Stangata la compagnia: non voleva pagare un tetraplegico

Il Tribunale di Milano, Sez. XII, in persona della Presidente di Sezione, Dott. ssa Padova, ha emesso qualche mese fa una sentenza molto interessante, in una causa sul risarcimento del danno a un trasportato rimasto tetraplegico.

Il provvedimento è stato di recente pubblicato dall’Unione Avvocati Responsabilità Civile e Assicurativa (UNARCA), sul loro sito.

La sentenza è interessante per diversi aspetti, che riguardano sia il cosiddetto “an” del risarcimento, ovvero il “se il risarcimento è dovuto”, sia il c.d. “quantum”, ovvero “quanto risarcimento è dovuto”.

I fatti in breve sono i seguenti: il ragazzo rimasto vittima del sinistro viaggiava come trasportato su un’auto che tamponava violentemente un autocarro, il cui spigolo posteriore entrava dentro la carrozzeria della vettura tamponante, lesionando in modo gravissimo il passeggero.

Intervenivano le autorità che trovavano il conducente responsabile, amico del danneggiato, positivo all’alcol test, con valori piuttosto alti.

Essendoci danni enormi, per il ragazzo, rimasto completamente paralizzato, ma anche per i suoi familiari, la compagnia solvente decideva di giocarsi una carta: il concorso di colpa del trasportato per essersi messo in viaggio con un ubriaco alla guida.

Va detto che questa teoria (il concorso di colpa del trasportato che accetta il passaggio dall’automobilista ubriaco), ha qualche sparuto precedente giurisprudenziale, non è quindi inedita.

Tuttavia, per il Tribunale di Milano, non basta sapere che il conducente era in ebbrezza, per porre in colpa il trasportato danneggiato. Bisogna dimostrare che è stata l’ebbrezza a causare l’incidente.

E siccome nel caso di specie la dinamica (prima e dopo l’urto) sembrava più tipica di un colpo di sonno, è a tale circostanza che si è ritenuto si dovesse l’incidente.

Ma ciò che più colpisce della sentenza in commento è che l’aver preteso di ottenere uno sconto sull’enorme risarcimento dovuto, l’aver quindi negato un buon acconto sull’importo totale, ha reso la compagnia responsabile per “mala gestio”, e dunque ha portato alla condanna a pagare anche oltre il massimale.

Per capire meglio parliamo di cifre: prima dell’inizio della causa l’impresa assicuratrice ha inviato un acconto di 100.000 euro. Nel corso della causa poi, né ha versati altri 200.000.

Siccome si trattava di un risarcimento evidentemente milionario, il Giudice ha deciso di condannare la compagnia a pagare tutto, ben oltre il massimale fissato in E 2.582.284 euro.

In particolare, sommando il danno biologico, l’incapacità lavorativa, le spese sostenute, le spese future, i danni ai parenti, si arriva a una cifra che supera di poco i 4.300.000 euro (dai quali però si dovrà detrarre l’importo della pensione di invalidità civile), quindi ben 1.700.000 euro oltre il massimale, che la compagnia avrebbe potuto risparmiare, se avesse tenuto una condotta giuridicamente e umanamente più consona.

L’atteggiamento punitivo del Tribunale di Milano è confermato dalla condanna per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. (30.000 euro), che il Giudice accorda solo quando ritiene che il comportamento della parte sia stato scorretto.

Da segnalare infine, sempre sul fronte del “quantum”, che il Giudice ha anche coraggiosamente superato il parere del Consulente Tecnico d’Ufficio, che aveva concluso per una sostanziale assenza di spese future, essendo le spese in questi casi sopportate dal S.S.N..

Non è così, aveva detto il danneggiato, dimostrando la moltitudine di esborsi non coperti dalla mutua; non è così, ha concordato il Giudice e ha condannato la compagnia a pagare ben 1.800.000 euro per le spese future, contro il parere del suo Consulente medico.

Sarà interessante scoprire se questa sentenza verrà appellata e se arriverà in cassazione e con che esito.

Per ora il Tribunale di Milano ha evidentemente mandato un segnale alle compagnie: quando un incidente finisce in tragedia, è meglio mettersi una mano sul cuore…e l’altra sul portafoglio.

 

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

 

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4 commenti su “Stangata la compagnia: non voleva pagare un tetraplegico

  1. Non che abbia bisogno di stimoli a stigmatizzare le compagnie scorrette! Però, da avvocato, non mi sento di divulgare dati giudiziari altrui. E’ una compagnia delle maggiori. Non so se si può dire che la compagnia sia scorretta. Anche perché in quel caso qualcuno ha preso decisioni sbagliate.
    Le compagnie sono fatte da persone.
    E poi, di fronte a una persona che è rimasta gravemente lesa in un incidente, io temo che non ci sia alcuna compagnia che veda la vittima e non un enorme esborso da limitare quanto possibile.

  2. Giuseppe Pisano • Ho letto l’articolo è devo dire non è facile fare un commento tecnico, a meno che non si vuole cadere nella superficialità e nell’approssimazione ma mi viene in mente una riflessione di ordine tecnico: senza dubbio, per quello che appare nell’articolo, quindi con il benficio d’inventario, l’unico modo per la compagnia aveva di evitare la malagestio e di essere condannata ultramassimale, era quello di mettere a disposizione il massimale per l’eventuale riparto, ed in caso di giudizio difendersi al meglio; ma la motivazione dei giudici, ammesso sia vera, che distinguono il colpo di sonno come evento a se stante da uno stato di ubriachezza, mi sembra a dir poco azzardato; facevano prima a sposare la teoria che il trasportato non ha mai colpa, che è pur sempre azzardata come teoria, ma non ridicola… da oggi se vai a sbattere con qualcuno mentre sei ubriaco, basta dire che hai avuto un colpo di sonno e tutto passa!!!

  3. Perché tenersi tanti dubbi quando nell’articolo c’è il link che permette di scaricarsi la sentenza? Ti consiglio di leggerla, è molto interessante.

    Quanto alle tue riflessioni, premesso che l’articolo è solo una sintesi dei tanti aspetti trattati dalla sentenza (che a sua volta è una sintesi, per aver contezza di tutto bisognerebbe guardarsi anche tutti gli atti e i documenti del processo), insomma premesso tutto questo il mio pensiero è il seguente.

    Non credo che per evitare la mala gestio fosse necessario mettere a disposizione il massimale. Anche senza approfondire troppo sul quantum, era evidente che quello era un danno da almeno due milioni di euro. Allora, ipotizzo un concorso di colpa? metto a disposizione un milione di euro. Non 100mila, più 200mila solo dopo l’inizio della causa.

    Quanto all’incidenza dell’ebbrezza sulla produzione del sinistro, detta così, come l’ho scritta nell’articolo, può sembrare una decisione azzardata in effetti. La parte della sentenza che motiva la conclusione sul punto, si sofferma sul comportamento post sinistro del responsabile. La lucidità manifestata ha indotto il Giudice a credere che comunque non fosse in stato di ebbrezza. D’altronde i livelli alcolemici non producono in tutti i soggetti un uguale stato di alterazione. In ogni caso, il Giudice ha detto che era la compagnia a dover provare che il sinistro fosse conseguenza di uno stato di alterazione dovuto all’alcol.
    Prova diabolica, se vogliamo, ma io non vedo di buon occhio la tesi, peraltro ancora poco presente in giurisprudenza, del concorso di colpa del danneggiato per l’ebbrezza del conducente. Ritengo che sia necessaria una prova rigorosa dell’imprudenza, oltre che dell’ebbrezza del conducente. Sono anche scettico sulla possibilità dei prelievi biologici di riflettere realmente lo stato di alterazione della persona sottoposta agli accertamenti medici.
    Da Antonio Benevento

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