Lo Stato non risarcirà più i cittadini per i danni da calamità naturali?


Il Dottor Adolfo Bertani, Presidente di Cineas, Consorzio Universitario che si occupa della cultura del rischio, in particolare nell’ambito delle “calamità naturali”, commenta il DECRETO-LEGGE 15 maggio 2012, n. 59 “Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile –  (GU n. 113 del 16-5-2012)”, focalizzandosi sull’Art.2 comma 2 punti a),b) e c) “Coperture assicurative su base volontaria contro i  rischi di  danni derivanti da calamità naturale.

“Lo Stato non risarcirà più i cittadini per i danni da calamità naturali: svolta epocale per l’introduzione anche nel nostro Paese della responsabilità diretta del cittadino  nella tutela dei propri beni e  di una nuova cultura del rispetto del territorio”. 

“Questo decreto rappresenta una svolta epocale. Si passa da welfare state a welfare community –  afferma Adolfo Bertani, Presidente Cineas – . Con l’esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti dai fabbricati, infatti, si introduce nel nostro Paese il principio della responsabilità diretta del cittadino  nella tutela dei propri beni e  di una nuova cultura del rispetto del territorio. Concretamente, il decreto prevede “estensione della copertura assicurativa del rischio calamità naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati  privati  contro qualsiasi danno”.

Questo principio, stimolato da incentivazione fiscale, è senza dubbio una svolta che va nella direzione giusta pur dovendo mantenere l’invarianza del gettito.

Convince meno l’aspetto volontaristico della polizza. La situazione attuale, infatti,  vede assicurate per incendio solo il 35/40% delle abitazioni civili. Introducendo, invece, una sorta di “semi obbligatorietà” – legando ad esempio la garanzia calamità naturali alla polizza incendio –la stipulazione di queste  polizze verrebbe accelerata (in un anno le coperture per calamità  naturali sarebbero pari a quelle per incendio).

Viceversa, con un regime su  base esclusivamente “volontaria”, il pericolo è che le Compagnie Assicurative si prendano i rischi migliori, scegliendo chi assicurare e come, evitando di stipulare polizze nelle aree maggiormente a rischio di calamità naturali. Il sistema volontaristico non permetterebbe inoltre di centrare l’importante obiettivo dell’invarianza del gettito fiscale.

Va detto anche che la cultura non si cambia per decreto, ma è necessario mettere in atto una campagna massiccia di informazione e cultura della prevenzione del rischio.

Lo Stato, con una tempestiva emanazione di regolamenti di attuazione e chiarificatori, e  il cittadino, con un maggior senso di responsabilità nel tutelare proattivamente i propri beni, possono ognuno per la propria parte contribuire al cambiamento”