Danni da buca nella strada: che fare?

Il danno causato da buche nelle strade, o più tecnicamente da “insidie stradali” non è un danno cui si applica la disciplina prevista dall’ordinamento per i danni da circolazione dei veicoli.

La prima conseguenza di ciò consiste nel fatto che i danni vanno richiesti non alla compagnia di assicurazione, ma all’ente proprietario della strada. Certo, essendo questo sempre assicurato, si finisce comunque per instaurare una vertenza contro una compagnia di assicurazione o comunque con un ufficio dell’ente proprietario dedicato alle questioni assicurative.

Un secondo aspetto che contraddistingue il danno causato dalla buca da quello causato dalla circolazione stradale in senso stretto è che non si applica l’art. 2054 c.c., che prevede la presunzione di concorso di colpa, ma gli artt. 2051 e 2043 c.c., che prevedono rispettivamente la responsabilità da custodia e la responsabilità generica da fatto illecito.

Un discorso a parte meriterebbe la differenza tra l’applicazione della norma sulla responsabilità da custodia (art. 2051 c.c.) e l’applicazione della norma sulla responsabilità da fatto illecito (art. 2043 c.c.): nel primo caso in sostanza, il danneggiato è avvantaggiato, nel secondo è avvantaggiato l’Ente proprietario della strada.

Ma ora qui vogliamo dare indicazioni su cosa fare quando si subiscono danni, alla persona o al proprio veicolo, a causa di buche, masselli del pavè rialzati o altre disconnessioni di strade o marciapiedi.

La prima cosa da fare quando si ritiene di essere vittima di un danno da insidia stradale è chiamare le autorità. Nei centri urbani se ne occupa la Polizia Locale. Spesso ciò comporterà attese e perdite di tempo, oltre al fatto che in caso di lesioni per una caduta potrebbe essere preferibile andare al pronto soccorso per un controllo. In ogni caso è necessario far sì che venga verbalizzato il “fatto storico” perché questo è il primo elemento da provare per ottenere il ristoro dei danni.

Meglio se si dispone anche di testimoni, quindi, se qualcuno ha assistito alla dinamica, è opportuno raccogliere i suoi dati, per poterlo ricontattare in seguito.

Raccolte le prove del “fatto storico” dovrà essere provata la quantificazione del danno, con fotografie, fatture e/o preventivi se si tratta di danni materiali e con certificazione medica se si tratta di lesioni alla persona.

In questo secondo caso, esattamente come nelle pratiche risarcitorie in ambito di Rc Auto, bisognerà raccogliere scrupolosamente la certificazione dei propri danni, perché non si potranno avere ripensamenti. Se penso di non essermi fatto niente e non vado al pronto soccorso, non potrò decidermi 10 giorni dopo, perchè il dolorino che sentivo, anziché scomparire, è aumentato. Quindi per prudenza, bisognerà recarsi al pronto soccorso anche se non si è sicuri di essersi fatti male. Se si risulterà illesi, tanto meglio, si risparmieranno tempo e scocciature.

Nel frattempo bisogna inviare una richiesta danni all’Ente proprietario della strada. Si tratta di una vertenza in materia di responsabilità civile, quindi è opportuno avvalersi dell’assistenza di un legale.

La parcella del legale potrà essere considerata di norma una voce di danno.

Se il danno è particolarmente esiguo (es. gomma bucata), il danneggiato dovrà trovare con il legale un accordo. Su cifre intorno ai 200 o 300 euro le spese riconosciute al legale sono bassissime (si utilizza un criterio su base percentuale), ed è ovvio che se il legale volesse addebitare una parcella adeguata al cliente, il gioco non varrebbe la candela.

D’altronde qualora si tratti di danno materiale lieve, chi l’ha subito potrà scrivere una raccomandata di proprio pugno all’Ente proprietario della strada allegando verbale e fattura, in caso di mancato riscontro, si rivolgerà a un legale.

Un diverso discorso va fatto per le lesioni. Sia per la complessità della prova della quantificazione del danno, sia per il tipo di dinamica che sta a monte (di norma, caduta del pedone a causa di anomalia nel manto stradale o del marciapiede), il ricorso all’assistenza qualificata del professionista è d’obbligo.

Si consideri anche che le lesioni da caduta per insidia stradale vengono pagate poco e malvolentieri dalle assicurazioni dei Comuni e che spesso si deve iniziare una causa per poter addivenire a una transazione bonaria.

La difficoltà maggiore nel reperire i danni per lesioni da caduta, rispetto ai danni materiali al veicolo è data anche da un fatto molto importante: mentre per la gomma tagliata dal pavé la condotta del danneggiato difficilmente entra in gioco, nel caso della caduta del pedone il sospetto che una mancanza di prudenza, o un comportamento anomalo del danneggiato, abbia quanto meno concorso a causare i danni, viene sempre.

Infatti, sul piano giuridico, il “fatto del danneggiato”, se provato, esime il proprietario della strada da responsabilità, anche da custodia.

Per concludere, la responsabilità da insidia stradale è un tema molto caldo che si riallaccia a quell’allargamento della responsabilità civile che ha caratterizzato per decenni la materia, soprattutto per quanto riguarda la quantificazione dei danni alla persona.

Il dibattito che si svolge tra gli operatori giuridici nelle transazioni stragiudiziali, nelle cause, ma anche sulla stampa specializzata, gira intorno a due posizioni: quella che considera gli Enti proprietari vittime dell’eccesso di richieste danni di cittadini speculatori e truffaldini, che riprende la posizione delle compagnie di assicurazioni sulla Rc Auto, e quella di chi ritiene invece che tenere la Pubblica Amministrazione sotto lo scacco delle richieste danni, sia l’unica maniera di impedire che i beni demaniali, magari quelli lontani dai centri delle città, vengano abbandonati all’incuria e divengano davvero pericolosi per la collettività.

Responsabilizzare o deresponsabilizzare? Questo alla fine dei conti, è il nocciolo della questione.

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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