Il caso della settimana: tecnologia ed incidenti stradali

L’introduzione ed il continuo sviluppo della tecnologia applicata al settore automobilistico è fondamentale per ridurre il numero di incidenti stradali, ma non aiuta gli addetti preposti alla ricostruzione della dinamica, siano essi agenti di Polizia oppure periti, rischiando addirittura che il suo impiego diventi controproducente per il danneggiato.

IL CASO

Un nostro lettore ha segnalato un caso molto interessante che può verificarsi ad ogni conducente di veicolo:

“Stavo percorrendo una strada statale in provincia di Pavia, era giorno, il traffico normale e davanti a me non avevo altri veicoli. Giunto in corrispondenza di una intersezione, improvvisamente un autovettura si è immessa nella strada che stavo percorrendo, senza concedermi la precedenza. Io frenavo subito, ma a causa della repentinità della manovra messa in atto dall’altro conducente, non riuscivo ad evitare l’impatto. Abbiamo chiamato la Polizia Locale che ha rilevato i dati dei conducenti ed i danni ai veicoli. Ho fatto denuncia alla compagnia di assicurazione che dopo aver incaricato un proprio perito, mi ha inviato un assegno corrispondente al 70% del danno. Ho pertanto chiamato l’ispettorato per chiedere informazioni e mi è stato incredibilmente riferito che parte della responsabilità è mia. Cosa posso fare?”

LA NORMA

Il caso sopra indicato rientra nella classica applicazione del comma 1 dell’articolo 2054 del Codice Civile, “Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno“.

VALUTAZIONE DEL CASO

Nel caso specifico, è molto probabile che il liquidatore abbia riscontrato dal rapporto di incidente redatto dalla pattuglia della Polizia Locale, che il veicolo condotto dal nostro lettore non ha impresso tracce di frenata. Di conseguenza per il gestore della pratica, il conducente del veicolo non ha fatto tutto il possibile per evitare l’impatto ed è quindi corresponsabile del verificarsi del sinistro.

Cosa abbiamo fatto: il racconto non è poi così inusuale e quindi abbiamo effettuato una serie di piccoli accertamenti, nella speranza di poter aiutare il nostro lettore a tutelare i suoi diritti, certi che quanto successo ha una spiegazione, ma soprattutto è frutto di una errata valutazione:

1) abbiamo chiesto di inviarci copia del rapporto di incidente stradale redatto dalla Polizia Locale da cui abbiamo rilevato le informazioni che ci servivano, compreso il numero di targa del veicolo in questione;

2) abbiamo chiesto di inviarci le fotografie a riparazioni da iniziare del veicolo in questione, dalle quali sono emerse le deformazioni subite;

3) abbiamo effettuato una visura al Pubblico Registro Automobilistico da cui abbiamo ottenuto il modello esatto e la data di prima immatricolazione del veicolo in questione;

4) abbiamo richiesto alla casa costruttrice, la scheda tecnica del veicolo condotto dal nostro lettore, da cui sono emersi tutti i sistemi di sicurezza in dotazione;

Cosa abbiamo scoperto: le poche ricerche effettuate, ci hanno permesso di accertare che l’autovettura del nostro lettore è dotata dell’Abs, che serve per evitare il bloccaggio dei pneumatici, riducendo in tal modo lo spazio di arresto del veicolo, in particolar modo con condizioni di asfalto bagnato o scivoloso. Per fare ciò, dietro indicazione dei sensori, la centralina ripartisce la forza frenante sui quattro pneumatici, evitando in tal modo che gli stessi raggiungano il punto di bloccaggio. Proprio a causa del particolare funzionamento, l’Abs imprime una traccia discontinua, molto superficiale e quindi difficilmente individuabile, soprattutto su asfalto bagnato oppure di notte. Per tale motivazione, è possibile per lo meno ipotizzare che la mancanza di traccia di frenata sia riconducibile alla presenza dell’Abs ed alle difficoltà di reperimento, non al fatto che il nostro lettore non abbia cercato di evitare l’impatto in tutti i modi, compreso frenare.

A tal punto abbiamo valutato le fotografie dell’autovettura in questione, rilevando che le deformazioni subite sono compatibili con una velocità relativamente bassa (15 Km/h) che, in relazione al tipo di strada percorsa, non poteva certamente essere quella di cui era animato il veicolo nel momento in cui il conducente ha percepito il pericolo rappresentato dall’altra autovettura che riprendeva la marcia. E’ quindi evidente che tale velocità è successiva ad una fase di decelerazione e di frenata, elemento che conferma in toto la versione dei fatti fornitaci dal nostro lettore.

Il caso indicato ci insegna che la tecnologia applicata ai veicoli ha sicuramente una serie di vantaggi considerevoli ed ormai imprescindibili, ma deve essere interpretata fino in fondo. E’ pertanto indispensabile, affinché la stessa non si ritorca contro il danneggiato ed i suoi diritti, che gli operatori del settore conoscano molto bene il funzionamento dei singoli sistemi tecnologici, ma soprattutto come questi hanno inevitabilmente modificato le abitudini di guida ed il comportamento dei veicoli che ogni giorno percorrono le strade.

 

 

Stefano Burato

Twitter: @BuratoStefano

 

Assicuriamoci Bene in collaborazione con un team di professionisti (studi professionali di periti ed avvocati, esperti di diritto delle assicurazioni, della quantificazione del danno, di ricostruzione delle dinamiche degli incidenti), ha predisposto un servizio di Consulenza on line Legale e di quantificazione, perizia e stima dei danni per gli utenti del Blog.

 

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