Diritto alla salute e livelli essenziali di assistenza sanitaria

imgmedicolegalIl riconoscimento in ambito costituzionale del diritto alla salute ed all’ autodeterminazione del paziente (artt. 32 e 13) costituisce il primo parametro di riferimento per la valutazione della condotta del medico, il quale deve adoperarsi per salvaguardare e proteggere, adempiendo alla propria funzione di garanzia, il bene salute tenendo conto tuttavia della volontà del paziente.

L’art. 32 della nostra carta costituzionale stabilisce infatti che:

 

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Si tratta dunque di un diritto primario ed assoluto, che opera sia in ambito pubblicistico che nei rapporti di diritto privato (Corte Cost., 23.05.94, n. 218) e che trova la sua fonte direttamente nel disposto costituzionale. Una volta che siano insorte malattie esso va dunque inteso senz’altro “come predisposizione degli strumenti necessari per rendere possibili le relative cure e l’assistenza più opportuna” (Corte cost., Sent., 18-07-2013, n. 203) ma anche “con quant’altro possa farsi per alleviare il pregiudizio non solo fisico ma, se si vuole, esistenziale dell’assistito, quantomeno in ragione di tutto ciò che manifesti concreta utilità ad alleviare la limitazione funzionale ancorché senza apprezzabili risultati in ordine al possibile regresso della malattia” (Cass. civ. Sez. lavoro, Sent., 18-06-2012, n. 9969).

Dal punto di vista dell’assistenza pubblica il diritto alla salute si attua garantendo al cittadino l’accesso a livelli essenziali di prestazioni sanitarie di prevenzione e cura finalizzate al mantenimento o al recupero del benessere fisico e psichico, in modo eguale ed uniforme su tutto il territorio nazionale, attraverso un complesso procedimento di pianificazione triennale (Piano Sanitario Nazionale, c.d. PSN) che tiene conto contestualmente dei volumi di spesa sanitaria, dei criteri di ripartizione e, soprattutto, dei Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria (LEA).

I Livelli essenziali di assistenza sono organizzati in tre grandi Aree:

l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, che comprende tutte le attività di prevenzione rivolte alle collettività ed ai singoli (tutela dagli effetti dell’inquinamento, dai rischi infortunistici negli ambienti di lavoro, sanità veterinaria, tutela degli alimenti, profilassi delle malattie infettive, vaccinazioni e programmi di diagnosi precoce, medicina legale);

l’assistenza distrettuale, vale a dire le attività e i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all’assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale alla fornitura di protesi ai disabili, dai servizi domiciliari agli anziani e ai malati gravi, ai servizi territoriali consultoriali (consultori familiari, SERT, servizi per la salute mentale, servizi di riabilitazione per i disabili, ecc.), alle strutture semiresidenziali e residenziali (residenze per gli anziani e i disabili, centri diurni, case famiglia e comunità terapeutiche)

l’assistenza ospedaliera, in pronto soccorso, in ricovero ordinario, in day hospital e day surgery, in strutture per la lungodegenza e la riabilitazione, e così via.

Attualmente i Livelli Essenziali di Assistenza in vigore sono quelli che risalgono al novembre 2001, benché il ministro Turco nel 2008 abbia tentato di riformarli proponendo l’introduzione di 109 malattie rare, 6 malattie croniche e l’anestesia epidurale anche per il parto naturale. Lo stesso tentativo fu ripetuto dal ministro Fazio e poi da Balduzzi, ma in tutti i casi le proposte di riforma non andarono in porto per mancanza di fondi.

Il ministro Balduzzi, in particolare, sollecitò l’introduzione di 110 malattie rare e 5 patologie croniche ovvero:

  • Le Broncopneumopatie croniche ostruttive (BPCO) al II stadio (moderato), III stadio (grave), e IV stadio (molto grave), comunemente conosciute come enfisema polmonare e broncopolmonite cronica.
  • Le Osteomieliti croniche, cioè malattie croniche infiammatorie delle ossa.
  • Le Patologie renali croniche (con valori di creatinina clearance stabilmente inferiori a 85 ml/min).
  • Il Rene Policistico Autosomico Dominante.
  • La Sarcoidosi al II, III e IV stadio, cioè malattie che interessano più tessuti e organi con formazioni di granulomi e che comportano problemi polmonari, cutanei e oculari.

Nei L.E.A. proposti dal ministro Balduzzi rientrava anche la Sindrome da Talidomide.

Nello stesso progetto di riforma era prevista, quanto alle malattie rare, l’esenzione dal ticket anche sugli accertamenti diagnostici iniziali oltre che sulle terapie, mentre per le 5 malattie croniche l’esenzione dal ticket scattava invece solo dopo l’accertamento della patologia. Da non trascurare, fra l’altro che l’art. 5 del decreto legge 13 settembre 2012, n. 158, a firma del già citato ministro, prevedeva l’inserimento nei LEA delle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione della ludopatia con l’affermazione del principio che le persone affette da tale patologia hanno diritto ad accedere al SSN per ricevere le prestazioni di cui hanno bisogno, al pari dei soggetti con altre forme di dipendenze patologiche, senza che questo comportasse ulteriori oneri dal momento che le Regioni non saranno tenute ad istituire servizi ad hoc. L’aggiornamento dei LEA proposto da Balduzzi è rimasto tuttavia lettera morta poiché il Ministro dell’Economia non ha dato, prima che cadesse la legislatura, il proprio benestare.

Oggi il ministro Lorenzin ci riprova con il disegno di legge appena approvato dal Consiglio dei Ministri (26 luglio 2013) prevedendo, tuttavia, solo l’aggiornamento in relazione alle prestazioni di controllo del dolore durante il parto naturale, effettuate tramite il ricorso a tecniche di anestesia loco regionale.

Decisamente troppo poco per le esigenze di malati impossibilitati a provvedere alle proprie cure dopo l’insorgenza di patologie che ancora non trovano riconoscimento fra quelle a carico del servizio sanitario nazionale. E’ auspicabile, pertanto, che si ponga mano in tempi brevi al riaggiornamento serio e sistematico dei vecchi LEA, pur tenendo conto delle scarse risorse disponibili.

 

Avv. Patrizia Comite

Blog Giuridicamente Parlando

2 commenti su “Diritto alla salute e livelli essenziali di assistenza sanitaria

  1. Davide Sartori • La norma costituzionale vincola il patrimonio pubblico, sin dal 1948, alla tutela della salute. Questa è riconosciuta sia come diritto privato (privilegio soggettivo), e sia come interesse pubblico. Non è fatto alcun rinvio a leggi e regolamenti.

    L’istituzione del SSN e dei LEA risalgono al 1978 (legge 833): governo Andreotti IV (monocolore DC sostenuto dal PCI, cominciato con il rapimento di Aldo Moro e la strage della scorta). Ministro della salute è Tina Anselmi, partigiana durante la resistenza, poi associata a Democrazia Cristiana.

    Il primo riordino è del 1992 (decreto legislativo 502): governo Amato I (PSI, DC, PLI e PSDI), Ministro della salute Francesco De Lorenzo (al terzo di tre mandati consecutivi), medico, associato al Partito Liberale.

    La seconda razionalizzazione è del 1999 (decreto 229): governo D’Alema I, il primo di due consecutivi (DS + altri 6 partiti), Ministro della salute Rosy Bindi (al secondo di tre mandati consecutivi), ricercatrice universitaria, assistente di Vittorio Bachelet e presente al suo omicidio da parte delle BR nel 1980, associata prima a Democrazia Cristiana, poi al PPI e infine a DS e l’Ulivo.

    I LEA sono definiti dal 2001 (DPCM): governo Berlusconi II (FI + altri 5 partiti), Ministro della salute Girolamo Sirchia, medico, associato a Forza Italia.

    E’ evidente che la tutela costituzionale, comunque ordinata ed organizzata, è destinata ad essere compressa. Il grado di limitazione è inversamente proporzionale alla capacità produttiva che quella stessa Repubblica, in settori diversi dalla salute, dimostra: minore è la produzione “non sanitaria”, minore è la tutela. La formula per svincolare la tutela dal prodotto interno lordo, non l’ha ancora trovata nessuno; qualcuno ha provato a “travestire” la spesa pubblica da prodotto interno lordo, e l’elusione è durata per moltissimi anni sino al vincolo di pareggio di bilancio (in Italia nemmeno il patto di stabilità era stato sufficiente). Ora bisognerebbe capire a cosa siamo disposti a rinunciare, per avere più prestazioni: solo così, misurandola con le rinunce, sapremo quanto vale veramente, per gli italiani, la salute. Si dice che il futuro prossimo sarà molto difficile: ben più difficile del recente passato, si dice.

  2. Mario Igor Rossello • Bisogna rinunciare al ruolo di ammortizzatore sociale della sanità: è impossibile mantenere il 60% di personale amministrativo, avere strutture amministrative almeno triplo rispetto al necessario, implementare a dismisura la burocrazia e quindi gli uffici con l’unica “mission ” di gestirla: i soldi per la sanità devono pagare prioritariamente i servizi al cittadino, il resto e inutile se non dannoso!

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