Le relazioni miliardarie

Compagnie assicurative, Banche, Società di gestione del Risparmio, Poste e Promotori finanziari cosa hanno in comune oltre al fatto che svolgono il ruolo di intermediari finanziari?

Perchè se intendiamo effettuare un investimento, in un’ agenzia bancaria o in uno sportello postale o dal nostro promotore finanziario di fiducia, ci viene proposto l’acquisto di una polizza vita?

Quali relazioni miliardarie vi sono?

I premi vita raccolti alla fine del 2010 sono stati pari a € 90.102.000.000, con un incidenza dell’ 8,1% del PIL Italiano!!!

La compagnia assicurativa è la fabbrica prodotto delle polizze vita, ma contrariamente a quanto succede in altri settori, i loro prodotti vengono venduti non da propri punti vendita presenti nel territorio ma attraverso altri venditori professionisti del settore finanziario. Precisiamo infatti, per dovere di cronaca, che le polizze offerte in banca o alla posta sono emesse dalla compagnia assicurativa e non dalla banca, anche se la polizza riporta un marchio simile!

Ben il 76,1% dei premi di polizze vita sono stati raccolti da sportelli bancari e postali e dai promotori finanziari, mentre soltanto il 22,6% da agenti e l’1,4% dalla vendita diretta e broker. Come mai le Banche, la Posta ed i promotori finanziari sono cosi interessati a vendere le polizze vita?

Per rispondere a questa domanda si può semplicemente dire che i soggetti citati sono gli addetti maggiormente specializzati e preparati sui prodotti che presentano caratteristiche finanziarie o che gli addetti delle banche conoscono la capacità di risparmio e quindi di investimento dei loro clienti. Noi però utilizzando un po di malizia e facendone un ragionamento puramente economico vi indichiamo quali interessi economici vi sono tra questi soggetti finanziari.

Innanzitutto un primo interesse consiste nelle provvigioni. Le banche, la posta ed i promotori finanziari (trascuriamo gli agenti ed i broker soltanto perchè nel ramo vita hanno una minore incidenza sulla raccolta totale) sono intermediari assicurativi delle compagnie assicurative e pertanto ricevono un compenso, la provvigione, da queste ultime in ragione di ogni contratto intermediato. Ogni intermediario assicurativo è infatti iscritto al Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi.

Altra ragione risiede nel fatto che molte banche detengono partecipazioni azionarie presso le stesse compagnie assicurative con il quale hanno accordi di distribuzione delle polizze, essendo azionisti di queste ultime ricevono quindi quota degli utili.

La compagnia assicurativa una volta raccolti i premi deve investirli, al netto dei caricamenti (il guadagno dell’impresa), in apposite gestioni separate per realizzare i rendimenti da retrocedere agli assicurati. Spesso l’attività di gestione di questi capitali viene esternalizzata, data in outsourcing a società specializzate, ovvero alle Società di Gestione del Risparmio (di seguito SGR), dietro compenso per l’attività svolta, in genere una percentuale sui volumi gestiti.  I rendimenti delle gestioni dei fondi vengono retrocessi in buona parte o totalmente ai clienti delle polizze vita, secondo le condizioni contrattuali, ed in parte se previsto dal contratto, una percentuale viene trattenuta dalla compagnia assicurativa.

La società di gestione del risparmio (SGR) dall’attività aziendale svolta produce utili i quali vengono distribuiti ai loro azionisti. Tra gli azionisti delle SGR troviamo spesso le stesse banche.

Riepilogando la catena finanziaria, abbiamo una banca che propone una polizza vita di una compagnia assicurativa, la compagnia assicurativa fa gestire i capitali ad una società di gestione del risparmio. Mentre relativamente ai soldoni, la compagnia assicurativa vita guadagna dai caricamenti e da una percentuale dei rendimenti delle gestioni separate, la banca guadagna la provvigione del contratto assicurativo intermediato ed i dividendi derivanti dalle partecipazioni azionarie verso le compagnie assicurative stesse e le società di gestione del risparmio, mentre le sgr guadagnano dai compensi ricevuti dalla compagnia assicurativa.

Infine non trascuriamo un’altra fonte di reddito delle banche, ovvero tutti i premi raccolti ed i premi investiti dalle sgr si trovano in appositi conti correnti in cui si sostengono i normali costi per spese di tenuta conto, commissioni d’intermediazione, etc.

Adesso facciamo un esercizio, prendiamo la polizza vita e leggiamo il fascicolo informativo (consegnato alla stipula del contratto e/o scaricabile dal sito internet della compagnia) e scopriamo chi gestisce il fondo.

Inoltre dall’allegato 7B leggiamo la parte II in cui potremo apprendere se l’intermediario ha partecipazioni dirette o indirette verso la compagnia assicurativa o viceversa pari ad una soglia del 10% del capitale sociale o delle azioni di voto. Anche se a nostro avviso tale soglia è molto elevata!!!

Poi analizziamo il bilancio delle banche e delle società di gestione del risparmio (è possibile scaricare le informazioni sull’azionariato dal sito della Borsa italiana o da quello della Consob), e verifichiamo chi sono gli azionisti e le partecipazioni azionarie detenute, noteremo che i nomi casualmente si ripetono.

E’ corretto parlare solo di relazioni miliardarie?

Oggi tutto il sistema finanziario è improntato alla vendita,  quindi ogni intermediario assicurativo offre i prodotti solo della compagnia assicurativa con il quale ha un accordo distributivo e dal quale riceve il compenso, ovvero la provvigione. Quest’ultima viene pagata indirettamente dal cliente in quanto inserita tra i costi di polizza, ovvero i caricamenti.

Esiste un altro meccanismo utilizzato in altri paesi in cui il cliente si rivolge ad un intermediario finanziario/assicurativo per trovare le soluzioni migliori nel mercato per ogni esigenza di investimento. A fronte di tale servizio si paga una parcella (come quella pagata ad esempio al commercialista, avvocato, etc), ovvero il c.d. fee only. Con tale meccanismo viene meno il conflitto d’interessi dell’intermediario poichè il compenso deriva dal cliente e non dalla società prodotto. Ovviamente non tralasciando e trascurando i requisiti, in termini di preparazione, richiesti in altri paesi per svolgere l’attività di intermediario finanziario. Chiaramente è il mercato a determinare il prezzo del fee only, più si è bravi più si può chiedere, e viceversa.

Alla luce di quanto su descritto ed il confronto con il meccanismo di altri paesi, poichè la provvigione non necessariamente è inferiore al fee only, non sarebbe opportuno fare una riflessione e pensare che pagare direttamente un professionista potrebbe esser più efficiente per il cliente in termini di offerta dei prodotti consigliati? O meglio se il cliente remunerasse il servizio reso dall’intermediario, le compagnie assicurative non dovrebbero lavorare sulla competitività del loro servizio e su prodotti innovativi e competitivi, piuttosto che cercare di instaurare ottimi rapporti di distribuzione? Ovviamente la risposta risiede nel titolo dell’articolo.

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