Finanza Islamica: investimenti e assicurazioni

La finanza Islamica opera in accordo alla “Sharia” (l’insieme delle regole che disciplinano la vita di un Musulmano) e si differenzia dalla finanza per come la conosciamo principalmente per il divieto di applicare interessi (riba) sui prestiti (ricordiamo che in passato anche la religione Cattolica condannava l’applicazione di un tasso di interesse).
E’ inoltre vietato investire in imprese operanti nel gioco d’azzardo, nella pornografia, nella carne suina, nel tabacco,  nell’alcol e negli strumenti derivati a fini speculativi (e’ possibile invece utilizzare i derivati a scopo di copertura, che e’ tra l’altro la ragione iniziale della loro creazione).
La raccolta nelle banche Islamiche avviene tramite “conti d’investimento” e conti correnti (wadia):
·        Nei conti d’investimento il depositante viene remunerato partecipando agli investimenti della banca (e’ quindi esposto anche a rischi di perdita)
·        Nei conti wadia (come nei conti correnti “occidentali”), vi è la garanzia della restituzione del capitale, ma non prevedono alcuna remunerazione.
Le banche islamiche investono in progetti, ricavando una remunerazione (espondendodosi a un rischio) derivante dalla riuscita o meno di questi progetti: si instaura dunque una sorta di partnership tra la banca e l’impresa finanziata.
L’assicurazione islamica (takaful) si basa sulla mutua assistenza: gli assicurati versano dei contributi a un fondo al quale possono attingere nel caso in cui si manifesti l’evento avverso.
Si stima che la finanza Islamica abbia un volume di oltre 1,000 milardi di dollari (dati 2010) e un ritmo di crescita superiore al 10% annuo.
Banche e fondi d’investimento Islamici sono offerti anche da istituzioni finanziarie “occidentali”.

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