Il danno da fermo del veicolo in riparazione

Il danno da fermo tecnico è una voce piuttosto controversa nella schiera delle voci di danno conseguenti alla circolazione dei veicoli che compongono il risarcimento.

Esso è definibile come il danno che il proprietario o il locatario dell’auto patiscono per l’indisponibilità del mezzo durante il tempo necessario alle riparazioni.

Quando un automobilista subisce un danno ingiusto alla guida della sua auto, ritiene di avere solo diritti. Ha pagato fior di quattrini alla compagnia di assicurazione e ora è il momento di prendere, dunque spesso non ritene possibile che ogni disagio che egli è costretto a patire per le conseguenze dell’incidente non trovi un adeguato ristoro.

In verità il danneggiato ha innanzitutto due obblighi: provare la colpa altrui e l’esatta quantificazione del danno; tuttavia ci sono alcune poste di danno che non necessiterebbero di una prova specifica, in teoria, mentre nella pratica la prova viene richiesta.

Nella pratica appunto, i liquidatori sono riottosi a liquidare somme per l’indisponibilità dell’auto, il cosiddetto “fermo tecnico”, a meno che non si tratti di auto utilizzate per lavoro. Un po’ più facilmente viene liquidato il danno da fermo tecnico se si dimostra di aver noleggiato un auto nei giorni in cui la macchina era nelle mani del meccanico.

In ogni caso è purtroppo frequente che il privato debba far causa alla compagnia di assicurazione per ottenere una somma a risarcimento del tempo in cui ha dovuto forzatamente fare a meno della sua auto.

Questo è quel che accade nella prassi, ma in realtà, le norme, per come sono interpretate dalla giurisprudenza, dicono invece che il fermo tecnico è sempre liquidabile, anche senza prove.

La Corte di Cassazione infatti, per ben 3 volte ha affermato che il fermo tecnico può essere liquidato equitativamente anche in assenza di prove, a prescindere dall’uso che si fa dell’auto abitualmente (Cass. 23916/06, 12908/04 e 17963/02).

Ma che significa questo in moneta sonante? Purtroppo non molto, perché il calcolo che si usa utilizzare per la liquidazione equitativa si basa sul monte ore di mano d’opera, diviso le ore lavorative giornaliere, moltiplicato per una cifra media di costo del noleggio di una auto sostitutiva.

Per fare un esempio, 40 ore di mano d’opera fatturate, quindi 5 giorni di fermo, moltiplicati per 70 (costo medio del noleggio di auto sotitutiva), darebbero un risarcimento del fermo di 350 euro.

Il problema vero è che nessuna officina lavora otto ore al giorno su un’unica auto, quindi questo calcolo, pur essendo sempre utilizzato dalle corti, non è corretto. Infatti tutti sanno che l’auto con danni non lievissimi in officina resta più giorni delle ore di mano d’opera fatturate diviso otto.

Tuttavia il problema vero è quello di vincere le resistenze dei liquidatori delle compagnie, che di norma ripetono come un disco rotto che se l’auto non è destinata ad uso lavorativo non possono liquidare il fermo tecnico.

A quel punto, se il liquidatore non si persuade, o si accetta di rinunciare a una piccola somma, oppure si va dal Giudice di Pace.

Il Giudice di Pace di Milano ad esempio, in numerose pronunce ha riconosciuto valido il principio espresso dalla Suprema Corte secondo cui il fermo tecnico va liquidato anche senza prove specifiche.

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Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

 

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