Attacco al “colpo di frusta”: la legge 27/12 scuote il mondo R.C. Auto

Come anticipato dal precedente articolo “Liberalizzazioni: a rischio i risarcimenti per colpo di frusta”, sembra profilarsi una grande svolta nel mondo dei risarcimenti delle c.d. microlesioni.

Il Decreto detto “liberalizzazioni”, convertito nella legge n. 27 del 24 marzo 2012, contiene infatti una norma, peraltro del tutto avulsa da qualsivoglia spirito liberalizzativo, che sembra voler colpire i risarcimenti per la lesione da incidente stradale più diffusa: il trauma minore del collo, altrimenti detto distorsione del rachide cervicale, altrimenti detto “colpo di frusta”.

Come già spiegato nel citato articolo, la norma vuole cancellare dal mondo R.C. Auto le lesioni che non sono suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo. Si tratta di due commi, che si aggiungono all’art. 139 del Cod. Ass. Priv., uno parla di “lesioni di lieve entità”, l’altro di “danno alla persona”, il primo parla di “esame strumentale”, l’altro di “accertamento visivo”, insomma un pasticcio normativo che ha scatenato la fantasia interpretativa di tutti gli operatori del settore, ovvero assicuratori, medici legali e avvocati, che hanno assunto posizioni varie e contrapposte.

Secondo le compagnie assicurative, ça va sans dire, il colpo di frusta è una speculazione tutta italiana, è una frode all’assicurazione e quindi va abolito.

Per questo, forzando un po’ la lettera della legge, le compagnie stanno premendo con i propri medici legali fiduciari perché cambino radicalmente il modo di valutare i danneggiati con il male al collo.

Le associazioni dei medici legali sono in subbuglio. Molte sono infatti le implicazioni che coinvolgono la categoria nelle problematiche dell’Rc Auto.

E’ infatti indubitabile che se in Italia c’è un numero di lesioni da incidente stradale di molto superiore agli altri paesi UE ciò è dovuto anche dalla cultura medico-legale del nostro paese.

Con questa confusa novità normativa i medici legali sono da un lato colpiti nel prestigio della loro categoria: I danni fisici sono sempre stati materia di accertamento medico affidato alla competenza dello specialista; ora diventa una faccenda di referti radiologici, ecografici, elettromagnetici.

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Dall’altro lato, se le piccole lesioni scompaiono, c’è molto meno da litigare e da chiedere ai medici legali. In altre parole diminuisce il lavoro per gli specialisti.

Da un altro lato ancora, i medici legali sono tirati pesantemente per il bavero del camice dalle compagnie: il messaggio che già è stato chiaramente inviato è che il vento è cambiato e chi non si adegua non lavora.

Questa complessa situazione ha prodotto diverse posizioni in seno alle associazioni dei medici legali.

L’Associazione Melchiorre Gioia, molto autorevole e molto ascoltata dalle compagnie (anche perché ad esse vicina), ha diramato linee guida che sostanzialmente “liquidano” il colpo di frusta come un tipo di lesione che non porta quasi mai a postumi permanenti, e invita quindi i medici legali a cambiare registro sui traumi del collo, scremando tutti quei danni dubbi, che sono la maggioranza, dai pochi casi di lesioni serie, da accertarsi secondo scrupolosi controlli.

Il SISMLA (Sindacato Italiano Specialisti in Medicina Legale e delle Assicurazioni) ha sottolineato, prima ancora della conversione in legge del decreto, il grave rischio di sviluppo di una “medicina difensiva”, ovvero di una iperprescrizione di controlli per non incappare in responsabilità medica, in caso di mancato risarcimento. Ciò peraltro si tradurrebbe in maggiori costi per il S.S.N. e per le assicurazioni stesse, che finirebbero per pagare in spese mediche quello che vogliono risparmiare sui risarcimenti.

La Società Medico Legale del Triveneto, pur condividendo l’intento antispeculazioni del Legislatore, ha evidenziato tutte le contraddizioni di una norma che per cercare di impedire le piccole truffe, rischia di rendere irrisarcibili alcuni tipi di danno grave che non possono essere dimostrati strumentalmente, ma solo con l’analisi clinica, come ad esempio il “danno psichico”.

Anche l’ISVAP ha abbozzato una interpretazione della duplice previsione normativa, limitandosi a suggerire che la norma può funzionare così: l’invalidità permanente si deve accertare strumentalmente, mentre l’inabilità temporanea può essere accertata anche visivamente, quindi clinicamente, dal medico legale.

Infine abbiamo la posizione degli avvocati, che ovviamente non possono che attaccare pesantemente una norma che riduce i diritti dei danneggiati, incide sui volumi di lavoro e, per di più, è scritta con i piedi.

L’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), in un comunicato stampa di poco posteriore all’entrata in vigore della legge, fa una minuziosa disamina della incompatibilità dei nuovi commi con il sistema previgente, che comunque, dice l’OUA, non è stato modificato.

In sostanza, l’OUA suggerisce ai medici legali di continuare a utilizzare i criteri di valutazione medico legale delle lesioni introdotti con le tabelle del 2003, che non potevano essere modificati da queste norme e dunque sono ancora in vigore.

Non rimane che aspettare la battaglia vera. Quella che si svolgerà nelle trattative stragiudiziali e nelle aule dei Giudici di Pace.

Non è escluso che la Corte Costituzionale intervenga poi, in seguito, ad indicare la strada da seguire.

Per ora tutto è ancora possibile. Certo chi ha subito un tamponamento e ha il colpo di frusta incroci le dita, perché rischia di vedersi tolti dalle mani quei duemila o tremila euro (fino a due mesi fa quasi certi) che immaginava di ricevere quale ristoro del torto e dei danni subiti.

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Avv. Antonio Benevento

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