Meglio i fondi pensione o le polizze unit linked?

In Italia oltre alla pensione tradizionale c’è la possibilità di contrarre pensioni facoltative, dette fondi pensione. Visto la crescente difficoltà di pagare le pensioni da parte dello Stato è conveniente da parte di chiunque di aprirsi una pensione alternativa.

Attualmente in Italia il sistema pensionistico è suddiviso in tre pilastri:

1.    primo pilastro pubblico – obbligatorio

2.    secondo pilastro privato – volontario collettivo

3.    terzo pilastro privato – volontario individuale

Il fondo pensione di cui parleremo è quello relativo al terzo pilastro, che  può essere aperto da tutti, quindi anche da studenti e casalinghe ed è a tal punto un ottimo investimento per il futuro, teso soprattutto per tutti coloro che iniziano a pagare i contributi per la pensione un po’ in la con gli anni.

I fondi pensione funzionano più o meno come una polizza assicurativa, ad esempio una polizza assicurativa sulla vita, e dovrebbero garantire, al momento dell’età del pensionamento, un’entrata aggiuntiva rispetto alla pensione obbligatoria, o anche l’unica nel caso non si abbia diritto alla pensione stessa.

Si diceva che i fondi pensione funzionano come una normale polizza sulla vita, con l’unica differenza che i fondi stessi versati alle società di gestione, vengono dalle stesse reinvestiti e quindi fatti “fruttare”. Proprio per questo motivo quando si parla di fondi pensione ci si riferisce anche all’argomento “rendimenti dei fondi pensione”.

Il rendimento del fondo pensione è rappresentato quindi da quanto guadagnano gli investimenti in cui i gestori hanno creduto. Quindi l’unica differenza tra un fondo pensione e una polizza assicurativa sulla vita, ad oggi è solo lo scarso incentivo fiscale a cui i fondi pensione hanno ancora diritto.

Il fatto che i fondi pensione collettivi debbano investire in determinati asset e con percentuali ben definite, fanno però si che i rendimenti di questi ultimi siano veramente molto bassi. Basti sfogliare i quotidiani finanziari e guardare le tabelle dei rendimenti dei fondi pensioni per capire che qualcosa non funziona.

Per la maggior parte di questi strumenti si parla di correlazioni con titoli di stato o indici azionari, e visto che le obbligazioni negli ultimi anni non sono riusciti a battere l’inflazione reale, mentre chi ha investito in azioni a novembre del duemila oggi si ritrova, dopo dieci anni, con il cinquanta percento di perdita, è facile capire che i tradizionali fondi pensione del secondo pilastro non hanno possibilità di creare rendimenti.

La maggior parte dei fondi pensione collettivi, se non tutti,  non garantiscono nemmeno il capitale a scadenza e questo è un altro punto di negatività di questi strumenti. Quindi non c’è da stupirsi se i fondi pensione collettivi in una nazione come l’Italia rappresentino soltanto poco più del tre percento del PIL, mentre in nazioni finanziariamente più avanzate superano di gran misura il centodieci percento del PIL.

In questi Stati i fondi pensioni sono anche visti come veicoli per lo sviluppo economico e culturale del paese, essendo strumenti interessanti ad investire nel lungo termine.

Oltre al fatto che un fondo pensione collettivo è di natura facoltativa rispetto alla pensione tradizionale (che ricordiamo invece che è di carattere obbligatorio per tutti i lavoratori), l’altra differenza principale consiste nella forma di investimento che viene applicata al denaro versato alla compagnia che si occupa di fondi pensione, un investimento questo, che dovrebbe rendere il vostro “gruzzolo per la vecchiaia” più consistente economicamente, anche superiore alle aspettative iniziali.

Purtroppo questo non avviene, ed è per questo che stanno nascendo sempre di più polizze vita (in Italia, mentre esistono da anni nei paesi con una maggiore diffusione dei fondi pensione individuali) con durate di 15/20 anni e in certi casi anche superiori, che investono direttamente nell’economia reale della nazione e che consentono rendimenti molto, ma molto interessanti.

Molti ritengono che queste polizze siano molto costose, e questo è vero se si utilizzano per investimenti di breve-medio periodo, compresi tra i tre e i sette anni, ma se si utilizzano per investimenti di periodi oltre i dieci anni, sono sicuramente meno costose dei fondi pensione collettivi.

C’è anche chi pensa che queste polizze possano utilizzare dei sottostanti poco remunerativi e poco sicuri, e anche questo è vero, ma se si cerca un po’ o si ha un buon consulente, esistono ottime polizze con costi molto ridotti nel lungo periodo e con investimenti sottostanti sicuri e che garantiscono eccellenti rendimenti.

La maggior libertà di gestione da parte delle polizze vita, fanno si di poter creare strumenti con capitale garantito alla scadenza, che mediamente è di quindici anni, e un più elevato rendimento finanziario.

3 commenti su “Meglio i fondi pensione o le polizze unit linked?

  1. C’è ancora qualcuno che considera le polizze vita una forma d’investimento? Meglio fare una polizza per il solo rischio vita e un piano di accumulo o un semplice conto arancio per il resto.

  2. Il conto arancio ha delle caratteristiche di rendimento/rischio/costi/tassazione diverse da una polizza vita, bisogna capire le esigenze individuali e le priorità di quelle 4 variabili per poter esprimere un giudizio di confronto di “prodotto migliore”, anche se è più corretto parlare di “prodotto che soddisfa maggiormente le esigenze”.

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