L’impignorabilità delle polizze vita (spesso abusata) è sempre più a rischio

Le polizze vita sono un’ottima e riconosciuta soluzione per pianificare l’eredità da destinare ai propri successori, consentendo di designare uno o più beneficiari che non rientrano nell’asse ereditario, di differire il versamento di un capitale (o di una rendita) a seguito di decesso dell’assicurato, sottraendolo all’imposta sulle persone fisiche e a quella sulle successioni.

Altra caratteristica prevista dal legislatore all’art. 1923 del Codice Civile è l’impignorabilità e insequestrabilità delle polizze vita (fatta salva la revocatoria fallimentare e altre tutele). Questa caratteristica era stata prevista dal legislatore per tutelare al massimo i beneficiari di una polizza vita visto lo scopo previdenziale di questo tipo di contratto.


Va detto però che molto spesso le polizze vita, proprio per questa peculiarità, sono state utilizzate da imprenditori spregiudicati per evitare che consistenti capitali potessero essere aggrediti dopo il fallimento dai creditori. Si pensi al caso del clamoroso fallimento di Finmatica, società quotata all’epoca in Borsa. In questo caso erano state stipulate delle polizze di capitalizzazione sottraendo una parte consistente della liquidità della società ai creditori dopo il fallimento.

La giustizia ordinaria si è tuttavia accorta di questi abusi e diversi tribunali sono intervenuti con sentenze restrittive sul principio di impignorabilità delle polizze vita previsto dall’articolo 1923.

Due sono gli aspetti su cui si è intervenuto:

  • i riscatti anticipati delle polizze vita. La sentenza della Cassazione n. 8676 del 2000 ha stabilito che le somme ricevute come riscatti anticipati da parte della Compagnia a favore dell’assicurato (o di chi risulta legittimato a riceverle) possono essere aggredite dai creditori e confluire  nel fallimento.
  • i cosiddetti prodotti assicurativi, che appartengono al ramo terzo, e cioè le Unit e Index Linked, prodotti assicurativi-finanziari che assolvono più ad una funzione di investimento di capitali che a quella previdenziale. Le sentenze del 10 Agosto 2010 del Tribunale di Parma e del 2 Novembre 2010 del Tribunale di Cagliari (sebbene di primo grado) fondamentalmente ritengono che non possa definirsi polizza vita il contratto che preveda un investimento finanziario che non sia finalizzato a soddisfare principalmente bisogni di carattere previdenziale e per questo motivo ritengono i contratti del ramo terzo come pignorabili e quindi inseribili nella massa attiva di un fallimento.

Con queste sentenze si sottolinea l’inviolabilità del diritto di impignorabilità e la non sequestrabilità delle polizze vita ma se c’è un chiaro fine previdenziale dietro le polizze e si sanzionano invece tutti coloro che sottoscrivono una polizza solamente con l’intenzione di eludere i creditori.

Per un’analisi di tutte le sentenze in merito potete consultare il link: http://www.ilcaso.it/finanziario/mdf-9-2.php

Un commento su “L’impignorabilità delle polizze vita (spesso abusata) è sempre più a rischio

  1. Finalmente un articolo chiaro che smonta il mito dell’ impignorabilità delle polizze vita! Eppure i venditori di polizze vita, specialmente di quelle index e unit, che sono prodotti finanziari travestiti da assicurazioni (e in genere molto più costosi di un normale investimento finanziario) ancora ingannano i loro clienti con questa fandonia.

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