Investito sulle strisce e l’assicurazione non paga? E’ possibile.

Spesso capita di leggere articoli di cronaca, o di vedere servizi telegiornalistici, che denunciano pirati della strada che investono pedoni e ciclisti sulle strisce, sovente purtroppo con esiti gravi, quando non fatali.

L’effetto che generano questo tipo di notizie è di solito quello di frustrazione nei confronti dei rischi legati all’aumento del traffico di autoveicoli e motoveicoli, un traffico sempre meno governabile e sostenibile.

Pochi sanno, tuttavia, che, al di là dei casi più eclatanti (che raggiungono le pagine dei giornali perchè vi sono gravi negligenze del conducente del veicolo investitore, come la guida in stato di ebbrezza e l’alta velocità), ve ne sono tanti altri in cui gli incidenti contro pedoni o biciclette sulle strisce non implicano una totale responsabilità di chi guida il veicolo a motore.

Sembra paradossale, ma in verità vi sono diverse ipotesi in cui anche il pedone sulle strisce, o il ciclista, sono giudicati corresponsabili dell’incidente, e non certo arbitrariamente, ma in base a precise norme del Codice Civile e del Codice della Strada.

La principale conseguenza che porta la corresponsabilità in caso di incidenti che coinvolgono pedoni o biciclette è la riduzione in percentuale del risarcimento del danno, che la Compagnia di Assicurazione del veicolo coinvolto riconoscerà al pedone o ciclista.

Spesso, in simili casi, le Compagnie di Assicurazione, verificata la presenza di elementi a discolpa del veicolo loro assicurato, inviano addirittura una lettera di diniego del risarcimento al malcapitato pedone o ciclista, il quale piomba nello studio dell’avvocato gridando allo scandalo.

Per la verità è quasi impossibile che il comportamento tenuto dal pedone o dal ciclista sulle strisce pedonali sia tale da escludere totalmente la responsabilità del conducente del veicolo investitore, ma bisogna distinguere tra le diverse ipotesi.

Vediamo quali sono i casi più ricorrenti:

a) il pedone che sbuca di corsa sulle strisce

b) il pedone che cambia improvvisamente direzione e torna indietro sulle strisce.

E’ da precisare che in questi casi, perchè ricorra il concorso di colpa del pedone, è necessario che il conducente provi di aver fatto il possibile per evitare di investire il pedone. Allora ricorrerebbe l’ipotesi prevista dall’art. 2054 c.c., 1° comma, che esclude l’obbligo di risarcire il danno.

Altra ipotesi:

c) il ciclista passa sulle strisce pedonali in sella alla bicicletta.

Con questa condotta il ciclista compie una violazione del Codice della Strada, per il quale le biciclette non portate a mano sono veicoli a tutti gli effetti. In pratica una bici che passa sulle strisce con il conducente in sella è un veicolo che si immette in carreggiata, con il conseguente obbligo di precedenza nei confronti di tutti gli altri veicoli sopravvenienti.

La violazione commessa dal ciclista che passa in sella sulle strisce andrà computata nel giudizio complessivo della responsabilità e difficilmente non porterà a un concorso di colpa, potenzialmente anche prevalente, se l’autovettura andava a velocità moderata e costante.

Mentre nei primi due casi la Compagnia di Assicurazione del conducente del veicolo investitore ha comunque argomentazioni deboli, poiché deve fornire la prova che il conducente del veicolo assicurato ha fatto il possibile per evitare il danno, nel caso del ciclista il concorso scaturisce automaticamente dalla violazione di una norma del Codice della Strada, ed è quindi naturale che la Compagnia di Assicurazione non riconosca il danno al 100%.

Ritengo che la maggior parte dei ciclisti credano legittimo il passaggio sulle strisce pedonali in sella alla bici. Questo spiegherebbe perché tale comportamento sia così diffuso, seppur estremamente imprudente, soprattutto, ma non solo, dal punto di vista assicurativo.

 

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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