Nonostante le indagini continue e, a volte, anche ridondanti (antiriciclaggio, profilo creditizio, segnalazione in centrale rischi, ecc..) a cui è sottoposto chiunque voglia aprire un conto corrente o acquistare una polizza vita in Italia, dal 1 luglio 2013 ogni Istituto Bancario, Finanziario e Assicurativo dovrà identificare i propri clienti in base al Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA), un insieme di disposizioni aventi l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale praticata dai contribuenti USA che detengono conti al di fuori degli USA.

Per indurre gli Intermediari NON Americani a collaborare, la normativa FATCA prevede l’applicazione di una ritenuta alla fonte USA del 30% sui cosiddetti withholdable payments (es: dividendi, interessi, corrispettivi lordi derivanti dalla vendita di titoli USA, canoni, royalties e stipendi di fonte USA) percepiti dagli intermediari (FFI – Foreign Financial Institution ) sia per conto proprio sia per conto della propria clientela (USA e non): http://www.irs.gov/Businesses/Corporations/Foreign-Account-Tax-Compliance-Act-%28FATCA%29.  

Per evitare la ritenuta del 30%, gli intermediari devono sottoscrivere un accordo con l’Internal Revenue Service statunitense (IRS – http://www.irs.gov/Businesses/Corporations/Summary-of-Key-FATCA-Provisions) – denominato Foreign Financial Institutions Agreement (FFIA) – entro il 30.6.2013. Tale accordo imporrà determinate attività di «due diligence, reporting and withholding responsibilites» a partire dal 1.7.2013

L’introduzione della nuova normativa FATCA nasce dalla constatazione che l’attuale normativa prevista dal Qualified Intermediaries Agreement (QIA) si è rivelata insufficiente a contrastare l’evasione negli Stati Uniti, in quanto lascia ancora spazio ai contribuenti statunitensi per occultare i propri capitali mediante l’investimento attraverso le seguenti tipologie di attività:

  • non statunitensi;
  • statunitensi, attraverso società di persone estere, senza rivelare la propria identità;
  • statunitensi, attraverso società di capitali estere.

E’ bene infine evidenziare che le Foreign Financial Institution (FFI) impattate dalla normativa FATCA sono le società (non statunitensi) che:

  • accettano depositi nello svolgimento ordinario di un’attività bancaria o similare (es: Banche)
  • detengono, come parte essenziale del proprio business, beni finanziari per conto terzi (es: fiduciarie, depositari)
  • hanno come business principale l’investimento, il reinvestimento o la negoziazione (sia in conto proprio, sia in conto terzi) di titoli, quote di partnership, commodities (es: fondi comuni di investimento, SGR)
  • emettono polizze assicurative a contenuto finanziario (es: assicurazioni)

dunque, per l’Italia (che ha aderito alla normativa FATCA come il Regno Unito, la Spagna, la Francia e la Germania: http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2012/comunicato_0107.html), ciò corrisponde a circa l’80% degli operatori bancari, assicurativi e finanziari sul territorio che dovranno non solo identificare puntualmente ogni cliente diretto o indiretto (es: scovare i prestanome che possono nascondere cittadini USA) ma anche inviare regolari reports in linea con quanto previsto dall’IRS.

 

Francesca Boccia

Compliance Manager

Un pensiero su “FATCA – ricatto degli USA o presidio per la vera trasparenza?”

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