Incidente mortale a San Giorgio delle Pertiche. Una riflessione doverosa!

L’incidente verificatosi il 31 maggio 2013 in provincia di Padova, deve far emergere le responsabilità dirette, ma anche le responsabilità indirette. E’ un dovere nei confronti di chi, in questo caso come in tanti altri, chiede giustizia.

Venerdì 31 maggio 2013 si è verificato un terribile incidente stradale a San Giorgio delle Pertiche in provincia di Padova. Dalle prime indagini effettuate dai Carabinieri, è emerso che Giulia Spinello, ragazza di appena 21 anni, stava andando a trovare la nonna, quando è stata investita da una Jeep Grand Cherokee condotta da una donna di 63 anni, la quale anziché fermarsi, ha proseguito la propria marcia non accorgendosi che la ragazza era incastrata in una parte della carrozzeria tra il fanale e la ruota anteriore destra e quindi letteralmente trascinata. Oltre alla crudeltà della dinamica del sinistro, l’aspetto che ha maggiormente turbato è il fatto che una volta giunta a casa, la donna è scesa dall’auto e totalmente incurante che il corpo ormai straziato della povera ragazza fosse ancora attaccato al veicolo, si è recata presso la propria abitazione. Fortunatamente la presenza di un testimone oculare che ha assistito all’investimento ed ha seguito la Jeep guidata dalla donna, ha permesso ai Carabinieri di arrestarla, con le accuse di omicidio colposo, omissione di soccorso e guida sotto l’effetto di sostanze psicotrope. Nelle prossime ore il Giudice per le Indagini Preliminari deciderà se convalidare l’arresto, anche se attualmente la conducente dell’autovettura è ricoverata presso il reparto di psichiatria dell’ospedale di Camposampiero.

Da tecnico esperto in cinematica e nella ricostruzione delle dinamiche del sinistro, preferisco non fare alcuna disamina delle modalità dell’incidente, quindi valutare se la conducente dell’autovettura può non essersi effettivamente accorta di nulla, oppure se è giusto accusarla del solo omicidio colposo anziché volontario, oppure se l’arresto tempestivo del veicolo potesse consentire ai sanitari di salvare la vita di Giulia Spinello, tutte logiche che apparterranno ad una strategia processuale. Preferisco invece soffermarmi su un elemento che è inquietante, ancora di più delle già inquietanti modalità con cui si è verificato l’incidente. Infatti da una prima analisi effettuata sulle urine della conducente del veicolo, è emersa la presenza di benzodiazepine sostanza contenuta nei farmaci prescritti per i cicli di chemioterapia e che provoca una forte sonnolenza, ma soprattutto uno stato catatonico, quindi totalmente incompatibile con la guida di un qualsiasi veicolo. La procedura prevede infatti che il medico curante comunichi la somministrazione di tali farmaci alla commissione patenti della Prefettura, la quale assume i provvedimenti del caso, generalmente il ritiro della licenza di guida. E’ pertanto lecito porsi alcune domande: come mai la donna stava conducendo un veicolo nonostante la procedura adottata in questi casi? Cosa non ha funzionato? Dove si è interrotto l’iter?

Anche in questo caso da tecnico non voglio avanzare alcun tipo di ipotesi, allo stato attuale senza fondamento scientifico, o accusare delle persone senza che le autorità abbiano concluso le relative indagini. Mi auguro però che i Carabinieri indaghino al fine di accertare tutta la verità e far emergere non solo le evidenti responsabilità dirette della donna che guidava la Jeep, ma anche eventuali responsabilità indirette, di una o più persone che non avendo compiuto correttamente il proprio lavoro e soprattutto non essendosi attenute alla normativa, devono essere ritenute complici. E’ infatti evidente che qualcosa non ha funzionato nell’applicazione delle regole, in quanto se la normativa prevede il ritiro della patente, o la donna era alla guida nonostante l’applicazione del restringimento, oppure la patente non è stata ritirata, e questa potrebbe essere una delle principali cause per cui si è verificato l’incidente costato la vita ad una ragazza di soli 21 anni che aveva come unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

 

Stefano Burato

Twitter: @BuratoStefano

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