Il caso della settimana. Sinistro vero o truffa assicurativa?

L’assicurazione non vuol pagare il danno, in quanto non c’è corrispondenza tra le deformazioni e la dinamica del sinistro? A volte le cose non sono come sembrano. Sarebbe importante che gli addetti del settore approfondissero bene le dinamiche dei sinistri, prima di fornire un parere contrario alla liquidazione.

Ci ha scritto un nostro lettore, segnalandoci quando accaduto:

“Stavo percorrendo una via a Milano a bordo del mio ciclomotore, quando sono stato improvvisamente tamponato da un’autovettura, con conseguente caduta a terra. Non essendomi fatto male, io ed il conducente dell’auto abbiamo compilato la Constatazione Amichevole di Incidente, da cui risulta chiaramente la mia ragione. Ho consegnato la denuncia alla mia compagnia che ha incaricato un perito. Dopo alcuni giorni mi è arrivata una lettera nella quale si comunicava che l’assicurazione non voleva pagare il mio danno, in quanto non c’era corrispondenza tra le deformazioni e la dinamica del sinistro. Cosa posso fare a questo punto, dato che ho riparato il ciclomotore anticipando il relativo importo?”

In seguito al verificarsi di un impatto, i veicoli coinvolti riportano inevitabilmente delle deformazioni, la cui entità è direttamente proporzionale alla forza dell’urto, quindi alla massa ed alla velocità di cui erano animati i veicoli coinvolti nella fase antecedente al contatto.

Quando viene incaricato un perito, quest’ultimo ha il dovere di quantificare il danno e di esprimere un proprio parere in merito alla compatibilità tra danni e dinamica, cioè verificare che l’entità, l’andamento ed il verso delle introflessioni sia corrispondente a quanto denunciato. Qualora il fiduciario della compagnia, sulla base della propria esperienza e delle proprie conoscenze tecniche, ravvisasse l’assenza di coerenza tra le deformazioni riportate dal veicolo visionato e quanto sottoscritto dalle parti, è sua facoltà prendere visione dell’altro veicolo coinvolto. Al termine di questi accertamenti, il perito fornisce alla compagnia, le proprie conclusioni.

Nel caso specifico, il fiduciario incaricato ha visto che la parte posteriore del motociclo non presentava alcun tipo di danno, pertanto ha dato il proprio parere negativo alla liquidazione, probabilmente ipotizzando che il nostro lettore sia caduto da solo e che abbia successivamente compilato una Constatazione Amichevole di Incidente con una persona consenziente. Il classico tentativo di truffa ai danni della compagnia assicurativa.

Vista la segnalazione e la richiesta inoltrata, abbiamo chiesto al lettore di fornirci maggiori informazioni in merito al sinistro, ma soprattutto di farci vedere il ciclomotore di sua proprietà. Al termine della nostra breve e sicuramente non approfondita indagine, è emerso che:

1) l’autovettura della controparte è di proprietà di una società di leasing, la quale è in possesso di una regolare fattura di riparazione, da cui risulta la verniciatura del paraurti anteriore;

2) il parafango posteriore del ciclomotore è in plastica, pertanto essendo dotato di una notevole elasticità, può essere piegato fino a toccare il pneumatico, senza che riporti alcun tipo di segno o di rottura.

A tal punto la nostra ricerca ha prodotto una serie di elementi tali da ritenere il sinistro veritiero, contrariamente a quanto scritto dall’ispettorato sinistri al proprio assicurato.

Il caso sopra esposto, dovrebbe però indurre gli addetti del settore assicurativo, in particolar modo periti e liquidatori, a valutare le dinamiche degli incidenti in modo tecnico, ma con una forma mentale più aperta, partendo dal presupposto che a volte la realtà non è come sembra.

Nel caso specifico se il perito avesse fatto gli opportuni accertamenti presso il proprietario dell’autovettura avrebbe appurato che la semplice abrasione del paraurti anteriore del veicolo tamponante era già un elemento di compatibilità con quanto riferito dall’assicurato nonché nostro lettore, ma addirittura se avesse valutato il materiale con cui è costituito il parafango del ciclomotore e soprattutto del suo punto di introflessione, si sarebbe reso conto, tecnicamente, della motivazione per cui il veicolo a due ruote non presentava danni alla parte posteriore. Con due semplici operazioni, il perito avrebbe svolto a regola d’arte il proprio lavoro, prestando quindi un ottimo servizio alla propria mandante.

Fortunatamente per lui e per l’impresa assicuratrice, in questo caso il lettore si è rivolto a noi che dopo aver effettuato una serie di accertamenti, ci siamo limitati a fornirgli le indicazioni necessarie per far valere i propri diritti, ma in tanti altri casi il danneggiato si rivolge direttamente ad un legale, con conseguente aggravio dei costi per la compagnia assicurativa. Dato comunque che il sinistro non è ancora stato liquidato, vi terremo aggiornati sugli sviluppi di quello che è un classico errore dovuto a leggerezza e superficialità.

 

Stefano Burato

Twitter: @BuratoStefano

 

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