Rapporto annuale sui sinistri stradali

La pubblicazione del rapporto sui sinistri stradali verificatisi in Italia nell’anno 2011, evidenzia un calo degli incidenti, ma dei numeri che sono ancora molto elevati, con una sostanziale distanza rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. Valutiamo le reali cause per cui il numero dei sinistri stradali è ancora così alto.

In data 31 ottobre 2012, l’Automobile Club d’Italia e l’Istituto Nazionale di Statistica hanno pubblicato il rapporto annuale sui sinistri stradali relativi all’anno 2011. Complessivamente si sono verificati 205.638 incidenti con lesioni a persone, i feriti sono stati 292.019, mentre i decessi sono stati 3.860, valori in calo rispetto all’anno 2010 con una diminuzione del 2,7% del numero totale degli incidenti, del 3,5% dei feriti e del 5,6% dei decessi. Il maggior numero dei sinistri stradali (157.023) si è verificato sulle strade urbane con un numero molto elevato di persone ferite (213.001) e di persone decedute (1744). Al contrario sulle autostrade gli incidenti sono stati 11.007 con 18.515 feriti e 338 decessi, mentre sulle strade extraurbane i sinistri sono stati 37.608 che in proporzione ed in rapporto hanno comportato un elevatissimo numero di feriti (65.503) e decessi (1778). Quest’ultimo dato evidenzia che le strade extraurbane, pur contando meno della metà dei sinistri che si verificano in città, hanno un tasso di mortalità molto più elevato (4,7 decessi ogni 100 incidenti).

Considerando la fascia notturna compresa dalle 22.00 alle 06.00, il maggior numero di decessi (6 ogni 100 incidenti) è stato raggiunto nel fine settimana con un picco intorno alle ore 05.00, mentre la punta massima di incidentalità è alla 18.00. Il mese dell’anno in cui si sono verificati più incidenti è maggio, mentre il picco di mortalità è stato raggiunto nel mese di agosto. In 7 casi su 10 le vittime sono i conducenti dei veicoli, nel 15% dei casi i trasportati e nel 15% i pedoni. La categoria di veicoli più coinvolta in sinistri stradali è quella delle autovetture (66,1%) seguono i motocicli ed i ciclomotori (19,4%), le biciclette (4,5%) e gli autocarri (6,8%). Il sinistro più frequente, circa il 35% del totale, è quello frontale – laterale, seguito dal tamponamento (18,4%), dall’urto laterale (12,2%), dall’uscita di strada (9,5%), dall’investimento di pedone (9,3%) e dallo scontro frontale (6,2%), con picchi mortalità elevati per gli impatti frontali (14,5%), per gli urti frontale – laterale (23%), per gli investimenti di pedoni (15,2%) e per la fuoriuscita di strada (19,5%). Il rapporto annuale evidenza inoltre come tra le principali cause per cui si verificano i sinistri stradali, al primo posto ci sia il mancato rispetto della precedenza, dello stop e del semaforo, al secondo posto vi è la mancanza di attenzione ed al terzo posto l’elevata velocità.

Nel periodo compreso tra il 2001 ed il 2011 gli incidenti stradali con lesioni a persone sono diminuiti del 21,8%, ma il valore sicuramente più interessante è che i decessi hanno registrato un calo del 45,6%. Nonostante i dati confortanti e superiori alla media europea, l’Italia è ancora tra gli ultimi posti in relazione all’indice di mortalità seguita solo da Francia, Germania e Polonia. I dati sopra riportati rappresentano il classico caso di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, dove è possibile essere contenti per i risultati ottenuti, senza considerare che il numero di incidenti stradali con lesioni a persone è ancora molto elevato e che si deve fare ancora tanto per diminuirne l’incidenza e quindi il relativo costo sociale.

Alcune delle motivazioni per cui si è verificato tale calo sono sicuramente riconducibili all’inserimento della patente a punti che ha “obbligato”, se non altro nei primi mesi, tanti conducenti ad una maggiore prudenza, alla diffusione del sistema di rilevazione Tutor che ha indotto gli automobilisti al rispetto dei limiti di velocità imposti nei tratti autostradali ed all’inasprimento delle relative sanzioni che ha contribuito a creare una sorta di timore, con conseguente rispetto delle norme del Codice della Strada. Ma tutto ciò non stato sufficiente oppure gli effetti benefici si sono dissolti nel giro di pochi mesi, pertanto i punti della patente non fanno più paura, in autostrada si vedono autovetture che vanno ben oltre il limite massimo consentito e che rallentano in prossimità del punto di rilevazione della velocità, confidando in un abbassamento della media oraria.

Cosa è possibile fare per abbassare ulteriormente e definitivamente il numero dei sinistri stradali? Le soluzioni sono tante, ma c’è bisogno del contributo di tutti. Creare uno stato di terrore negli automobilisti solo aumentando i controlli, sviluppando la rete di rilevazione Tutor o inserendo sanzioni molto severe, è totalmente inutile, in quanto il mancato rispetto delle norme comporta paradossalmente una condizione adrenalinica e quasi di compiacenza. Al contrario è necessario educare i conducenti dei veicoli a rispettare le regole del Codice della Strada, a rispettare il valore della propria vita, ma soprattutto la vita degli altri utenti. Non è infatti casuale che in Svizzera o negli Stati Uniti i conducenti dei veicoli rispettino le norme, in particolar modo i limiti di velocità anche sui tratti autostradali. Si tenga presente che tutte le norme messe in atto fino ad oggi sono di tipo preventivo o punitivo, che hanno comunque poco valore e giustificazione in assenza della corretta educazione che deve iniziare fin da piccoli, per proseguire e completarsi nelle scuole guida.

La riduzione del numero di sinistri stradali non è riconducibile alla sola educazione, in quanto anche le case automobilistiche possono contribuire notevolmente, nonostante quanto sia già stato fatto. Infatti certe tecnologie di sicurezza attiva che permettono cioè di evitare l’impatto, come ad esempio il rilevatore di stanchezza, trovano applicazione solo su modelli di alta gamma o con un costo aggiuntivo considerevole, aspetto che ne limita l’impiego e la diffusione anche nelle fasce di veicoli inferiori. La sicurezza stradale non è esclusivamente per coloro che se lo possono permettere, ma deve essere disponibile per qualunque utente della strada.

Non devono esimersi neanche le amministrazioni comunali, in quanto le strade hanno ormai concezione superata, ma soprattutto sono state progettate per un numero di veicoli nettamente inferiore rispetto a quello che vi transita al giorno d’oggi. L’inadeguatezza delle rete stradale aumenta inevitabilmente il numero delle situazioni di pericolo e non è casuale che il maggior numero di incidenti stradali avvenga proprio nei centri urbani, dove la riprogettazione e la qualificazione della rete viabile è più complicata.

Per ultimo, ma non per importanza, l’utilizzo delle campagne informative è fondamentale. Non è accettabile che la comunicazione, in alcuni casi sicuramente forte e violenta, sia limitata a soli pochi specifici giorni all’anno, generalmente preceduta da servizi in onda nei telegiornali. Tale strumento deve essere continuo, duraturo nell’arco dell’anno, parametrato alle singole fasce di età alle quali si vuole rivolgere e soprattutto estremamente efficace. Far vedere l’immagine di un ragazzo sfigurato in seguito ad un incidente stradale, spaventa i bambini e lascia indifferenti gli adulti il cui pensiero è: “A me non succederà mai”. E’ inoltre importante che tutti gli addetti ai vari settori, tra cui anche i ricostruttori delle dinamiche, i quali procedono allo studio del sinistro, mettano a disposizione la propria esperienza e spieghino a chiunque, anche tramite contributi scritti, che un incidente si verifica in pochi istanti, ma le conseguenze durano una vita intera.

Non vi alcun dubbio che tanto è stato fatto per ridurre il numero degli incidenti stradali, ma è altrettanto indiscutibile la necessità di aumentare gli sforzi, anche per ridurre l’elevato costo sociale che questi comportano alla collettività.

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Stefano Burato

 

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