Il broker di assicurazioni vero consulente?

La distribuzione assicurativa in Italia si articola su soggetti di diversa natura, fra cui spiccano gli agenti e i broker di assicurazione. In questo articolo non considero, perché estranei all’oggetto trattato, le figure delle banche e degli altri intermediari finanziari, dei collaboratori e dei promotori finanziari e dei cosiddetti produttori diretti (rispettivamente iscritti nelle sezioni D, E e C del R.U.I.).

La differenza fra gli agenti e i broker, almeno in linea teorica, consiste nel fatto che i primi agiscono su incarico di una o più imprese di assicurazione con il compito di promuovere nel loro interesse dei prodotti assicurativi, mentre i secondi agiscono su incarico dei propri clienti, senza vincoli di sorta con le imprese, per la ricerca sul mercato delle coperture assicurative più adatte. Di fatto il lavoro del broker si concretizza mediante accordi con le imprese, direttamente o per il tramite dei loro agenti, che mirano a regolare da un lato il trattamento provvigionale e dall’altro gli aspetti amministrativi dell’incasso e della rimessa dei premi.

Ad una lettura superficiale sembrerebbe che il broker agisca in totale assenza di conflitto di interesse, ossia ad esclusivo beneficio dei propri assicurati. Purtroppo, come accennato poco sopra, il fatto che il compenso sia percepito da parte delle imprese e non da parte del cliente, rende il lavoro del broker non estraneo a possibili cointerresenze con le compagnie o comunque possibile  il piazzamento dei  rischi dei propri clienti dove ha una remunerazione maggiore e non dove ci sia una maggiore convenienza.

Una soluzione a questa mancanza di trasparenza, che non aggraverebbe i costi a carico degli assicurati ma probabilmente li ridurrebbe, potrebbe essere quella di fatturare commissioni direttamente ai clienti e contestualmente rinunciare alle provvigioni percepite dalle compagnie.

In realtà già oggi è il cliente, seppur indirettamente, a pagare l’intermediario, in quanto il premio di assicurazione è comprensivo del costo della distribuzione.

Questo sistema di remunerazione è già in uso in altri paesi e porta a benefici notevoli: da un lato il rapporto fra impresa e broker si configura in modo più professionale, in quanto il secondo non ha ragione di privilegiare una compagnia rispetto ad un’altra se non perché migliore sotto il profilo della solidità, delle garanzie offerte, della tempestività nell’indennizzo e ovviamente nella convenienza dei premi. Dall’altro lato il cliente potrebbe concordare una parcella direttamente col broker anche in funzione del servizio realmente reso. Gli verrebbe restituito così un certo potere contrattuale.

Un commento su “Il broker di assicurazioni vero consulente?”

  1. Di fatto un broker per ottenere il compenso per il servizio svolto, dato che non viene chiesto al cliente, stipula accordi distributivi con le compagnie assicurative, con un contratto che non dista di molto da quello di un’agente, pertanto riceve la provvigione dalla compagnia assicurativa per cui ha venduto una polizza. Ciò identifica una forma di agente che lavora in pluri-mandato, niente di più, con l’unica differenza che l’agente con un rapporto di mandato ha il compito di promuovere i prodotti di un’ impresa e pertanto il conflitto di interessi è dichiarato, quello di un broker no!!!

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