Il PIL misura il valore di tutti e beni e servizi prodotti in una nazione in un determinato periodo di tempo (solitamente trimestrale o annuale): e’ dunque un indicatore della ricchezza dell’economia di un paese.

L’Italia vanta l’ottavo PIL al mondo (dietro USA, Cina, Giappone, Germania, Francia, Brasile e Regno Unito) ed il terzo nell’ Eurozona (dopo Germania e Francia).

Tuttavia, il PIL italiano ha perso 8 punti percentuali tra il 2007 e il 2013, tornando ai livelli del 2000: la peggiore performance della zona Euro dopo la Grecia.

Colpa della crisi viendoche il mondo sta ? Non del tutto, visto che anche prima del suo arrivo (periodo 1997-2007) l’economia taliana e’ mediamente cresciuta dell’1% in meno rispetto ai paesi dell’ Eurozona.

Le ragioni di questa bassa crescita vanno ricercate, tra le varie problematiche che affliggono l’economia italiana, nel calo dei consumi delle

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famiglie, nella difficolta’ di attrarre investimenti e nei problemi di competitivita’ delle nostre aziende esportatrici.

Per comprendere le possibili prospettive di crescita, analizziamo la formula di calcolo del PIL:

[ PIL = Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica + Esportazioni – Importazioni ]

Come sopra ricordato, i consumi sono in calo per via dell’erosione del reddito disponibile (e dell’aumento della disoccupazione) e vi e’ una seria difficolta’ ad attrarre investimenti, tra i vari motivi, per la voracita’ del fisco e per l’elevato costo del lavoro.

L’enorme debito pubblico (oltre il 120% del PIL), tuttavia, impone tassazione elevata e un freno alla spesa pubblica, rendendo difficile qualsiasi politica economica espansiva volta a un significativo alleggerimento del fisco per le imprese (che aiuterebbe investimenti ed esportazioni) e al sostegno del reddito delle famiglie (dando una spinta ai consumi).

Le esportazioni, come gia’ ricordato, soffrono per varie problematiche (tassazione e costo del lavoro elevati su tutti) che minano la competitivita’ delle aziende esportatrici.

Le economie emergenti forniscono beni a basso prezzo che e’ conveniente importare, a scapito delle merci prodotte in Italia

Sembra dunque un cane che si morde la coda, visti gli scarsi margini di manovra, dettati anche dai vincoli europei, anche se una seria lotta all’evasione fiscale, alla corruzione e alla criminalita’ organizzata potrebbero liberare risorse significative!

 

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