Calamità naturali, Onu e funzione sociale delle assicurazioni

Dopo i problemi creati dal maltempo, anche in Italia sta facendo breccia il pensiero made in USA e  l’ultima stoccata in ordine di tempo arriva dall’Onu che in modo velatamente provocatorio puntualizza:”Stipulare assicurazioni contro i danni a proprietà migliora la fase di ricostruzione” e asserisce che se il singolo si garantisse contro i danni alle proprietà in caso di catastrofi, si potrebbero arginare con più facilità quelle crisi post-disastri naturali che gravano poi sull’economia di un Paese.

Probabilmente la provocazione è veicolata con l’intento di innalzare il livello di attenzione circa gli ultimi accadimenti e puntare i riflettori sull’emissione del proprio ultimo rapporto per la riduzione del rischio da catastrofi ambientali, conclusosi e pubblicato proprio pochi giorni fa dopo aver effettuato un’attenta valutazione dei disastri avvenuti a livello globale.

In Nuova Zelanda invece, dopo il sisma di febbraio, le compagnie di assicurazione hanno pagato 12 miliardi di dollari mentre in Giappone per il sisma-tsunami si è toccato quota 22 miliardi di dollari.Per citare qualche dato, solamente il 9% degli edifici coinvolti nel recente terremoto turco era coperto da assicurazioni e dopo il sisma di magnitudo 7.2 ci sono state richieste di danni alle assicurazioni per un ammontare di ‘solo’ 170 milioni di dollari.

Di qui l’appello dell’Onu, sono ancora pochi gli assicurati rispetto a questo tipo di danni e le principali cause sono certamente scarsa consapevolezza del rischio e informazione (quella su vasta scala) inesistente circa il funzionamento dei prodotti.

Pare evidente,però, che scaricare completamente gli oneri dei disastri da un capo o all’altro, (Stato o Singoli) lascerebbe la situazione in quel caotico limbo che generalmente fa da sfondo ai grandi eventi italiani, dove spesso il contributo determinante arriva dalla forza dei volontari.

Ma proviamo a fornire, seppur sommariamente, un’ idea dei sistemi adottati fuori dall’Italia per arginare i rischi derivanti da disastri naturali, e raffrontarli con quello italiano. Lo facciamo tramite un interessante studio commissionato all’Autorità di bacino del fiume Serchio.

Le catastrofi naturali hanno riaperto un dibattito acceso sulle loro cause, sui loro effetti e soprattutto sulle politiche più idonee per affrontarle e contenerle. Il nostro Paese ha sempre affrontato tali eventi nel segno dell’emergenza, convogliando di fatto verso politiche di riparazione ingenti risorse dello Stato, che venivano di conseguenza sottratte dalle politiche di prevenzione e non solo.

Il buon senso dovrebbe spingere a contrastare la logica emergenziale sinora dominante: sia per una questione di costi, incontrollabili, sia per una questione di sicurezza; gestire l’emergenza significa averla quantomeno raggiunta, con le conseguenze del caso.

Numerosi Paesi europei ed extraeuropei, col tempo, hanno scelto di affrontare e risolvere il problema dei danni provocati da catastrofi naturali attraverso il sistema delle assicurazioni private nazionali ed internazionali.

L’esperienza spagnola, è la più antica, risale al tempo della guerra civile, ed è caratterizzata dal massimo intervento da parte dello Stato che tramite una struttura pubblica operante in condizioni di monopolio, ha il compito di gestire un sistema assicurativo in nome della collettività.

L’esperienza americana, invece, rappresenta un modello esemplare di remissione del rischio al mercato, giacché i premi assicurativi sono così stabiliti.

Una posizione più centrale è offerta dalla legislazione francese, tramite un sistema ‘misto’, molto simile al tipo di esigenze del nostro Paese.

L’ opzione francese,infine, consiste essenzialmente nell’obbligo, imposto dallo stato alle compagnie di assicurazione, di garantire il rischio da catastrofe naturale, vincolandole ad inserire una apposita clausola assicurativa in ogni polizza stipulata per coprire gli assicurati dal rischio di incendio, o di altra forma di danneggiamento materiale, di beni mobili ed immobili. Tale clausola di garanzia assicurativa sulle catastrofi naturali da diritto alla percezione, da parte dell’assicuratore, di un premio aggiuntivo, uguale per tutti e  fissato dallo Stato.

Il meccanismo è ritenuto un sistema ibrido, dato che in esso le libere forze del mercato assicurativo sono soggette a regole dettate dallo Stato, che disciplina il pagamento delle tariffe e la procedura per l’indennizzo, azionata tramite un decreto ministeriale che sancisce lo stato di catastrofe naturale.

Il sistema fu inizialmente percepito come talmente garantista che non avrebbe incoraggiato a sufficienza politiche di prevenzione da parte degli  enti locali, quali, per esempio, politiche urbanistiche particolarmente caute nelle zone ad alto rischio. Perciò col tempo si decise di modulare gli indennizzi delle società assicuratrici, in funzione delle attività preventive poste in essere dalle comunità colpite. Alcuni esperti però, piuttosto che un intervento dello Stato, rivolto a modulare gli indennizzi, avrebbero ritenuto più opportuno dare libero corso alle forze del mercato e permettere alle società assicuratrici di variare i premi assicurativi, in funzione del diverso rischio delle aree insediate, abbandonando l’attuale regola del premio unico, che costituisce, la massima espressione di quel principio di solidarietà su cui è stata fondata la riforma.

Concludendo, sarete concordi nell’auspicare tempi più maturi nei quali intraprendere un proficuo confronto istituzionale a riguardo.

 

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