Danno biologico: le Tabelle di Milano soppiantano tutte le altre


In data 7 giugno 2011 la Corte di Cassazione, sezione III civile ha depositato la sentenza n° 12408/11, con la quale ha messo un importante punto fermo sui criteri di risarcimento del danno biologico in caso di macrolesioni (maggiori di 9 punti di invalidità permanente).

Ci eravamo già occupati dei criteri risarcitori per le lesioni, della disparità di trattamento data dalle differenze fra le tabelle dei vari tribunali, nell’articolo “La Standardizzazione dei risarcimenti: il danno biologico e la battaglia delle tabelle. Ora la Suprema Corte compie un gesto estremamente significativo, laureando le Tabelle del danno biologico del Tribunale di Milano come parametro di riferimento a livello nazionale.

In attesa dell’emanazione delle tabelle di legge per le macrolesioni, previste dall’art. 138 del codice delle assicurazioni private, il problema della disparità di trattamento è stato risolto dalla Cassazione, che ha accolto il ricorso di un danneggiato che si doleva che le Corti di merito interpellate in primo e secondo grado non avessero accettato di applicare i valori di risarcimento previsti dalle tabelle milanesi.

Questa pronuncia, che non fa altro che raccogliere la prassi più diffusa nelle corti nazionali, cioè quella di prendere come modello di riferimento i parametri milanesi, a mio parere costituisce, o dovrebbe costituire un’indicazione chiara sull’opportunità di prendere a riferimento i valori tabellari milanesi per l’elaborazione delle tabelle nazionali.

Tuttavia non credo che questo avverrà, innanzitutto perchè sembra che le tabelle di legge per le macropermanenti siano già belle e pronte, e aspettino solo qualche passaggio burocratico o qualche strettoia per soppiantare quelle meneghine.

Ma la differenza tra i valori delle tabelle milanesi, che ricomprendono il danno morale e sono perciò aumentati, e i valori che presumibilmente verranno fissati dalle tabelle di legge, temo troverà spiegazione più nella capacità di fare lobby dei vertici assicurativi che in qualsiasi ragionamento giuridico o storico giuridico.

Una cosa è certa, per la gran parte della magistratura nazionale i valori espressi dalle tabelle milanesi sono congrui. Sono sicuro che di questo si discuterà quando i valori di legge verranno pubblicati.

Da notare infine che in un “obiter dictum”, ovvero in un passaggio non essenziale della sentenza, i Giudici della Suprema Corte prendono posizione anche sul danno morale nelle micropermanenti, pronunciandosi a favore di una sua ricomprensione nel punto di invalidità previsto dalla legge. In altre parole un gran bell’assist alle assicurazioni che si ritrovavano spesso a dover pagare i danni morali in causa, dopo averli negati in fase stragiudiziale.

Insomma nel suo complesso, questa sentenza sembra spingere verso una netta distinzione tra lesioni minime e lesioni serie, che era l’indirizzo che portò nel 2001 all’emanazione delle tebelle di legge per le lesioni micropermanenti. Inutile dire che il difficile è spigare a chi ha una valutazione dell’8% o del 9% di iinvalidità permanente, che per un pelo non ha preso il “bonus”.

 

Avv. Antonio Benevento

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