Errore medico e copertura del rischio: l’esperienza della regione Toscana

malasanitàL’estate appena trascorsa si è purtroppo caratterizzata per l’evidenza di numerosi casi di malasanità che mi inducono a riportare l’attenzione sul tema della gestione del rischio clinico e sul difficile rapporto fra assicurazione e sanità.

Mi riferisco in particolare al caso dell’uomo deceduto a Grosseto per una trasfusione di sangue non compatibile, a quello della ragazza diciassettenne morta a Orbetello per la frattura di una costola che ha cagionato la perforazione di un polmone non diagnosticata dai sanitari di un Pronto Soccorso campano, ove si trovava in vacanza, e neppure successivamente quando fu visitata presso il presidio di Orbetello. Ancora penso al caso dell’uomo morto d’infarto sull’ambulanza che lo ha soccorso per mancanza del defibrillatore sullo stesso mezzo, o a quello della bimba di pochi anni deceduta a causa dell’utilizzo di un catetere venoso non idoneo alla sua tenera età.

L’elenco, purtroppo, è solo esemplificativo e non esaustivo. Potrei andare avanti ma non è questo lo scopo della mia riflessione odierna. Il senso è che gli errori medici sono in crescita e, complice la crisi economica, le compagnie di assicurazione anziché proporre alle strutture sanitarie ed ai medici prodotti appetibili ed a costi contenuti stanno meditando l’abbandono del mercato nel settore sanitario al fine di evitare il dissanguamento finanziario prodotto dall’aumento esponenziale delle richieste risarcitorie.

Quali dunque le soluzioni prospettabili affinché sia scansato da un lato il rischio della pratica della medicina difensiva e dall’altro venga soddisfatto l’interesse dei danneggiati ad una compiuta tutela qualora dovessero rimanere vittime di errore sanitario?

Innanzitutto occorre rammentare che la “governance”, ovvero la gestione del rischio clinico è lo strumento attraverso cui le strutture sanitarie, siano esse pubbliche o private, mirano a prevenire gli errori medici analizzando (attraverso il sistema dell’audit interno), in un’ottica di correzione delle condizioni che facilitano l’errore, proprio i casi in cui le conseguenze indesiderate si sono verificate. La sicurezza delle prestazioni e delle cure offerte ai pazienti dovrebbe, infatti, essere la prerogativa principale cui tendono tutte le aziende sanitarie sia in termini di offerta di prestazioni di qualità sia in termini di contenimento dei costi. Da qui l’importanza della formazione del personale e dell’investimento in manutenzione, soprattutto nelle strutture dove le tecnologie sono essenziali per la diagnosi e cura. In mancanza di questi due elementi il rischio aumenta in modo esponenziale e così, conseguentemente, il verificarsi di eventi avversi con aumento del contenzioso e, quindi, dei premi assicurativi.

Laddove, dunque, tale lavoro di prevenzione fallisca resta comunque compito delle strutture e degli operatori sanitari farsi carico delle conseguenze degli eventi avversi, garantendo procedure di istruzione veloci e, in caso di acclarata responsabilità, risarcimenti equi.

In tale ottica molte regioni italiane stanno, da qualche tempo, vagliando e in molti casi già sperimentando soluzioni alternative, alla stipula di polizze, quali l’AUTOASSICURAZIONE.

La prima ad introdurre tale sistema è stata la regione Toscana che già nell’anno 2011 ha dato indicazioni alle proprie aziende sanitarie ed ospedaliere per lo scioglimento dei contratti assicurativi in essere, dando luogo, di fatto, ad un meccanismo di autogestione. Lo scopo primario di tale strumento è quello di smobilitare le grosse somme impegnate nella stipula delle suddette polizze e reimpiegarle in servizi, snellendo e semplificando le procedure di risarcimento. I vantaggi, in termini di risparmio, sembrano esserci tant’è che altre regioni (Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige e recentemente anche Lombardia), sulla scia toscana, hanno dato impulso al processo di autoassicurazione.

E’ ancora troppo presto, tuttavia, per una valutazione complessiva del sistema, soprattutto in termini di vantaggio per i pazienti danneggiati. Non è ancora possibile neppure stabilire se effettivamente comporti un risparmio sui costi complessivi sostenuti dalle aziende sanitarie poiché le variabili da cui dipende il bilancio, nel lungo periodo, sono diverse.

A mio modesto giudizio, molto dipenderà dall’efficacia nella gestione dei sinistri da parte degli organi regionali preposti e dalla capacità che questi ultimi sapranno sviluppare nel bilanciare gli interessi delle parti coinvolte, tenendo conto che presupposto imprescindibile deve essere l’osservazione e l’esame della banca dati disponibile e relativa alle denunce di errore medico nonché alle connesse richieste risarcitorie.

Un commento su “Errore medico e copertura del rischio: l’esperienza della regione Toscana

  1. Alessandro Pierantoni • Certo se l’ospedale liquida in tempi brevi (anche grazie all’attivazione della mediazione o conciliazione) i sinistri, di certo i costi (o cmq il servizio) migliora visto che quello che “risparmiano” sull’assicurazione lo investono in apparecchi tecnologie e procedure.

    Il problema è capire, se nei sinistri più “sostanziosi” (come nel decesso del paziente), come si comporta la giustizia in una ipotetica causa, visto quello che costa liquidare un defunto (secondo il MIT una media di 1.500.000,00 ), visto che ultimamente mi sembra che la giurisprudenza in alcuni casi è troppo verso la parte lesa e debole.

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