Risarcimento diretto, una pentola senza coperchio?

In questo blog si è già parlato di Risarcimento Diretto, cos’è, quando si applica, attraverso un’utile FAQ.

Ora vorrei approfondire la questione degli interessi coinvolti nel mutamento del sistema RCAuto avvenuto con l’introduzione del Risarcimento Diretto, nel gennaio 2007.

Per addentrarsi nella materia, è’ indispensabile comprendere che la maggior parte dei sinistri stradali avviene fra due veicoli e comporta lesioni lievi, ossia esattamente i sinistri sui quali incide l’introduzione della procedura di Risarcimento Diretto.

Uno studio compiuto dall’Associazione Medico-Giuridica Melchiorre Gioia, condotto sull’analisi di 100.000 perizie mediche effettuate su danneggiati da incidenti stradali tra il 2003 e il 2007 ha evidenziato come addirittura nel 97.3% dei casi le lesioni delle persone coinvolte fossero valutate in termini di postumi permanenti tra 0 e 9 punti di invalidità. Ossia lesioni micropermanenti, sulle quali si applica la procedura di Risarcimento Diretto (Sole24ore – Sanità – 20.5.2008, n. 20).

Vi è da aggiungere che da anni l’ANIA lamentava la crescita eccessiva del costo dei sinistri.

Anche se ufficialmente si sostiene che il Risarcimento Diretto è stato introdotto per indurre concorrenza nel mercato, attraverso la competitività basata sull’efficienza nell’erogazione dei risarcimenti, a mio parere in verità si è mirato a una riduzione dei costi attraverso la diminuzione massiva della conflittualità.

Il messaggio lanciato è che non più una Compagnia di Assicurazioni sconosciuta, ma la nostra deve risarcirci; il nostro agente, il nostro consulente telefonico, ci guideranno ad ottenere in tempi brevi il ristoro dei danni ingiustamente subiti. L’Ufficio Liquidazione Sinistri cambia il nome nel più rassicurante “Servizio Clienti; la parola “controparte” viene espulsa dal vocabolario dell’RC Auto.

L’avvocato non serve più, perchè il danneggiato è tra “amici”.

Sempre in chiave di riduzione della conflittualità si deve leggere anche l’introduzione di balzelli normativi, nel nuovo Codice delle Assicurazioni, che impongono la soddisfazione di una serie di condizioni nuove per poter far causa alle Compagnie di Assicurazioni.

Frenare le citazioni, estromettere gli avvocati, questo volevano le Compagnie di Assicurazioni e questo, di fatto, è il risultato cui concorre l’introduzione del Risarcimento Diretto.

Da qui lo spostamento del punto di riferimento per il danneggiato, che non è più il legale, ma l’agente, con tutte le limitazioni in termini di competenze e di poteri che ne conseguono.

Mi sembra doveroso, a questo punto, chiedersi su chi pesa la riduzione della conflittualità: su chi deve pagare e conosce il valore dei danni, o su chi deve essere risarcito e quel valore non lo conosce?

Nel 2007 l’ANIA, con l’appoggio – a mio avviso inopportuno – delle maggiori Associazioni dei Consumatori, sbandierava su ogni media che il Risarcimento Diretto avrebbe comportato più velocità nei risarcimenti, e costi inferiori dei premi. Poi, siccome le tariffe RC AUTO sono il prodotto di calcoli complessi, e siccome lo stratagemma dell’introduzione del Risarcimento Diretto è nato male, i premi non sono scesi. Anzi continuano a salire di gran lena.

La verità è che quando il Governo scrive le norme velocemente (e a sorpresa) per saltare ogni discussione, i problemi, piuttosto che diminuire, aumentano.

La Legge Delega che attribuiva al Governo il potere di emanare norme per il “riordino” della materia, non prevedeva la possibilità di stravolgere l’assetto normativo trentennale dell’RC Auto con un paio di articoli, male organizzati, del Codice delle Assicurazioni.

Né la Normativa Comunitaria ammette che si privi il danneggiato del diritto ad agire contro il responsabile civile dei danni e contro la sua Assicurazione.

Quindi la Corte Costituzionale ha dovuto “rendere facoltativo” il Risarcimento Diretto, per salvare un sistema incoerente e contrario a Costituzione e Normativa Comunitaria.

La facoltatività del Risarcimento Diretto, affermata dalla sentenza n.180/09 della Consulta, ha creato una grande confusione: i danneggiati citano in giudizio la Compagnia del responsabile; in giudizio arriva la Compagnia del danneggiato, che pur detestando questo amaro ruolo di “controparte”, chiede che venga estromessa la compagnia del responsabile, secondo i dettami della procedura di Risarcimento Diretto. Tutto questo fa salire i costi processuali e i tempi, con buona pace di chi prometteva rapidità e abbassamento dei costi.

Ora trapelano voci circa il prossimo inserimento di una norma che riaffermi l’obbligatorietà della procedura di Risarcimento Diretto, per superare la pronuncia della Corte Costituzionale. Sono di oggi le prese di posizione dell’Antitrust e dell’ANIA sulla diramazione dei nuovi dati circa gli aumenti 2010 dei premi dell’RCAuto, che puntano il dito la prima contro il mancato pieno raggiungimento dei vantaggi che dovevano conseguire all’applicazione del Risarcimento Diretto, invocando correttivi legislativi; la seconda contro “gli errati interventi legislativi” che fanno crescere il costo dei sinistri (fonte: Corriere della Sera 18.5.2010).

Riuscirà il legislatore a mettere il giusto coperchio sulla sua pentola?

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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