati, e possono essere quindi acquistati come un’azione qualsiasi sulla Borsa Italiana e nelle principali borse europee e mondiali, con la possibilità di essere venduti anche allo scoperto.

Chi può investire in ETF e perchè. Gli ETF sono un efficiente e diversificato strumento di investimento, che può risultare interessante per tutte le categorie di investitori, compresi i piccoli risparmiatori, dal momento che il lotto minimo di negoziazione e’ pari ad una azione/quota di ETF. I costi di negoziazione applicati dagli intermediari sono gli stessi previsti per le azioni. Le numerose tipologie di ETF consentono di investire sia con un’ottica di breve (liquidità e titoli di Stato a breve scadenza) che di medio/lungo periodo (obbligazioni a media/lunga scadenza e azioni).

Politica d’investimento. A differenza dei Fondi Comuni d’Investimento, che hanno una politica d’investimento basata sulla gestione “attiva” (dove l’obiettivo e’ quello di battere il proprio benchmark, cioè un indice preso come riferimento), gli ETF sono caratterizzati da  una gestione “passiva”, che prevede appunto la replica passiva della composizione (e, di conseguenza, del rendimento) di un indice di mercato.  Se ad esempio si possiede un ETF che replica l’andamento della borsa di Londra e questa segna un +1.5%, l’ETF segnerà un rendimento quasi allineato a questo 1,5%. Gli ETF consentono di investire, replicandone gli indici, su un vasto ventaglio di indici azionari (come il FTSE Mibtel o il Nasdaq), geografici (es. l’area Euro o i mercati asiatici emergenti), obbligazionari (titoli di Stato e obbligazioni societarie) e settoriali (es. settore farmaceutico, telecomunicazioni, assicurativo).

Diversificazione. L’ampia offerta di ETF presente oggi sui mercati consente di investire nella maggior parte dei mercati mondiali a un rischio più contenuto rispetto agli investimenti in singoli titoli: acquistando un solo ETF che replica l’andamento della Borsa Italiana si prenderà posizione contemporaneamente su l’intero portafoglio titoli componente l’indice di riferimento (es. Generali, ENI, Unicredit), diversificando automaticamente il proprio investimento a costi molto più contenuti di quelli che si dovrebbero sostenere acquistando  gli stessi titoli singolarmente oppure attraverso un Fondo Comune d’Investimento.

Costi. Ogni ETF è applica sulla somma investita delle commissioni annue quasi sempre al di sotto dell’1%, in genere tra lo 0.2 e lo 0.6%. Gli ETF vengono quotati ad un prezzo che e’ già al netto di tali commissioni. A differenza di quanto accade con molti Fondi comuni d’investimento, non sono previste commissioni di “entrata”, “uscita” e di “performance”. Gli ETF hanno costi inferiori rispetto ai Fondi perchè, avendo una gestione passiva, devono semplicemente investire replicando l’indice di riferimento, non necessitando quindi delle costose risorse che intervengono nella costruzione e gestione del portafoglio di un Fondo Comune.

Dividendi. Gli ETF, a seconda della classe di appartenenza, prevedono la distribuzione (cioè l’accredito) o l’accumulazione (cioè il reinvestimento all’interno dello stesso indice) dei dividendi “staccati” dalle azioni sottostanti a beneficio degli investitori.

Liquidità.  La liquidità di un titolo riguarda l’attitudine dello stesso di essere rapidamente ed economicamente e acquistato o venduto. La liquidità degli ETF è garantita da diversi intermediari che operano nei mercati finanziari per favorire le transazioni.

Rischi. Gli ETF non sono esposti al rischio emittente neppure nel caso in cui le società di gestione che li emettono o lo amministrano vadano in bancarotta. Questo perché, essendo gli ETF quotati su Borsa Italiana Fondi Comuni oppure SICAV hanno un patrimonio separato rispetto a quello delle società menzionate.

Gli ETF sono esposti al rischio che i titoli sottostanti in cui è investito il proprio patrimonio perdano il proprio valore, parzialmente o totalmente

Gli ETF possono essere quotati in divise diverse dall’euro, per cui, se si vuole evitare anche l’esposizione al rischio cambio, è importante assicurarsi, consultandone la quotazione e la scheda prodotto, che si sta investendo in un ETF negoziato nella propria valuta.

Trattamento fiscale. Gli ETF hanno un trattamento fiscale molto simile alle azioni. La tassazione delle plusvalenze finanziarie, così come quella dei dividendi, è quindi al 12.5%  (la tassazione degli ETF ha tuttavia un funzionamento leggermente diverso, che merita di essere approfondito a parte).

Se l’investitore ha optato per una tassazione sotto il regime fiscale del “risparmio amministrato”, nessuna plusvalenza necessita di essere riportata in sede di dichiarazione dei redditi.

Per un elenco completo degli ETF quotati a Piazza Affari, suddivisi per tipologia di investimento,  e per informazioni sui singoli ETF e’ possibile consultare l’apposita sezione del sito di Borsa Italiana.

Nel prossimo articolo analizzeremo i Fondi Comuni di Investimento, dopo averne fatto brevemente cenno in questo.

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