inspector-clouseau_t[1]Per approfondire il tema in oggetto, partiamo da una recente sentenza della Cassazione (rif. 4799/2013 n. 29 del 26.02.2013) secondo la quale la “clausola di un contratto di assicurazione che preveda la copertura del rischio per danni conseguenti a fatti accidentali è correttamente interpretata nel senso che essa si riferisce semplicemente alla condotta colposa in contrapposizione ai fatti dolosi”.

La contrapposizione di fatto accidentale a fatto doloso amplia la garanzia all’ipotesi della responsabilità civile che possa derivare all’Assicurato da fatto doloso di persone delle quali debba rispondere, cosicchè ne resta escluso soltanto il fatto doloso dello stesso assicurato, in coerenza con la previsione dell’art. 1917 c.civ..

Lasciamo da parte (ed assimiliamo), per un momento, quanto recentemente enunciato dagli ermellini, per evidenziare che la quasi totalità della condizioni generali di polizza di assicurazione, regolanti il contratto di responsabilità civile, prevedono che i fatti generatori del danno (siano essi azione che omissione), ai fini della risarcibilità, abbiano il carattere, appunto, di accidentalità. Ma cosa si intende per accidentalità?

Secondo un primo orientamento con tale termine si intendono i fatti meramente accidentali, dovuti cioè a caso fortuito o forza maggiore. Certamente questa prima posizione non è esente da critiche in quanto essendo tali elementi causa di esclusione della responsabilità, non si configurerebbe in capo all’assicuratore alcuna obbligazione ed il contratto sarebbe certamente nullo per inesistenza del rischio ex art. 1895 c.civ. (per intenderci il contratto sarebbe nullo in quanto garantisce la responsabilità dell’assicurato solo per eventi in cui è esclusa, appunto, per caso fortuito o forza maggiore, la responsabilità stessa!)

Un secondo orientamento attribuisce un proprio significato al termine di accidentalità prevedendo, di contro, la possibilità di fatti “dolosi e non accidentali”; in buona sostanza l’accidentalità costituirebbe un ulteriore requisito per l’operatività della garanzia; tale posizione parte dall’assunto che, qualora il termine accidentale fosse da intendersi come equivalente ad involontario, la clausola oggetto del presente articolo risulterebbe priva di senso ed interpretata in violazione all’art. 1367 c. civ. (principio di conservazione del contratto). La giurisprudenza aderente a tale posizione prevede che un evento “…può qualificarsi accidentale quando, pur sussistendo la generica possibilità del suo accadimento, intervengano circostanze estranee all’attività dell’agente (predisposta con le cautele necessarie ad evitare l’altrui pregiudizio) che concretino l’astratta potenzialità dannosa di tale attività in uno specifico danno a carico di un determinato bene appartenente ad un terzo…”.

Ancora “…La garanzia assicurativa non si estende a tutti i fatti colposi, ma soltanto a quelli colposi accidentali, inteso il concetto di accidentalità elaborato nella prassi assicurativa, non in coincidenza di quello del fortuito, ma con esplicito riferimento alla repentinità e brevità del comportamento e con esclusione nella previsione pattizia di ogni comportamento attivo prolungato, permanente o reiterato…”.

L’accidentalità va invece esclusa quando l’evento dannoso si verifichi naturalmente in dipendenza della sola attività dell’agente e delle stesse modalità con cui essa è stata preordinata ed eseguita. Anche in questo caso, ci permettiamo di evidenziare come questa posizione incida profondamente sugli aspetti pratici di gestione del sinistro, riducendo, di fatto, gli eventi coperti dalla garanzia prestata e costituendo una limitazione contrattuale al risarcimento dei danni derivanti unicamente da fatti anomali e repentini.

Nel quadro delineato, nella totale assenza di uniformità, si inserisce, passateci il termine “prepotentemente”,  l’ultima pronuncia della Cassazione incipit del Ns. articolo. Cosa ne deriva?

Ad opinione degli Scriventi ne deriva una totale delegittimazione del termine accidentale, in termini giornalistici  un refuso, che prontamente qualche Compagnia, operante sul mercato nazionale, ha eliminato dai propri capitolati al fine di generare incomprensioni ed inutili oneri. In buona sostanza in base al richiamato orientamento i principi generali desumibili dall’art. 1917 c.civ. consentono di distinguere, salva diversa e specifica pattuizione, soltanto tra i fatti colposi, di norma assicurati, dai fatti dolosi, di norma esclusi. Un binomio semplice, facilmente intuitivo, e che riporta la garanzia Responsabilità Civile Generale, al giusto decoro.

Si ringrazia il collega Marco Sabetta per la preziosa collaborazione

 

4 pensiero su “Risarcimento del “caso fortuito” o di “forza maggiore””
  1. ERA ORA ! Comunque, oltre a quella citata, di sentenze tra quelle di Cassazione e dei vari livelli di tribunali , di sentenze ce ne sono una trentina e la prima è : Cassazione civile, sez. I, 30 ottobre 1979 n. 5679. Insomma si tratta di un solido e consolidato orientamento giurisprudenziale, ma le Compagnie (molte) ancora resistono e continuano a scrivere questo….”refuso”.
    Da Bruno Rossi

  2. Ritengo che, anche se il “famigerato” refuso permane nella maggiorparte dei capitolati di polizza italiani, i problemi applicativi si debbano superare con una giusta interpretazione da parte dei (colleghi) liquidatori.
    Un caro saluto
    Da Massimo Mantovani

  3. Per fatto accidentale, si intendono escludere i danni ”’quasi certi e facilmente prevedibili”’, anche se, il termine utilizzato, a quanto pare non e’ dei migliori.
    Si pensi ad una teleferica dotata di benne contenenti calcestruzzo…””accidentale”’ e’ l’eventuale ed improvvisa rottura del cavo ( rispettando la portata), mentre, il continuo sporcamento del tracciato sottostante, dovuto alle oscillazioni, non lo e’.
    Interessante e’ la sentenza : Cassazione Civile, Sez I , 4 febbraio 1992 n. 1214
    Da Salvatore Raneri

  4. Come sappiamo, per fatto accidentale, si intendono escludere i danni ”’quasi certi e facilmente prevedibili”’, anche se, il termine utilizzato, a quanto pare non e’ dei migliori. Capisco tuttavia che non e’ facile utilizzare altre definizioni…
    Si pensi ad una teleferica dotata di benne contenenti calcestruzzo…””accidentale”’ e’ l’eventuale ed improvvisa rottura del cavo ( rispettando la portata), mentre, il continuo sporcamento del tracciato sottostante, dovuto alle oscillazioni, non lo e’, inseriamo questo esempio nell’oggetto…e nessun assicurato potra dire di non avere compreso ( e’ una battuta).
    Per chi ne ha voglia, puo’ dare uno sguardo alla seguente sentenza : Cassazione Civile, Sez I , 4 febbraio 1992 n. 1214
    Da Salvatore Raneri

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