Fideiussioni e Cauzioni: coobbligazioni personali e autentiche di firma

Con questo articolo non faremo alcun approfondimento su un argomento specifico nel segmento fideiussioni e cauzioni. Ci limiteremo semplicemente a fare qualche considerazione di carattere generale in merito al concetto di firma autenticata e di coobbligazioni personali; vengono richieste sempre più frequentemente nel settore che quotidianamente trattiamo, sempre molto delicato e particolare, ed in fase di continua evoluzione.

LE COOBBLIGAZIONI PERSONALI

I rischi legati alle fideiussioni ed alle cauzioni sono piuttosto anomali: frequenze di sinistro altamente variabili a seconda di molteplici fattori concomitanti, rischi completamente differenziati anche in casi teoricamente molto simili, garanzie tassate, quindi, dallo 0,5% al 5%.  Ovviamente anche negli altri rami assicurativi le variabili sono molteplici e sotto gli occhi di tutti, ma, forse, in questo segmento l’alea regna incontrastata.

Succede, quindi, spesso che di fronte ad un’accettazione del rischio da parte del garante sia espressamente richiesta la coobbligazione personale (con tutto il suo patrimonio) dei soci dell’azienda, soprattutto quando non si ha a che fare con società per azioni. Credo che questo coinvolgimento del patrimonio personale dei soci abbia una forte, concreta ed interessante valenza dal punto di vista della valutazione del rischio. A tutti gli effetti, il garante che si vede accettare la richiesta di coobbligazione valuta molto positivamente il rischio, in quanto si può tecnicamente rivalere su qualcosa di forte; mentre, invece, quando scorge il rifiuto inizia ad alzare le orecchie, dal momento che probabilmente il socio sa che la polizza potrebbe essere escussa, e pertanto creare un bel danno al garante. In effetti, se l’imprenditore non ha nulla da temere, perché mai non dovrebbe personalmente coobbligarsi?! Il ragionamento non fa una piega. Probabilmente il sinistro è prossimo, o comunque facile a venire a galla. Così, succede di vedere, da una parte, addirittura un liquidatore nominato per chiudere un’impresa che si coobblighi con il proprio patrimonio personale per recuperare un credito i.v.a. presso l’agenzia delle entrate; dall’altra, capita che imprenditori di lungo corso non sono intenzionati alla minima coobbligazione personale per una garanzia magari da € 10.000. Dove sta la ragione? Forse hanno tutti ragione? Nella pratica, comunque, sembra di poter dire che, in assenza di valide coobbligazioni, il business non  lo fa nessuno.

LE FIRME AUTENTICATE

Tecnicamente la firma autenticata può essere in formato digitale, autenticata da un notaio o presso un pubblico ufficiale a ciò espressamente autorizzato (ufficio anagrafe del comune di residenza). Qual è il significato dell’autentica di una firma del contraente in una garanzia fideiussoria? Primariamente, qualche compagnia la richiede al fine di evitare il disconoscimento della firma proprio del contraente. Succede anche questo? Succede anche questo! Ed in caso di sinistro, è inutile dire che la confusione e le controversie che ne nascono tra contraente, garante e beneficiario sono senza fine! E, come sempre, per qualcuno con la mano facile alla firma falsa, tanti altri contraenti devono sorbirsi la perdita di tempo di andare ad autenticare la firma presso un notaio o l’ufficio anagrafe. Mettiamo anche il fatto che alcuni uffici pubblici effettivamente non rilasciano autentiche di firma per polizze a fine privatistico (non tutti), ed ecco che il pasticcio è perfetto. Quindi, magari per una polizza dal valore di € 500 euro il contraente deve prendersi la briga di scomodare un notaio, con i suoi tempi ed i suoi costi, che ovviamente non coincidono mai con gli obiettivi di risparmio di tempo e denaro dell’imprenditore. Ma è perfettamente inutile lamentarsi; siamo in Italia, con i suoi falsari di firme e sospettosi diffidenti assicuratori, con la sua burocrazia e le sue complicazioni. Siamo in Italia, e chi vuol esser lieto sia.


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