Errori nell’attestato di rischio: che fare?

L’attestato di rischio è quel documento che la compagnia d’assicurazione presso cui abbiamo assicurato il nostro veicolo deve inviarci una volta all’anno, e che deve rappresentare fedelmente il nostro “punteggio” di automobilisti, ovvero la presenza di sinistri con responsabilità principale o concorsuale.

Il predetto “punteggio” è fondamentale per la determinazione della classe di merito cui veniamo inseriti (che sale di una posizione una volta l’anno e scende di due se abbiamo causato un sinistro), che a sua volta si traduce in un premio assicurativo più o meno oneroso per le nostre tasche.

Nell’attestato di rischio viene riportato il tabellino dei sinistri dei precedenti 5 anni.

Ma che succede se non corrisponde alla realtà? O se rappresenta una situazione diversa da quella che, secondo noi, dovrebbe rappresentare?

Che succede ad esempio se scopriamo di aver causato un sinistro che non sapevamo di aver causato?

E che succede se non viene riportato un sinistro che invece abbiamo causato?

L’art. 134, 4ter del d.lgs 209 del 2005 (Codice delle Assicurazioni Private), prevede infatti che “Conseguentemente al verificarsi di un sinistro, le imprese di assicurazione non possono applicare alcuna variazione di classe di merito prima di aver accertato l’effettiva responsabilità del contraente, che è individuata nel responsabile principale del sinistro, secondo la liquidazione effettuata in relazione al danno e fatto salvo un diverso accertamento in sede giudiziale. Ove non sia possibile accertare la responsabilità principale, ovvero, in via provvisoria, salvo conguaglio, in caso di liquidazione parziale, la responsabilità si computa pro quota in relazione al numero dei conducenti coinvolti, ai fini della eventuale variazione di classe a seguito di più sinistri”.

Non viene riportato il sinistro – Questa ipotesi è la più semplice. In linea di massima a nessuno interessa “forzare la mano” informando la compagnia perché ci addebiti un sinistro. Di solito se non vediamo addebitato il sinistro è per una questione burocratica. Infatti a seconda che la data dell’evento ricada nel periodo di osservazione di un anno o di quello successivo, verrà iscritto nel nostro ruolino dei sinistri un anno prima o un anno dopo e cominceremo a pagarne le conseguenze prima o dopo.

Può anche capitare che non venga addebitato per errore, ma siccome il mancato addebito non rallenta la nostra corsa verso la “prima classe di merito”, l’interesse a segnalare il disguido è più teorico che pratico.

Viene riportato un sinistro che non conosciamo – Ben diverso è il caso in cui ci venga addebitato un sinistro che non sapevamo di aver causato, oppure che ritenevamo fosse stato causato da un altro conducente.

L’ipotesi della totale inconsapevolezza consegue probabilmente a un comportamento omissivo della nostra compagnia di assicurazione. La compagnia ha infatti l’obbligo di informarci quando qualcuno chiede dei danni asserendo la nostra responsabilità, e non è difficile intuirne il motivo. E’ doveroso infatti dare all’assicurato la possibilità di dare la sua versione, ed eventualmente di dare prova della totale estraneità ai fatti.

Non è infatti impossibile, e ci sono casi documentati dalla giurisprudenza, che un automobilista si veda aumentare il premio senza nemmeno sapere il perché. In tali casi è evidente la responsabilità della compagnia, che se non prova di aver effettuato tutte le comunicazioni del caso, dovrà risarcire il proprio assicurato degli eventuali pagamenti del premio nella misura in cui questo sia stato illegittimamente maggiorato.

Viene riportato erroneamente un sinistro con responsabilità principale – Più frequente è il caso in cui per un sinistro in cui l’assicurato riteneva di aver ragione, e magari è stato anche risarcito in tutto o in parte del danno riportato, questi si veda “macchiare” il proprio attestato di rischio con un imprevisto addebito della responsabilità.

Tolti quei casi in cui il problema è la mancata comprensione, da parte dell’assicurato, delle comunicazioni delle assicurazioni, a volte più pensate per rispettare le norme che per informare il cliente, abbiamo i casi, non rari purtroppo, in cui la responsabilità del sinistro si biforca e segue binari diversi.

Nei meandri della burocrazia assicurativa può succedere che il liquidatore di una compagnia risarcisce un assicurato all’80%, poi addebita il sinistro con responsabilità principale al proprio assicurato e la stessa cosa fa il liquidatore della compagnia che assicura l’altro veicolo.

In casi del genere (che possono capitare) abbiamo un sinistro con due responsabili principali e ciò non è assolutamente accettabile.

L’importante è sapere che quando veniamo risarciti almeno al 50% del danno subito, abbiamo il diritto di pretendere di mantenere inalterata la nostra classe di merito, poiché la responsabilità nel sinistro calcolata convenzionalmente al di fuori del suo accertamento giudiziale deve seguire il risarcimento del danno, come previsto dal succitato art. 134, 4ter del d.lgs. 209/2005.

Ma vediamo nella pratica che cosa possiamo fare se nel nostro attestato di rischio vediamo addebitato un sinistro in cui non avevamo la responsabilità principale.

  • Per prima cosa dobbiamo armarci di pazienza. Potrebbe trattarsi di un banale errore e una volta segnalato verrà corretto.
  • Se però incontriamo difficoltà a ottenere la correzione, conviene scrivere con raccomandata alla compagnia di assicurazione, dimostrando l’avvenuto pagamento dei nostri danni, quale prova del riconoscimento della nostra esclusione dalla responsabilità o della nostra responsabilità al massimo paritaria.
  • Nel caso non disponessimo di prove scritte, scriviamo all’assicurazione, sempre con raccomandata, perché questa ci fornisca tutta la documentazione posta a base della valutazione sulla responsabilità del sinistro. Tale possibilità, detta di “accesso agli atti”, è formalmente garantita dall’art. 146 del d.lgs. 209/05, o Codice delle Assicurazioni Private, che da agli assicurati anche un’arma in caso di rifiuto della compagnia di fornire la documentazione posta a base della liquidazione di un sinistro, entro sessanta giorni dalla richiesta: il reclamo all’ISVAP (che di solito costa alla compagnia molto di più di quanto costi collaborare con noi per risolvere la vertenza).
  • Una volta chiarito il motivo dell’addebito illegittimo del sinistro, possiamo pretendere che ci sia restituita la somma ingiustamente pagata a causa dell’indebito aumento. Se invece non riusciamo ad ottenere quel che è giusto, dovremmo ricorrere al Giudice, anche se, vertendo in materia di contratti assicurativi, dovremo esperire prima il tentativo di mediazione obbligatoria, previsto dal d. lgs. 28/2010.

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

 

___

Assicuriamoci Bene in collaborazione con un team di professionisti (studi professionali di periti ed avvocati, esperti di diritto delle assicurazioni, della quantificazione del danno, di ricostruzione delle dinamiche degli incidenti), ha predisposto il servizio gratuito “L’Esperto risponde” per gli utenti del Blog.

5 commenti su “Errori nell’attestato di rischio: che fare?

  1. La violazione degli artt. 134 del d.lgs. 209/2005 e 4 del regolamento ISVAP 4/2006 – rilascio al contraente di errata attestazione sullo stato del rischio, comporta l’applicazione della norma Sanzionatoria di cui all’ art. 317, comma 2, del d.lgs. 209/2005. L’ importo della sanzione è di euro 3.750,00 (tremilasettecentocinquanta/00).

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.