La recente Legge 98 del 2013 (Legge di conversione del Decreto Del Fare), esplicata dal Ministero della Salute con apposita nota dell’11 settembre appena trascorso, ha regolamentato, tra le altre cose, un delicato aspetto della medicina sportiva abolendo la necessità, per tutti coloro che desiderano praticare attività ludico-motoria e amatoriale, di acquisire la certificazione di idoneità (c.d. certificato di buona salute).

L’obbligo permane, invece, per tutti coloro che intendono svolgere attività non agonistica ed ovviamente per tutti gli atleti che si cimentino in attività che hanno come scopo ultimo la competizione sportiva.

La modifica legislativa, condivisibile o meno, impone tuttavia la necessità di riportare l’attenzione sulla responsabilità professionale degli specialisti di medicina sportiva e dei medici che, in virtù della loro specialità (es. cardiologia, ortopedia, radiologia), collaborano con centri che offrono prestazioni specialistiche nella disciplina sportiva.

In che modo dunque si può concretizzare la responsabilità professionale di questa particolare categoria di camici bianchi?

Innanzitutto definiamo le seguenti categorie:

– alunni che svolgono attività sportiva organizzata dalle scuole nell’ambito delle attività parascolastiche in orario extra-curriculare;

– studenti che partecipano ai Giochi della Gioventù nelle fasi precedenti a quella nazionale;

– tutti coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle Federazioni sportive nazionali, agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, che però non siano considerati atleti agonisti.

Per tutte queste attività è obbligatorio il certificato che dovrà essere rilasciato dal medico di famiglia oppure dal pediatra oppure ancora da medici specialisti in medicina dello sport presso gli ambulatori delle ASL o presso i centri privati autorizzati. Se la visita viene fatta presso la palestra occorre essere certi che venga effettuata da questi ultimi specialisti per non incappare in problematiche di tipo assicurativo e legale (i titolari di centri sportivi che si prestino alla pratica di visite presso i loro locali effettuate da medici che non abbiano tale specialità verranno ritenuti responsabili di eventuali danni che subiscano gli iscritti durante lo svolgimento delle attività a causa di patologie non diagnosticate). Prima del rilascio del certificato, il medico, a seconda del suo giudizio clinico, può sottoporre il paziente ad un elettrocardiogramma e in caso di sospetto diagnostico o in presenza di patologie croniche o conclamate, il medico certificatore può avvalersi, secondo il suo giudizio clinico, della consulenza di un medico sportivo o di un altro collega specialista nella specifica branca. In ogni caso il medico che redige la certificazione di idoneità deve attestare che, sulla base della visita medica effettuata, nonché dell’eventuale referto del tracciato ECG, il soggetto non presenta controindicazioni in atto alla pratica di attività sportiva non agonistica. Inoltre il medico deve indicare che il certificato ha validità di 1 anno dalla data del rilascio.

 

  • ATTIVITA’ DI PARTICOLARE ED ELEVATO IMPEGNO CARDIOVASCOLARE: per tali si intendono le manifestazioni podistiche di lunghezza superiore ai 20 km, granfondo di ciclismo, di nuoto, di sci di fondo e altre tipologie analoghe, patrocinate da società sportive. In questi casi, il controllo medico deve necessariamente comprendere, oltre alla rilevazione della pressione arteriosa, un elettrocardiogramma basale, uno step test o un test ergometrico con monitoraggio dell’attività cardiaca e altri eventuali accertamenti ritenuti utili e opportuni a giudizio del medico. Quest’ultimo dovrà dunque attestare che, sulla base della visita medica effettuata, dei valori di pressione arteriosa rilevati, nonché del referto degli esami strumentali eseguiti (con indicazione della tipologia e della data dei vari test ed esami svolti), il soggetto non presenta controindicazioni in atto alla pratica di attività sportiva di particolare ed elevato impegno cardiovascolare di cui all’art 4 del Decreto Ministeriale 24/04/2013. Inoltre il medico deve indicare che il certificato ha validità di 1 anno dalla data del rilascio.

 

  • ATTIVITA’ AGONISTICA: si tratta di quell’attività praticata continuativamente, sistematicamente ed esclusivamente in forme organizzate dalle Federazioni sportive nazionali, dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI e dal Ministero dell’Istruzione, per quanto riguarda i Giochi della Gioventù a livello nazionale. Tale attività ha lo scopo di conseguire prestazioni sportive di elevato livello. La qualificazione sportiva agonistica, anche in base ai limiti di età, è stabilita da ogni singola Federazione sportiva e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.

Per l’esercizio di questo particolare tipo di attività è necessario possedere il libretto sanitario sportivo, strettamente personale sul quale devono essere annotati i dati dell’atleta e gli estremi delle visite medico-sportive superate. E’ un documento indispensabile per l’attività sportiva agonistica, che ogni atleta deve avere e che deve essere esibito in occasione delle visite medico-sportive. Viene rilasciato dai centri di medicina dello sport delle ASL, o privati accreditati, al momento della prima visita medico-sportiva. Per l’attività agonistica le certificazioni di idoneità possono essere rilasciate, su richiesta della società sportiva cui l’atleta appartiene redatta su apposito modulo, esclusivamente da medici specialisti in medicina dello sport presso i centri pubblici o privati accreditati. L’atleta dovrà dunque presentarsi presso il centro di medicina dello sport con tale richiesta e con il suo libretto sanitario sportivo. La richiesta a titolo personale da parte del cittadino di idoneità all’attività agonistica è possibile solo per quelle attività che non rientrano sotto l’egida del CONI, come ad esempio quando un soggetto intende partecipare al concorso per allievi ufficiali e deve dimostrare di possedere l’idoneità agonistica.

Il medico specialista in medicina dello sport deve effettuare personalmente la visita medica, garantendo l’effettuazione di tutti gli accertamenti clinici e di diagnostica strumentale necessari. In altre parole, il giudizio finale di idoneità non può essere disgiunto dalla effettuazione degli atti necessari alla formulazione del giudizio stesso. In particolare deve essere effettuato l’IRI test (Indice di Recupero Immediato) sotto il controllo dello specialista e monitoraggio elettrocardiografico. Per tutti gli atleti di età superiore ai 40 anni deve essere eseguito il test da sforzo massimale al cicloergometro o al nastro trasportatore con registrazione del tracciato ECG prima, durante e dopo lo sforzo.

La visita può essere integrata da accertamenti, di laboratorio o strumentali, laddove il medico sportivo li ritenga necessari a chiarire eventuali dubbi diagnostici.

Infine è dovere del medico sportivo informare l’atleta sui rischi per la salute connessi all’uso di sostanze dopanti.

Gli obblighi connessi alle attività sopra elencate sono stati elaborati tenendo conto anche di quanto stabilisce il codice deontologico dei medici agli articoli 73, 74 e 75 i quali rispettivamente impongono al medico di non prescrivere o somministrare trattamenti farmacologici che non siano indirizzati a modificare uno stato di malessere (divieto di pratica del doping) ma solo a migliorare le prestazioni agonistiche. Ancora impongono al sanitario di valutare l’idoneità alla pratica dello sport ispirandosi a criteri di tutela della salute e della integrità fisica e psichica del soggetto secondo un giudizio obiettivo e chiaro improntato alle conoscenze mediche più recenti rilasciando informativa sui rischi che la specifica attività sportiva può comportare. Infine, il medico ha l’obbligo in ogni circostanza, di valutare se un soggetto può intraprendere o proseguire la preparazione atletica e la prestazione agonistica, esigendo che la sua valutazione sia accolta.

GIURISPRUDENZA:

  • In tema di svolgimento dell’attività medica, incorre in responsabilità professionale – per violazione dell’obbligo di diligenza di cui all’art. 1176, comma secondo, del codice civile, e del dovere di “protezione” che grava sul medico – il sanitario che, non tenendo in adeguata considerazione una pregressa documentazione attestante l’esistenza di una grave patologia, rilasci ugualmente un certificato di buona salute del paziente, potenzialmente utilizzabile per un numero indeterminato di attività, in tal modo fornendo un contributo causale al verificarsi di un danno alla salute del paziente medesimo (Cassazione Civile, Sezione III, Sentenza del 12 febbraio 2010, n. 3353).
  • Un medico specialista dell’apparato cardiovascolare è stato ritenuto colpevole del reato di omicidio colposo (art. 589 del codice penale), per colpa professionale riferibile a negligenza e imperizia, per aver omesso – nella sua qualità di medico specialista, legato da rapporto di collaborazione con un Centro di Medicina Sportiva – di compiere, per mezzo di più approfonditi accertamenti strumentali, quali l’ecocardiogramma, la diagnosi della “cardio – miopatia ipertrofica”, di cui era affetto un quattordicenne, provocando il decesso del predetto ragazzo, verificatosi nel corso di una partita di calcio, con conseguente responsabilità indiretta del Centro di Medicina Sportiva e della F.I.G.C. (Cassazione Penale, Sezione IV, Sentenza del 5 giugno 2009, n. 38154).

 

Avv. Patrizia Comite

 

Blog Giuridicamente Parlando

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.