L’assicurato ha l’ obbligo di avviso del sinistro e di evitare o diminuire il danno. Cosa accade se non lo fa?

Il caso: il proprietario di un’immobile (porzione di casa indipendente), per riscaldare la propria unità abitativa decide di bruciare legno non adibito a tale uso. Per la tipologia di materiale utilizzato, si sviluppa un intenso fuoco ed alte fiamme che, agendo direttamente sulla canna fumaria, la surriscaldano intensamente fino a determinare lo sviluppo di un incendio. Nessuno in casa durante il fatto, e gli effetti sono devastanti: nonostante l’intervento  dei vigili del fuoco, la struttura del tetto (in legno) brucia quasi completamente e crolla parzialmente, tutto il terzo ed ultimo piano viene danneggiato durante le operazioni di spegnimento. L’azione dell’incendio, viene completata dall’azione delle intemperie, in quanto dopo alcune settimane di esposizione alla pioggia e forti raffiche di vento, si verifica il crollo totale del tetto e l’unità abitativa viene dichiarata definitivamente inagibile.

Il Cliente, assicurato con polizza globale fabbricati, chiede l’attivazione della garanzia incendio ed un indennizzo consistente per il rifacimento totale del tetto, ma avrà una spiacevole sorpresa! La Compagnia, infatti, quantifica i danni ma rileva, altresì, un grave inadempimento dell’obbligo contrattuale di salvataggio, tale per cui, se l’Assicurato avesse approntato gli interventi di messa in sicurezza (anche solo parziale) del tetto, il danno sarebbe stato certamente inferiore. Ovviamente nasce un contenzioso…Perché? Entriamo nel merito

Analisi assicurativa 

Tralasciando l’analisi delle caratteristiche costruttive del fabbricato, che viene classificato, in base ai principali capitolati, a seconda dei materiali di cui è composto (combustibili – incombustibili), soffermerei la nostra analisi, coerentemente al titolo della recensione, sul concetto dell’obbligo di avviso e salvataggio.

L’articolo 1913 codice civile prevede che “L’assicurato deve dare avviso del sinistro all’assicuratore o all’agente autorizzato a concludere il contratto, entro tre giorni da quello in cui il sinistro si verificato o l’assicurato ne ha avuta conoscenza…”. A parte il termine, che può essere derogato in senso più favorevole all’Assicurato, la ratio sottesa all’articolo in esame è quella di mettere l’assicuratore in grado di accertare tempestivamente le cause del sinistro e l’entità del danno prima che possano disperdersi eventuali prove.

L’articolo 1914 codice civile, richiamato da tutte le condizioni generali di polizza, prevede che “L’assicurato deve fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno. Le spese fatte a questo scopo dall’assicurato sono a carico dell’assicuratore, in proporzione del valore assicurato rispetto a quello che la cosa aveva nel tempo del sinistro, anche se il loro ammontare, unitamente a quello del danno, supera la somma assicurata, e anche se non si e raggiunto lo scopo, salvo che l’assicuratore provi che le spese sono state fatte inconsideratamente …”.

I richiamati articoli, sono espressione degli artt. 1175 e 1375 codice civile, i quali sanciscono obblighi di correttezza (ndr buona fede oggettiva) e buona fede in capo ai contraenti sia in fase precontrattuale che in pendenza ed esecuzione del contratto. Questi obblighi costituiscono ormai parte del tessuto connettivo dell’ordinamento giuridico e consistono in doveri di informazione, cooperazione tra le parti, conservazione e protezione (in base al principio di solidarietà sociale e del neminem laedere, senza che ciò rappresenti un apprezzabile sacrificio a carico della parte). Il dovere di protezione consiste nell’astenersi dal commettere atti lesivi degli interessi di controparte, ma deve essere interpretato come obbligo propositivo di una parte di porre in essere tutte quelle attenzioni volte ad evitare il pregiudizio dell’altro contraente (nel nostro caso in esame risulta quindi chiara la connessione tra la condotta omissiva dell’Assicurato ed pregiudizio arrecato alla Compagnia dal maggior danno causato).

A chiusura di quanto sopra l’art 1915 codice civile prevede che “L’assicurato che, dolosamente non adempie l’obbligo dell’avviso o del salvataggio perde il diritto all’indennità. Se l’assicurato omette colposamente di adempiere tale obbligo, l’assicuratore ha diritto di ridurre l’indennità in ragione del pregiudizio sofferto.”.

L’onere della prova incombe sull’Assicuratore.

Considerazioni tecniche

Il Cliente, coerentemente con il dettato civilistico sopra esposto ha avvisato l’Assicuratore, ma una volta domato l’incendio non ha provveduto a svolgere gli interventi di messa in sicurezza del tetto, recando pregiudizio all’Assicuratore.

Cosa si intende per obbligo di salvataggio concretamente?

Nel caso in oggetto sicuramente l’assicurato, con la consapevolezza che i lavori di ripristino non sarebbero iniziati nell’immediato,  poteva attivarsi al fine di supportare la parte di struttura del tetto rimasta integra tramite degli adeguati “puntelli”, il passo successivo poteva essere, ad esempio, nel ripristinare un isolamento provvisorio del tetto apponendo telone in PVC in modo da preservare l’azione degli eventi atmosferici, quanto non danneggiato dalle fiamme; successivamente passare alla rimozione delle macerie che gravavano sulla soletta sottostante al tetto e per quanto possibile asciugare eventuali accumuli di acqua venutasi a formare in seguito all’intervento del corpo dei vigili del fuoco. Ovviamente poteva rivolgersi ad impresa edile dedicata, e le spese, sarebbero state certamente ammesse all’indennizzo dall’assicuratore.

Conclusioni

A volte l’Assicurato/Consumatore si limita a denunciare il sinistro al proprio Assicuratore tuttavia il compito non è finito! Le norme di correttezza e buona fede sopra citate, unitamente al dettato contrattuale, impongono di attivarsi al fine di contenere i danni e/o comunque fare tutto il possibile per diminuirlo. Forse però a qualcuno fa comodo non attivarsi, “tanto paga l’Assicurazione…”. Non è sempre vero…

Meditate gente…meditate!!

 

 

 

 

7 commenti su “L’assicurato ha l’ obbligo di avviso del sinistro e di evitare o diminuire il danno. Cosa accade se non lo fa?”

  1. Desidero sommessamente far osservare che la maggior parte delle polizze incendio prevede che l’ assicurato non possa dar corso ad alcuna riparazione prima che i danni non siano stati accertati dall’ assicuratore; e ciò a pena di decadenza da ogni diritto ad indennizzo e fermo altresì l’ obbligo di conservare i residui del sinistro fino a liquidazione del sinistro. Alla luce di quanto sopra -trascurando la circostanza della combustione di legna non destinata a tale scopo (e, al riguardo, essendo la legna un combustibile, non è dato sapere quali siano le circostanze che possano determinarne l’ utilizzo in un caminetto, atteso che ogni legname è utilizzabile a tale scopo e di norma non viene utilizzato solo quello trattato per la realizzazione di mobili, essendo trattato con conservanti ed impregnanti la cui combustione può essere dannosa alla salute) e che ciò possa rappresentare un reale aggravamento del rischio di cui all’ art. 1898 Cod. Cid.- è opinabile che il comportamento dell’ assicurato -coerente con espresse previsioni di polizza- possa rappresentare una reale e, tra l’ altro, dolosa omissione all’ obbligo del salvataggio.-
    Da Alberto Scardino

  2. Mi preme evidenziare che sono proprio i capitolati di polizze da Lei richiamati che prevedono l’obbligo dell’assicurato di fare quanto possibile per evitare o diminuire il danno, in accordo alla previsione dell’art. 1914 cciv. Domanda: se l’assicuratore tarda ad inviare il perito? Ad esempio, il sinistro succede proprio nel periodo di Agosto… che succede? Mi pare proprio che l’assicurato debba attivarsi.

  3. il mio commento non è il primo, ho letto quello dell’avvocato Scardino, che stavolta non mi trova d’accordo, se l’assicurato ha tempestivamente denunciato il danno, può assolutamente intervenire, purchè conserva le prove del danno e consenta la ricostruzione delle prove del danno. Nel caso delle norma del salvataggio, esiste un vero e proprio obbligo di legge dell’assicurato ad attivarsi per ridurre il danno e ciò a prescindere se la compagnia invii tempestivamente qualcuno per una prima valutazione e addirittura anche se l’intervento di salvataggio riduca la possibilità della compagnia di quantificare il danno.
    L’istituto del salvataggio tutela l’interesse sopratutto della compagnia assicurativa, quindi, di fronte ad un applicazione corretta dello stesso da parte dell’assicurato diligente, non resta altro che indennizzare il danno e ringraziare l’assicurato della corretta applicazione della normativa di legge.

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  4. Premetto che l’ art. 1914 Cod. Civ., è, nel secondo comma, immodificabile ai sensi dell’ art. 1932 Cod. Civ., e pertanto solo il mancato adempimento doloso dell’ obbligo del salvataggio potrebbe comportare conseguenze sull’ indennizzo spettante all’ assicurato; al contrario l’ adempimento di un preciso obbligo contrattuale (il cui mancato rispetto, anche non doloso potrebbe comportare la perdita del diritto all’ indennizzo) di per sè giustifica abbondantemente il comportamento dell’ assicurato, sia perchè non è dato sapere dopo quanto tempo dall’ incendio il tetto sia caduto e sia perchè è la Compagnia che ha l’ onere di dimostrare l’ inadempimento all’ obbligo del salvataggio (in pratica dimostrare che l’ assicurato sapeva che, non intervenendo, il tetto sarebbe quasi sicuramente caduto, anche in assenza delle intemperie che in realtà ne hanno causato la rovina). Esistono numerosi contenziosi proprio per i ritardi delle Compagnie nell’ espletamento delle perizie e di norma la Magistratura ritiene che tale norma vessatoria, se accettata dal contraente, sia impegnativa per lo stesso assicurato, che può disattenderla solo dopo aver prima messo in mora la propria Società assicuratrice.

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  5. Relativamente al citato art.lo 1913 lo stesso deve essere percepito come onere e non come obbligo, in quanto il dispositivo è applicabile allorquando la Compagnia riesca a comprovare il danno a lei derivante dalla tardiva comunicazione del danno. Di fatto è quasi impossibile provare il nocumento subito dalla stessa.

  6. Per quanto concerne il disposto del 1914 per far valere la decadenza del diritto all’indennizzo la Compagnia deve provare il dolo dell’assicurato.
    Ciò detto è da sperare che l’assicurato abbia convenuto un massimale come ricorso terzi adeguato altrimenti è rovinato lui ed eventualmente i suoi eredi.

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