La “standardizzazione dei risarcimenti”: il danno biologico e la guerra delle tabelle.

Nel mese di aprile sono state rese pubbliche le nuove tabelle del danno biologico del Tribunale di Milano, che saranno a breve operative presso le Corti italiane che le utilizzano, che sono moltissime, oltre a quelle milanesi.

Anche il Tribunale di Roma ha da poco reso noti gli aggiornamenti degli importi dei punti percentuali di invalidità permanente, con l’introduzione di criteri di aumenti personalizzati crescenti e di un margine ampio di discrezionalità del giudice.

Le tabelle dei tribunali sono dei valori convenzionali che i giudici applicano per quantificare i danni da invalidità permanente e inabilità temporanea, il danno biologico appunto, onde evitare infinite discussioni sul metodo da adottare, nei casi di lesioni conseguenti a incidenti stradali o nautici che misurino oltre il 9% di invalidità permanente e nei casi di lesioni conseguenti a fatti diversi (es. caduta per insidia stradale) di qualunque entità essi siano.

Gli artt. 138 e 139 del codice delle assicurazioni private prevedono l’utilizzo di tabelle di legge uguali per tutto il territorio nazionale. Il 138 per le “macrolesioni” (maggiori al 9%) e il 139 per le “microlesioni” (9% o inferiori), tuttavia le tabelle di legge sono ad oggi in vigore solo per le lesioni inferiori o uguali al 9%, mentre per le lesioni maggiori si ricorre ai criteri fissati dai tribunali che però non sono uniformi su tutto il territorio nazionale.

Si tratta di un’evidente iniquità, dato che una grave lesione a Roma, non può essere pagata diversamente da una lesione identica (mi si passi l’espressione, anche se impossibile), a Milano.

Le tabelle del Tribunale di Milano nel 2009 introdussero un’ulteriore elemento che ruppe le uova nel paniere del comparto assicurativo. Nel 2008 infatti, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con le famose “sentenze di San Martino”, avevano affermato il principio secondo cui il danno biologico ricomprende tutte le voci di danno fisico, compreso il danno morale, il danno estetico, il danno esistenziale e che dunque ognuna di queste voci va provata separatamente, “senza automatismi”.

Grazie a queste sentenze le Compagnie hanno praticamente ridotto di un terzo la maggior parte dei risarcimenti stragiudiziali, eliminando tout court la somma prima liquidata a titolo di danno morale. Il Tribunale di Milano, con le sue tabelle, in una personalissima interpretazione della pronuncia della Suprema Corte, quasi in risposta a Cassazione e Assicurazioni, ha inglobato il danno morale nel biologico, aumentandolo, rendendolo di fatto ancora più automatico e prevedendo la possibilità di ulteriori aumenti personalizzati. Così che il tesoretto che le Compagnie avrebbero potuto mettere da parte grazie alle sentenze di San Martino, è stato eroso dalla presa di posizione della corte meneghina, presa ad esempio da numerosi tribunali d’Italia.

Sulla quantificazione del danno biologico si gioca l’intera partita della questione del costo dei risarcimenti, che l’associazione degli assicuratori non manca mai di indicare come il peggiore dei mali e la principale ragione del continuo e indecente aumento del costo dei premi assicurativi, che da anni non conosce limiti, rendendo, di fatto, in certe zone d’Italia, un vero e proprio lusso l’utilizzo di un’automobile e favorendo la diffusione del gravissimo fenomeno dei contrassegni falsi.

Sulla stampa di settore si parla di “colli svarosky” per ironizzare sull’italica capacità di avvantaggiarsi dei criteri tabellari e medico-legali consolidatisi in molti decenni di transazioni, contese giudiziarie e dibattiti dottrinali, mettendo a confronto il costo dei sinistri in Italia con quello di alcuni paesi esteri.

Peraltro un recentissimo studio della KPMG ha evidenziato come l’ammontare del costo medio dei sinistri in Italia sia il 2° d’Europa, a parità di potere d’acquisto, dopo la Svezia e prima della Finlandia, Paesi ai quali di norma ci si augura di essere avvicinati, ben diversi da quelli cui viene paragonato il nostro Paese sotto il profilo della libertà d’informazione.

Comunque, ora sembra che sia alle porte l’entrata in vigore delle tabelle di legge per le macrolesioni, prevista dall’art. 138 del codice delle assicurazioni private, in una norma ancora inattuata.

Il Ministro dello Sviluppo Paolo Romani ha dichiarato che lo schema del DPR per la “standardizzazione dei risarcimenti”, intendendo con ciò le tabelle legali per le macrolesioni, è al vaglio del Consiglio di Stato.

Nella definizione “standardizzazione dei risarcimenti” peraltro si rivela involontariamente il conflitto che sta alla base dell’intera questione.

La Corte di Cassazione, nelle sue contestatissime sentenze di “San Martino” del 2008 ha infatti affermato la necessità di personalizzare la liquidazione del danno, per arrivare al cosiddetto “integrale risarcimento”.

Standardizzazione dovrebbe voler dire, e spero vorrà dire, partire da criteri di base comuni, per poi cucire i risarcimenti come abiti sartoriali sul cittadino ingiustamente danneggiato.

Nel frattempo anche la Corte Costituzionale, con una pronuncia del 20 aprile 2011, ha appena reso vano un tentativo di scardinare la gabbia dei valori tabellari di legge per le lesioni micropermanenti. Il Giudice di Pace di Torino aveva infatti rinviato alla consulta un caso di risarcimento del danno sollevando la questione di legittimità dell’art. 139 del codice delle assicurazioni private, per contrasto con la tutela dei diritti inviolabili (limiti al danno alla salute), per contrasto con il principio di uguaglianza (risarcimenti diseguali per sinistri stradali e sinistri non stradali) e violazione del diritto alla difesa (compresso dai limiti di legge).

In verità, come spesso accade, la Corte ha dribblato questione, dichiarandola infondata per mancanza di dati sul caso concreto. Ma di fatto è stato schivato un colpo che avrebbe gettato l’intero settore nel caos.

La fine della battaglia tra personalizzatori e standardizzatori, tra fautori di tabelle giurisprudenziali e fautori di tabelle di legge, tra colli Swarosky e poteri forti è ancora lontana.

L’auspicio è che non si cerchi di porre fine al questo scontro a colpi di decreti con le gambe corte, come purtroppo di recente è stato fatto, introducendo novità disarmoniche con il nostro ordinamento che hanno creato nuovi problemi e non ne hanno risolto nessuno.

 

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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