La rocambolesca fine della mediazione civile obbligatoria

Il 24 ottobre 2012 si è tenuta l’udienza della Corte Costituzionale che doveva decidere sulla incostituzionalità della mediazione civile obbligatoria, sulla base di una remissione del tar del Lazio, provocata da un ricorso dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA).

Due erano i profili di incostituzionalità evidenziati dall’OUA: la violazione del diritto di difesa (art. 24 Cost.), poiché l’obbligo di tentare la mediazione (a pagamento) poteva considerarsi un ostacolo all’accesso alla giustizia;  l’eccesso di delega (art. 77 Cost.), poiché il Governo ha emesso il decreto istitutivo della mediazione eccedendo i limiti della delega conferita.

L’udienza era vissuta con trepidante attesa almeno da due categorie: gli avvocati, che nella mediazione civile obbligatoria hanno sempre visto un balzello e un rimedio grossolano per chiudere le porte dei tribunali ingolfati da troppe cause, e gli organismi di mediazione, che per due anni sono proliferati a dismisura, fiutando il nuovo business.

Ricordiamo che il decreto sulla mediazione obbligatoria (d.lgs. 28/2010) ha incluso nelle materie soggette ad obbligo di tentativo di mediazione quasi tutto il diritto civile.

In particolare, per quanto riguarda il mondo assicurativo, non si poteva, sino a pochi giorni fa, iniziare una causa per risarcimento danni da incidente stradale, o per contestare il mancato rispetto di un contratto assicurativo, senza prima rivolgersi a un organismo di mediazione.

Sulla mediazione, chi scrive aveva già espresso molte perplessità nell’articolo “È entrata in vigore la mediazione civile per l’rc auto: cosa cambia”, cui si rimanda chi avesse voglia di approfondire.

Certo non era affatto scontato l’esito che la battaglia avrebbe avuto.

Ancora non è stata pubblicata la sentenza, ma la Corte Costituzionale ha fatto sapere il giorno stesso dell’udienza, tramite un comunicato del suo ufficio stampa, di aver “dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione.”

A tale notizia, gli avvocati hanno brindato al successo.

A rovinare la loro festa, ci si è messo Bruno Vespa, che durante una puntata di Porta a Porta ha espresso tutta la sua amarezza per questa decisione della Consulta, che ha bocciato una normativa che funzionava benissimo per colpa, a Suo dire, della lobby degli avvocati, che “guadagnano su processi lunghi”.

La tara delle affermazioni di Bruno Vespa dev’essere fatta su un dato non indifferente: la moglie del popolare anchorman televisivo è Augusta Iannini, ovvero colei che, quando era a capo dell’Ufficio Legislativo del Governo, ha architettato la contestatissima legge sulla mediazione civile obbligatoria.

Al di là del conflitto di interessi domestico di Bruno Vespa, le frasi usate dal conduttore televisivo hanno mandato su tutte le furie gli avvocati, peraltro già nervosi per il taglio netto delle loro parcelle tramite il recente decreto che ha abrogato le tariffe legali.

Il Consiglio Nazionale Forense ha rilasciato un comunicato esprimendo sconcerto per le dichiarazioni di Bruno Vespa e ha ricordato al giornalista tv che l’obbligatorietà della mediazione è pressochè sconosciuta in Europa.

Altre associazioni di avvocati hanno fatto firmare petizioni, minacciato querele, e a tutt’oggi la partita non sembra chiusa.

Ma mentre i legali agitavano le toghe contro Vespa, nelle oscure stanze del Palazzo si preparava un colpo a sorpresa. Gli avvocati faranno pure lobby, ma un business come quello degli organismi di mediazione, foriero di vere cascate di denaro e improvvisamente bloccato, non poteva non provocare un colpo di coda.

E così il senatore Ghigo (PDL), ha preparato un emendamento con cui si doveva reintrodurre l’obbligatorietà della mediazione civile, fino al 2017, per poi decidere.

Anche questo estremo tentativo è stato bloccato in Commissione Industria, dopo la vibrante protesta di avvocati che singolarmente o tramite le associazioni di categoria, hanno inondato di lettere di protesta le caselle email dei senatori.

Insomma, nell’attesa di leggere la sentenza della Corte Costituzionale, la mediazione civile obbligatoria sembra già un ricordo del passato.

Ma tutto può ancora accadere, e credo ci sarà da scrivere altro ancora su questa vicenda.

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

 

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