Fondi Comuni di Investimento aperti

Il Regolamento del Ministero del Tesoro n. 228/99, distingue tra Fondi Comuni di Investimento chiusi e aperti:

  • Fondi Chiusi. L’investimento e Il rimborso delle quote sottoscritte è previsto solo in periodi prefissati. L’ammontare minimo dell’investimento è piuttosto elevato.
  • Fondi Aperti. Permettono investire nel (e disinvestire dal) fondo in qualsiasi momento, con un taglio minimo di sottoscrizione solitamente contenuto.

In questo articolo ci occuperemo dei Fondi Comuni di Investimento di diritto italiano aperti armonizzati UE (ci occuperemo dei fondi non armonizzati UE in un’altra occasione): si tratta di fondi sottoposti alle  direttive comunitarie n. 611/85 e 220/88 recepite nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo n. 83/92).

Cosa sono.  I Fondi Comuni di Investimento (FCI) sono degli strumenti finanziari appartenenti alla categoria degli Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR). I FCI consentono di investire in un fondo creato da una Società di Gestione del Risparmio (SGR) e gestito da un professionista (portfolio manager) che investe le somme che tutti gli investitori hanno versato nel fondo (il cosiddetto “patrimonio indiviso” del fondo stesso) in azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari (oppure in una combinazione di questi) a seconda della tipologia di fondo (monetario, obbligazionario, azionario, bilanciato, flessibile).

I FCI possono essere acquistati sia in prima persona (attraverso un conto di trading on line) che attraverso un intermediario finanziario. I costi di negoziazione sono gli stessi previsti per le azioni. E’ possibile controllare la performance dei FCI nell’apposita sezione del sito di Borsa Italiana (http://www.borsaitaliana.it/bitApp/fondi/fondi-comuni/search.bit)

Chi può investire in FCI e perché. Poiché ciascuna categoria di FCI  investe in un ampio ventaglio di titoli e la somma minima richiesta parte spesso da poche centinaia di euro, questi sono adatti a tutti i risparmiatori che non hanno le competenze, il tempo o la voglia di investire in prima persona i propri capitali.

Politica d’investimento. I FCI (a differenza degli ETF) sono caratterizzati da una politica d’investimento cosiddetta “attiva”: il portfolio manager ha quindi come obiettivo quello di battere (o almeno replicare) il benchmark che ogni fondo si prefissa. Il benchmark è un indice (azionario, obbligazionario, settoriale e così via) preso come riferimento per comparare la performance di un fondo con quella di un certo mercato. A titolo esemplificativo, un FCI Azionario Italia ha l’obiettivo di registrare un rendimento superiore, o quantomeno in linea, con l’indice FTSE Mibtel (il principale indice azionario della borsa italiana).

Diversificazione. I FCI consentono di investire in un portafoglio titoli diversificato, riducendo notevolmente il rischio a cui si è invece esposti quando si investe in uno o pochi singoli titoli. Chi ad esempio acquistò azioni o obbligazioni della defunta Lehman Brothers ha praticamente perso l’intera somma investita (anche se ha avuto la possibilità di recuperare qualcosa dalla liquidazione fallimentare). Acquistando invece una quota di un FCI si investe contemporaneamente in centinaia di titoli, per cui, anche se nel fondo ci fossero titoli di una Lehman Brothers, la perdita sarebbe parziale e limitata: il portfolio manager  è infatti obbligato (per legge) a non investire più del 10% del fondo nello stesso emittente, in altri fondi, strumenti derivati o titoli non quotati in mercati regolamentati.

Costi. I FCI addebitano sulla somma investita delle commissioni di gestione che servono a remunerare la SGR e la sua rete vendita (promotori finanziari). L’ammontare delle commissioni di gestione, a seconda della tipologia di fondo,  può variare da un minimo di 0.2 a un massimo di 3.5% annuo circa. Alcuni FCI addebitano delle “commissioni d’ingresso” (quando si acquistano per la prima volta quote del fondo), “di uscita” (da pagare quando si disinveste dal fondo), “della banca depositaria” (l’importante ruolo della banca depositaria verrà illustrato nella sezione Rischi) e “d’incentivo” (se il fondo registra una performance superiore al proprio benchmark).

Tutte le commissioni che gravano su un FCI possono essere raccolte in un unico indicatore sintetico, il Total Expense Ratio (TER). Il TER medio dei fondi comuni azionari venduti in Italia è circa l’1.89%, mentre quello degli ETF azionari si aggira attorno allo 0,48%. Il TER medio dei fondi comuni obbligazionari è pari circa all’1.24%, mentre gli ETF della stessa categoria presentano un TER medio pari a 0,18%.

(Fonte:Mornistar:(http://www.morningstar.it/it/news/article.aspx?articleid=87709&categoryid=56&refsource=newsletter&lang=it-IT)  

Dividendi e altre plusvalenze finanziarie. A seconda delle modalità di trattamento delle plusvalenze generate i FCI possono essere distinti in due categorie:

  • Fondi a distribuzione dei proventi. Le plusvalenze generate dal fondo vengono distribuite (totalmente o parzialmente) ai risparmiatori sotto forma di “cedola” semestrale o annuale
  • Fondi ad accumulazione dei proventi. Le eventuali plusvalenze realizzate vengono reinvestite all’interno del fondo

Liquidità. Nel caso si voglia disinvestire da un FCI si riceverà l’accredito della valore corrente dell’investimento (somma investita – commissoni +/- rendimento) sul proprio conto corrente in pochi giorni.

Rischi. Poiché la SGR che gestisce il FCI ha un patrimonio separato rispetto a quello del fondo stesso, nel caso in cui andasse in bancarotta gli investitori riceverebbero una somma equivalente alla propria quota di investimento nel fondo.

Importante è poi il ruolo della banca depositaria (la cui presenza è obbligatoria per legge) che ha il compito di custodire il patrimonio del fondo e di verificare la legittimità delle operazioni disposte dalla SGR. Se ad esempio si acquistano quote un FCI monetario (adatto a risparmiatori con una forte avversione al rischio e/o con un’ottica di investimento di breve periodo), che ha come scopo principale conservazione del capitale dell’investitore, il proprio denaro verrà investito in strumenti finanziari molto liquidi e poco rischiosi (come pronti contro termine o titoli di Stato con scadenza inferiore a un anno), la banca depositaria ha il compito di controllare che il portfolio manager non investa in attività più “rischiose” (come le azioni), adatte invece a risparmiatori con una maggiore propensione al rischio e/o un orizzonte temporale medio/lungo periodo.

Il valore di ogni FCI può crescere o diminuire (totalmente o parzialmente) a seconda delle performance dei singoli titoli in cui il fondo ha investito

Alcuni FCI espongono l’investitore anche al rischio cambio, avendo una valuta di riferimento diversa dall’Euro.

Tassazione. Le plusvalenze finanziarie generate dai FCI sono tassate al 12,5%.

Nel prossimo articolo ci occuperemo di uno strumento finanziario che consente di investire in materie prime (come il petrolio e l’oro): gli ETC (Exchange Traded Commodities).

2 commenti su “Fondi Comuni di Investimento aperti

  1. ciao Giuseppe Bianco,
    Vorrei chiederti come può un investitore scegliere una sgr piuttosto che un’ altra, o un fondo rispetto ad un altro.
    E ancora come un “ignorante” di fondi può trovare un equilibrio individuale tra livello di rendimento e rischio?

  2. La scelta, a parita’ di tipologia di fondo, dipende dal TER e dalle perfomance (tutti dati consultabili su mornigstar.it).

    “E ancora come un “ignorante” di fondi può trovare un equilibrio individuale tra livello di rendimento e rischio?”

    La definizione del proprio profilo di rischio varia da soggetto a soggetto, in base al reddito, al patrimonio, alle spese correnti e agli eventuali carichi familiari. Il proproprio equilibrio tra rischio e rendimento varia da soggetto a soggetto e non si puo’ assolutamente generalizzare

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.