Polizze abbinate ai mutui e finanziamenti

L’Isvap e le principali associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori) si sono incontrate lo scorso 18 novembre per la questione delle polizze assicurative (non obbligatorie) abbinate ai mutui bancari e finanziamenti, (polizze per coprire i rischi di decesso, di perdite pecuniarie conseguenti a perdita di impiego, di infortunio e malattia del cliente finanziato, ovvero ai rischi di perdita o di riduzione del valore del bene finanziato ad es. l'immobile per incendio o altre cause) nonché dei connessi problemi relativi all’elevato livello delle commissioni praticate dagli istituti di credito e alla trasparenza dei prodotti (cfr comunicato Isvap).

Il risultato dell’incontro è stato la condivisione del pensiero sull’oneroso costo delle su dette polizze, dovuto principalmente ai livelli provvigionali “abnormi e penalizzanti” , provvigioni retrocesse dalle compagnie assicurative agli intermediari assicurativi (banche e società di credito al consumo). Il mercato delle coperture assicurative legate ai mutui e finanziamenti ammonta a ben 2,5 miliardi di euro annui, l’80% del quale in  mano alle banche; la recente indagine dell’ISVAP (aprile 2011) relativa all’anno 2010 ha accertato che il livello medio delle commissioni praticate dalle banche ai clienti raggiunge tuttora il 44% con punte fino all’80%, valori multipli rispetto a quanto il consumatore si trova a pagare per le stesse polizze quando sottoscritte al di fuori delle convenzioni assicurative stipulate dalle banche (Fonte Isvap).

Come già scritto non sono polizze obbligatorie, ma allora come mai per ogni contratto di finanziamento ci ritroviamo anche una o più polizze?

Come spiega l’Isvap “sono di fatto pretese, a protezione finale del credito, dalle banche e dagli altri enti finanziatori ai fini della concessione del finanziamento: l’ente finanziatore  si trova in una posizione di dominio contrattuale nei confronti del cliente in cerca del finanziamento. Che la funzione di queste polizze sia quella di proteggere la banca/ente finanziatore, nonostante il relativo costo sia a carico del cliente, è dimostrata dalla circostanza che i contratti assicurativi sono predisposti in modo tale da prevedere l’attribuzione all’intermediario/ente finanziatore della qualità di beneficiario della prestazione assicurativa in caso di morte del cliente finanziato (in luogo degli eredi legittimi o dei beneficiari designati) ovvero, nel caso di coperture dei rami danni, di soggetto (vincolatario) a favore del quale l’indennizzo assicurativo è vincolato in ragione di una specifica clausola”. (Fonte Isvap)

E perchè tutto questo interesse legato alle polizze, oltre al fatto di coprire i rischi di credito a spese del cliente stesso? Semplice poichè è anche una proficua fonte di guadagno per le banche!

Dall’indagine effettuata in passato dall’Isvap è emerso che le aliquote provvigionali percepite dalle banche si attestano su livelli medi del 51% del premio, con punte dell’80%, a fronte del 19% percepito dalle agenzie assicurative. Inoltre, sebbene tradizionalmente nel settore assicurativo le polizze stipulate in forma collettiva presentino riduzioni di premio per la clientela, in ragione dei risparmi di costi derivanti dalla gestione unitaria di una molteplicità di rapporti, dall’indagine è emerso che le polizze stipulate in forma collettiva abbinate ai prestiti e offerte dalle banche sono più costose di quelli offerte dalle stesse banche in forma individuale (51% del premio per le collettive a fronte del 33% per le individuali).  (Fonte Isvap)

Entro la fine dell’anno l’Isvap dovrebbe emanare la nuova disposizione regolamentare che modificherà il regolamento n. 5 Isvap, andando a completare l’articolo 48 dedicato al conflitto di interessi degli intermediari assicurativi (cfr Schema di disposizione regolamentare in fase di pubblica consultazione).

La norma era già stata inserita nel regolamento Isvap  n. 35 del 2010, all’art. 52, poi sottoposta al giudizio del TAR del Lazio su ricorso di ABI (Associazione bancaria italiana), Banca Nazionale del Lavoro, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Deutsche Bank, Intesa San Paolo, Unicredit Family Financing Bank, ASSOFIN (Associazione italiana per il credito al consumo e immobiliare), Agos-Ducato, Compass, Findomestic Banca, Fiditalia, Assilea (Associazione Italiana Leasing) e di UBI Leasing.

I motivi del ricorso erano basati sul vizio procedimentale, ovvero sulla mancata fase di pubblica consultazione prima della emanazione del regolamento. Ovviamente il vero motivo era il business miliardario in gioco. Il TAR aveva accolto il ricorso basandosi sul vizio di forma della norma.

La norma attualmente in pubblica consultazione  e di prossima emanazione prevederà il divieto per gli istituti finanziari del credito (banche e società di credito al consumo) che erogano finanziamenti (mutui e prestiti), di assumere contemporaneamente la duplice veste di intermediari assicurativi e beneficiari delle polizze ad connesse ai finanziamenti.

Attualmente vi sono già norme in campo assicurativo che disciplinano il conflitto di interessi, ma evidentemente non bastano. Vediamo innanzitutto cosa prevedono le norme:

Art. 183 (Regole di comportamento) del CAP – Nell’offerta e nell’esecuzione dei contratti le imprese e gli intermediari devono …. organizzarsi in modo tale da identificare ed evitare conflitti di interesse ove ciò sia ragionevolmente possibile e, in situazioni di conflitto, agire in modo da consentire agli assicurati la necessaria trasparenza sui possibili effetti sfavorevoli e comunque gestire i conflitti di interesse in modo da escludere che rechino loro pregiudizio …..

Art. 48 (Conflitti di interesse) del Reg. 5 Isvap – Nell’ offerta e nella gestione dei contratti di assicurazione gli intermediari evitano, secondo quanto disposto dall’articolo 183 del decreto, di effettuare operazioni in cui hanno direttamente o indirettamente un interesse in conflitto, anche derivante da rapporti di gruppo o da rapporti di affari propri o di società del gruppo. Qualora il conflitto non risulti evitabile, gli intermediari operano comunque in modo da non recare pregiudizio agli interessi dei contraenti. …..

Art. 50 (Informativa su potenziali situazioni di conflitto di interesse) del Reg. 5 Isvap  – Nella dichiarazione (allegato 7B) di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a), l’intermediario fornisce al contraente anche le seguenti informazioni: a) se è detentore di una partecipazione diretta o indiretta superiore al 10% del capitale sociale o dei diritti di voto di una impresa di assicurazione, specificandone la denominazione sociale; b) se un’impresa di assicurazione o l’impresa controllante di una impresa di assicurazione, di cui deve essere indicata la denominazione sociale, è detentrice di una partecipazione diretta o indiretta superiore al 10% del capitale sociale o dei diritti di voto della società di intermediazione per la quale opera; …..

Tali norme, a nostro avviso, semplicemente invitano l’intermediario ad esser trasparente (con i documenti contrattuali lo sono?), ad evitare se possibile e ragionevolmente il conflitto d’interesse (con 2,5 miliardi€ di raccolta lo hanno evitato?), ed indicare nel documento 7B se sono in posizione di conflitto d’interesse, a causa di una partecipazione superiore al 10% (chi detiene una partecipazione ad esempio di Generali pari a oltre 155 milioni di € del capitale sociale di 1.556.873.283 €? tale soglia non è eccessiva?).

Insomma una cosa è certa, tali norme sicuramente non evitano il conflitto d’interessi!!! Confidiamo nell’uscita della nuova norma.