Risarcimento diretto e procedura ordinaria: principali differenze

La guida rc autoIl sistema di risarcimento diretto, introdotto con il codice delle assicurazioni e attuato con apposito decreto (D.P.R. 254/06), ha profondamente cambiato la disciplina del risarcimento del danno derivante dalla circolazione dei veicoli.

La principale differenza rispetto al passato è ormai nota e consiste nel fatto che il danneggiato non deve più richiedere il risarcimento al responsabile e/o alla sua compagnia di assicurazione, ma deve richiederlo alla propria compagnia, che in virtù di una convenzione con la altre imprese assicuratrici “gestisce” la procedura risarcitoria quale mandataria della compagnia del responsabile.

Altre differenze distinguono questa procedura, che viene applicata nella maggioranza dei casi di incidente stradale, da quella precedente, che pure sopravvive ed è definita “procedura ordinaria”.

Prima di vedere le altre principali differenze tra le due procedure, è però opportuno ricordare quando si applica la procedura di risarcimento diretto e quando quella cosiddetta ordinaria.

L’ambito di applicazione del risarcimento diretto è circoscritto dalla definizione di sinistro stradale contenuta nell’art. 1, Lett. d) del D.P.R.254/06, che definisce testualmente “sinistro” la collisione avvenuta nel territorio della Repubblica tra due veicoli a motore identificati e assicurati per la responsabilità civile obbligatoria dalla quale siano derivati danni al veicoli o lesioni di lieve entità ai loro conducenti, senza coinvolgimento di altri veicoli responsabili.

In base a tale definizione si possono escludere dall’applicazione della procedura di R.D. le seguenti ipotesi:

  • Incidente a tre o più veicoli
  • Incidente con veicolo non assicurato
  • Incidente con veicolo non immatricolato in Italia
  • Incidente con veicolo non a motore
  • Incidente con pedone
  • Incidente con feriti che riportano lesioni superiori ai nove punti percentuali d’invalidità permanente
  • Incidenti senza scontro tra veicoli
  • Incidenti con veicoli agricoli o speciali

In tutti questi casi si applica dunque la procedura ordinaria.

La prima differenza, già evidenziata sopra, è quindi quella che nei casi appena elencati non si potrà pretendere assistenza dalla propria assicurazione, che mentre nel risarcimento diretto ha un obbligo di assistere il proprio assicurato, nella procedura ordinaria non ce l’ha. CI si dovrà quindi rivolgere direttamente alla compagnia del responsabile del danno.

E’ diffusa convinzione che in base a questa differenza, solo nel caso di applicazione della procedura ordinaria il danneggiato ha diritto a rivolgersi a un avvocato, senza doversi far carico delle spese legali.

In realtà la giurisprudenza ha da tempo chiarito che il diritto a una difesa tecnica, anche stragiudiziale, come mera assistenza al recupero del danno, deve essere garantito (e quindi il relativo costo risarcito) anche nel caso di risarcimento diretto.

Un’altra differenza è che se pure le spese mediche del danneggiato devono essere risarcite, spesso le compagnie di assicurazioni interpretano le norme nel senso dell’esclusione di alcune voci di spesa solo nella procedura ordinaria. In particolare alcuni uffici di liquidazione si rifiutano di corrispondere il costo della valutazione medico-legale di parte, se non nell’ambito del risarcimento diretto.

Ancora, un’ulteriore differenza, è quella relativa ai termini abbreviati per il risarcimento del danno auto. In particolare non si applica il termine di 30 giorni per la presentazione dell’offerta, che scatta per l’assicurazione nel solo caso di modulo di constatazione amichevole a doppia firma. Ciò presuppone la presenza di due soli veicoli coinvolti e dunque non si applica alla procedura ordinaria, nella quale il termine per l’offerta del risarcimento dei danni materiali rimane a 60 giorni, che scattano dalla richiesta.

Altre differenze non riguardano direttamente i danneggiati ma solo le procedure seguite dall’assicurazione, che in base alla convenzione che lega le imprese assicuratrici (CARD), decide la responsabilità con arbitrati tra le imprese, e recupera l’esborso del risarcimento in base a un complicato meccanismo basato su importi a forfait.

Da sottolineare però che il decreto attuativo del risarcimento diretto ha introdotto uno schema semplificativo di responsabilità, basato essenzialmente su un sistema binario che incrocia le ipotesi previste sul modulo di constatazione amichevole sotto forma di crocette. Ciò fa sì che nel caso di ambiguità nella segnatura delle crocette (si pensi ad esempio al caso in cui entrambi i conducenti segnano solo che procedevano nella stessa direzione ma in fila diversa), venga applicato ottusamente il concorso di colpa paritario, a prescindere da altri elementi identificativi di una maggiore o totale responsabilità di uno dei due.

Può essere interessante ricordare che i terzi trasportati vengono risarciti in base a procedura ordinaria, e richiedono il risarcimento alla compagnia di assicurazione del veicolo sul quale erano a bordo al momento del sinistro.

Infine dev’essere segnalato che l’obbligo di richiedere il danno alla propria compagnia nei casi di applicazione della procedura di risarcimento diretto è stato negato nel 2009 da una sentenza della Corte Costituzionale (180/09) che ha chiarito che perché il meccanismo del risarcimento diretto non si traduca in una perdita di diritti per il danneggiato, questi deve mantenere la facoltà di richiedere il danno anche alla compagnia del responsabile.

Va detto però che le compagnie pongono in essere un efficace ostruzionismo alla libertà di scelta del danneggiato, negando fin da principio il risarcimento ai danneggiati che inviino la richiesta alla compagni del responsabile. Questa infatti, se richiesta di pagare, si limita ad inviare una lettera che rimanda alla compagnia incaricata in base alla procedura di risarcimento diretto.

In questo modo la “scelta” imposta dalla Corte Costituzionale rimane valida solo sul piano giudiziale.

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

 

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