Abolire l’R.c.auto, una follia!

Il presidente Carlo Rienzi della Codacons ha proposto di abolire l’obbligatorietà dell’r.c.auto, come si legge nell’aticolo del loro sito internet, –

L’unica soluzione è varare una legge che elimini in Italia l’obbligatorietà dell’rc auto. E’ inaccettabile che, mentre gli automobilisti hanno l’obbligo di assicurare la propria autovettura, le imprese assicuratrici non abbiano alcun vincolo e possano fissare le tariffe che vogliono, approfittando della condizione di schiavitù in cui versano gli utenti.

Ciò che viene affermato è un’idea priva di fondamento, di analisi e soprattutto di memoria storica. In questo articolo ricordiamo che l’assicurazione obbligatoria r.c. autoveicoli e natanti fu istituita con legge n. 990 nel 24 dicembre 1969 con il fine di garantire il risarcimento dei danni verificatosi a seguito dei sinistri provocati da autoveicoli e natanti. Seppur il legslatore aveva scelto la formula di un contratto tra un’impresa assicurativa e il proprietario del veicolo, lo Stato ebbe il potere di determinare le condizioni generali di polizza e soprattutto il prezzo stabilito da un organo tecnico (il CIP, comitato interministeriale dei prezzi ). Pertanto l’autonomia contrattuale tra le parti era fortemente limitata, in cui l’unica scelta del contraente era sul massimale (superiore al minimo stabilito per legge) e su eventuali garanzie accessorie.

La soppressione delle tariffe ministeriali avvenne il 1 luglio 1994 sia per un processo di armonizzazione ed integrazione europea col fine di non ostacolare la libera concorrenza tra le imprese, sia perchè le imprese che esercitavano il ramo R.C. auto conseguivano risultati tecnici negativi. Come mostra il seguente grafico.

Sul premio fissato dal CIP intervenivano non solo fattori tecnici ( frequenza dei sinistri ed il relativo costo medio pagato e riservato), ma anche circostanze esterne all’impresa, quali la politica deflazionistica. Una tariffa equilibrata avrebbe dovuto consentire ai premi di coprire tutti i costi di gestione. Al contrario, il risultato del rendiconto dei costi e dei ricavi del ramo per il totale mercato è stato negativo in tutto il periodo 1990-1994. Le perdite tecniche furono essenzialmente attribuibili a sinistralità, incidenza delle spese,     riduzione dei proventi finanziari. E’ facile vedere, dalla tabella, che per ogni 100 di premio incassato dall’impresa le uscite erano mediamente superiori a 90 per rimborsare i sinistri e superiori a 20 per le spese aziendali, pertanto le uscite erano maggiori delle entrate.

Anni Sinistri/premi Spese/premi
1990 98,30% 21,80%
1991 96,00% 21,40%
1992 93,30% 21,00%
1993 94,10% 20,40%
1994 94,50% 20,40%

I primi anni novanta portarono ben 6 liquidazioni coatte amministrative di imprese operanti nel ramo R.C. auto, con la conseguenza della perdita di numerosi posti di lavoro, problemi di indennizzo da parte di tali imprese.

La liberalizzazione tariffaria ha sicuramente portato ad un aumento dei prezzi, o a meccanismi di elusione del’obbligo a contrarre da parte delle imprese assicurative, ma ha evitato sicuramente le situazioni di crisi create negli anni ’90. Allora la via d’uscita non è abolire l’obbligatorietà dell’r.c.auto (che è uno strumento di sicurezza sociale) ma favorire attraverso meccanismi correttivi di politica economica la concorrenza nel settore, che ancora oggi paga un elevatissimo livelo di concentrazione.

Abolire l’r.c.auto significa eliminare una garanzia sociale, come mostra l’immagine non allegra dell’articolo, bisogna riflettere sul fatto che a seguito di danni all’autovettura, a cose, a persone l’impresa assicurativa ha i capitali necessari per risarcire il danno. Abolire l’r.c.auto significa chiedere il risarcimento a chi ha la responsabilità del danno, immaginate di avere ad esempio un incidente con una persona senza reddito o proprietà non disposta a risarcire, o ancora di trovarsi di fronte una persona non del tutto pacifica. Riflettiamo!!!

Un commento su “Abolire l’R.c.auto, una follia!

  1. Sulle prime viene da pensare che invitare a riflettere sull’abolizione dell RCAuto sia superfluo.
    IN realtà anche ciò che dovrebbe essere assodato forse deve essere ribadito.

    Come si può pensare di richiedere, anche solo per provocazione, l’abolizione di una legge che rappresenta una conquista sociale, una garanzia per tutti gli utenti della strada (per i pedoni ancor di più che per gli automobilisti/motociclisti!), e come si può pensare di farlo dal portale di un associazione di consumatori?

    Duole dover prendere atto che nel gioco delle parti alla voce delle grandi compagnie assicurative, alla voce dell’associazione di categoria (ANIA), si contrappongano per lo più slogan banali o, come in questo caso, proposte sguaiate che contrastano con l’interesse dei consumatori, benche provengano da chi dovrebbe difenderli.

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