Le proposte sul tavolo per diminuire i premi R.C. Auto

Nei giorni delle festività si è tornato a parlare degli aumenti inesorabili dei premi RC Auto, che in Italia, ormai lo sanno tutti gli assicurati, sono di gran lunga maggiori che negli altri paesi UE.

I numeri uno dell’ANIA, Cerchiai, e dell’ISVAP, Giannini, hanno incontrato nei primi giorni dell’anno nuovo il Ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, per discutere delle misure da adottare per raggiungere l’eterno obiettivo di abbassare i costi al cittadino dell’assicurazione obbligatoria dei veicoli.

I media hanno sintetizzato l’incontro essenzialmente su questi due punti: primo, l’ISVAP ritiene si possano abbassare i costi del 15-18%; secondo, per farlo bisogna contrastare le frodi, mediante la creazione di un’Agenzia Antifrode a coordinamento nazionale.

Ora, indubbiamente le frodi vanno contrastate, ma altrettanto indubbiamente è necessario passare da investimenti che rafforzino i comparti liquidativi delle compagnie. Questa non sembra una direzione gradita alle Imprese, ma il punto sarà meglio chiarito dall’indagine dell’Antitrust in corso da mesi, di cui ancora non si conoscono gli esiti.

Se però andiamo oltre le semplificazioni dei media, le proposte e le osservazioni finite sul tavolo del Ministro Romani sono state le più svariate. Vediamo di passarle in rassegna.

L’ANIA ha come di consueto insistito sull’eccessivo costo dei sinistri. L’ultima proposta lanciata è quella di una franchigia del 3% sulle micropermanenti. L’ISVAP non concorda. Tanto per capire lo spirito con cui una simile proposta viene messa sul tavolo, immaginiamone le conseguenze pratiche: la stragrande maggioranza dei sinistri con lesioni rientrerebbe in franchigia, facendo risparmiare milioni di euro alle compagnie, mentre gli automobilisti coinvolti negli incidenti non gravi si troverebbe alternativamente ad essere citata in giudizio con richieste di diverse migliaia di euro di danni da pagare di tasca propria, oppure con migliaia di euro di danni da recuperare da un privato, magari impossibilitato a pagare.

Al di là degli enormi problemi di compatibilità costituzionale e con il diritto comunitario, è evidente che scaricare sugli assicurati un simile costo è solo un modo di cambiare il nome al problema. Non più premi alti per tutti, ma gravi problemi per chi viene coinvolto in un sinistro.

Di ben altra consistenza è invece la richiesta, condivisa da ANIA e ISVAP, di tabellazione per legge delle lesioni macropermanenti. Si tratta di un annoso problema, cui ancora il legislatore non è riuscito a porre rimedio. E’ innegabile che in questo momento chi subisce danni alla persona laddove si applicano tabelle più favorevoli, come ad esempio quelle in uso nel Tribunale di Milano, è avvantaggiato rispetto a chi subisce i medesimi danni in luoghi soggetti alla giurisdizione di tribunali dove si applicano criteri di risarcimento meno generosi. Le differenze, sui danni gravi, possono raggiungere anche cifre superiori a 100.000 euro.

E’ però evidente che se la tabellazione per legge venisse strutturata sulla base dei criteri più restrittivi, scegliendo dallo scacchiere delle tabelle applicate dai tribunali di tutto il paese, quelle più strette, allora il fine ultimo della tabellazione, ben lungi dal perseguire eguaglianza, sarebbe solo un modo per aumentare i profitti del ramo RC Auto a scapito degli assicurati macrolesi.

Concordanza tra ANIA e ISVAP anche sul fronte del risarcimento diretto. Entrambi gli enti chiedono l’intervento del governo per rendere obbligatoria la procedura, sempre nell’ottica di riduzione dei costi per avere abbassamento dei premi. Come già evidenziato da chi scrive nel precedente articolo “Risarcimento diretto, una pentola senza coperchio?”, la sentenza della Corte Costituzionale n.180/2008 aveva reso in effetti facoltativa la procedura del risarcimento diretto stabilendo che il danneggiato deve poter scegliere quale opzione sia per lui più vantaggiosa, se agire contro la propria assicurazione o contro quella del responsabile civile. Tale pronuncia, che rappresenta il ripristino di un sacrosanto diritto per i danneggiati, ha creato non pochi problemi alle compagnie che ora vogliono recuperare il terreno perduto. Sarebbe più utile però creare una situazione legislativa chiara, definitiva e compatibile con la Costituzione e il diritto comunitario, piuttosto che cercare di ridare slancio a un progetto nato male ed eseguito peggio, che ha avuto effetti distorsivi sul rapporto tra produzione dei danni e liquidazione dei risarcimenti.

Sotto il tiro incrociato di ISVAP e ANIA è finito anche l’attuale sistema bonus-malus, che, secondo l’ISVAP, è ancora strutturato secondo linee guida pensate per un mercato che oggi non esiste più e che nel breve periodo produrrà scompensi che penalizzeranno gli assicurati virtuosi. Si tratta di una posizione fumosa e non ben definita, che prelude a prossimi cambiamenti.

Speriamo che i cambiamenti, sul sistema bonus-malus, come sugli altri punti critici della normativa di settore, non si traducano in innovazioni normative miopi, che nel tentativo di scuotere da capo a piedi l’assetto attuale non risolvano i problemi, ma ne creino di ulteriori. Negli ultimi anni le modifiche profonde al sistema risarcitorio RC Auto non hanno mai cambiato il segno alla galoppante crescita dei premi.

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