CADUTE NELLE CORSIE D’OSPEDALE: MEGLIO PREVENIRE CHE RISARCIRE

images[3]La caduta dei pazienti durante il ricovero e degli ospiti-visitatori, all’interno delle strutture sanitarie, è indubbiamente una delle problematiche più importanti che queste si trovano ad affrontare sia sotto il profilo della prevenzione, da attuarsi attraverso un approfondito lavoro di analisi del rischio che indichi gli strumenti più idonei, sia riguardo alla gestione delle conseguenze dell’evento avverso.

Le cadute accidentali si collocano, infatti, secondo la quarta edizione del report Medical Malpractice della società di brokeraggio Marsh sui sinistri nella sanità pubblica, al quarto posto per frequenza dopo l’errore chirurgico, diagnostico e terapeutico e sono causa di 4,2 milioni di euro l’anno di risarcimenti (fonte ANSA – 5 novembre 2013).

Il verificarsi di tali eventi implementa, inoltre, i “costi indotti” a carico del Sistema Sanitario Nazionale sia in termini di prolungamento della degenza e delle terapie e cure da erogare sia in termini di responsabilità professionale del personale sanitario coinvolto che contribuisce alla determinazione della misura dei premi assicurativi che gli enti ospedalieri versano a copertura del rischio sanitario.

Nell’ incipit della RACCOMANDAZIONE MINISTERIALE N. 13 DEL 2011 sulla “prevenzione e gestione della caduta del paziente nelle strutture sanitarie” si legge, infatti, che “le cadute rientrano tra gli eventi avversi più frequenti nelle strutture sanitarie e possono determinare conseguenze immediate e tardive anche gravi fino a condurre, in alcuni casi, alla morte del paziente”. Il dato è confermato dal report Medmal di Marsh che ha preso in considerazione 3.549 richieste danni per cadute accidentali avvenute dal 2004 al 2011. Le cadute dei pazienti si verificano soprattutto in corridoi, bagni, letti e poltrone, mentre visitatori e terzi cadono su viali, scale, rampe o scale mobili. Nel 97% dei casi hanno dato origine a lesioni, e nel 2,4% hanno causato anche decessi. In 8 anni il costo di queste richieste di risarcimento danni è arrivato a circa 33 milioni di euro.

Ancora la Raccomandazione succitata evidenziaSi stima che circa il 14% delle cadute in ospedale sia classificabile come accidentale, ovvero possa essere determinato da fattori ambientali (es. scivolamento sul pavimento bagnato), l’8% come imprevedibile, considerate le condizioni fisiche del paziente (es. improvviso disturbo dell’equilibrio), e il 78% rientri tra le cadute prevedibili per fattori di rischio identificabili della persona (es. paziente disorientato, con difficoltà nella deambulazione) (Morse JM, Enhancing the safety of hospitalization by reducing patient falls, Am. J. Infect. Control, 2002; 30: 376).

Le cadute sono”, dunque, “eventi potenzialmente prevenibili tramite la rilevazione di alcuni elementi, anche attraverso appositi strumenti di lavoro che, congiuntamente ad una irrinunciabile valutazione clinica ed assistenziale globale, consentono agli operatori sanitari di adottare le opportune azioni preventive”.

Altra direttiva importante che si ricava dalla succitata raccomandazione, che si prefigge appunto lo scopo di comprimere il rischio e fornire indicazioni sulla riduzione delle conseguenze delle cadute, è la sinergia di attenzione da parte di tutti i soggetti che entrano in contatto con pazienti a rischio. Si legge, quindi “è fondamentale che operatori, pazienti e familiari/caregiver acquisiscano la consapevolezza del rischio di caduta e collaborino in modo integrato e costante, attento all’applicazione di strategie multifattoriali”.

ALTRE NORMATIVE DI RIFERIMENTO:

• Evento sentinella n. 9 Ministero della Salute “Morte o grave danno conseguente a caduta del paziente in struttura sanitaria”.

• Regione Lombardia – Decreto n° 7295 del 22 luglio 2010 Direzione Generale Sanità: “Linee di Indirizzo e requisiti minimi regionali per l’implementazione di un sistema per la prevenzione e la gestione del Rischio caduta del paziente del paziente degente in ospedale o in RSA/RSD”.

Ed ancora:

• Joint Commission International (progetto per il servizio triennale per la valutazione delle aziende sanitarie accreditate) Obiettivo Sicurezza n. 6 “Ridurre il rischio di danno al Paziente in seguito a caduta”.

Tenendo conto di quanto indicato nella Raccomandazione n. 13 e del contenuto delle summenzionate ulteriori normative, al fine di rendere concreto l’obiettivo della sicurezza del paziente e del visitatore, diverse strutture ospedaliere e aziende sanitarie hanno elaborato protocolli interni e linee guida indirizzati alla prevenzione di tale rischio (es. “Linea guida Prevenzione delle cadute per le persone assistite in ambito ospedaliero e residenziale” dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige; “Procedura per la prevenzione e la gestione delle cadute in ospedale” della Regione Sicilia – Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Papardo Piemonte; “Protocollo aziendale per la gestione del paziente a rischio cadute in ambiente ospedaliero e territoriale” dell’azienda socio sanitaria n.5 bassa friulana.)

GIURISPRUDENZA consolidata ritiene che la natura della responsabilità derivante da lesioni da caduta di un paziente o di un ospite sia di carattere extracontrattuale e quindi la relativa azione si fondi sull’art. 2051 del codice civile secondo il quale sul presupposto del dovere di custodia delle cose che si trovano nella disponibilità della struttura ospedaliera sussiste una sorta di responsabilità oggettiva dell’azienda sanitaria tale per cui la stessa si configura per il “mero rapporto eziologico tra cosa ed evento e tale da prescindere dall’accertamento della pericolosità della cosa stessa e sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l’insorgenza in essa di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito” (così da ultimo Cassazione Civile, Sezione VI, Ordinanza del 30 agosto 2013, n. 20001; Cassazione Civile, Sezione III, Sentenza del 4 giugno 2013, n. 14056 che, tuttavia, dopo aver ribadito la correttezza dell’azione fondata sull’art. 2051 del codice civile ha confermato il disposto dei giudici di seconde cure che avevano stabilito l’insussistenza di responsabilità a carico della struttura ospedaliera rigettando la domanda del danneggiato; Cassazione Civile, Sezione VI, Ordinanza del 30 dicembre 2011, n. 30434).

Va però ricordato che il paziente ricoverato in ospedale e/o accettato in pronto soccorso instaura con la struttura sanitaria un “contratto di natura atipica”, il c.d. “contratto di spedalità” che si fonda su una prestazione complessa in favore dell’ammalato che non si esaurisce con le prestazioni di cura ma che contempla anche prestazioni di assistenza che si concretizzano anche in obbligazioni di carattere alberghiero ed accessorio quali possono essere quelle di sicurezza e protezione. Ne deriva che “l’istituzione assume un’obbligazione principale avente ad oggetto la cura del paziente, o l’accertamento diagnostico, ciò che costituisce lo scopo primario dell’operazione negoziale. L’istituzione si trova quindi vincolata da un preciso obbligo “accessorio” di salvaguardia del paziente, contro le aggressioni provenienti dalla struttura o comunque da cause rientranti nella sfera di controllo di questa. La fonte di tale obbligo, sia che risieda in un obbligo accessorio “di protezione”, sia che invece debba essere rinvenuta nell’obbligo generale di buona fede, inteso in senso “integrativo” del contenuto negoziale, ha sicuramente natura e rango contrattuali, sicché è alla disciplina dell’obbligazione che si deve aver riguardo, per regolare le conseguenze dell’inadempimento (art. 1218 c.c.)” (in questo senso Tribunale di Milano, Sezione I Civile, Sentenza n. 8946/1995 e Tribunale Civile di Monza del 22 ottobre 2001).

INFORMAZIONE E FORMAZIONE. Nonostante l’elaborazione delle suddette guide, tuttavia, come sottolineato dal più volte menzionato report, gli incidenti da caduta, talvolta mortali, continuano a verificarsi (in Lombardia ad esempio “la caduta” si attesta come terza causa di risarcimento danni). Ciò significa che le aziende ospedaliere pur approntando protocolli comportamentali specifici non si curano a sufficienza di diffonderne i contenuti attraverso attività finalizzate all’informazione, anche via web, rivolta a tutti i soggetti coinvolti ovvero personale, pazienti e ospiti. Oltre a ciò occorre che i Risk Manager, in collaborazione con i comitati di valutazione degli eventi avversi, predispongano spazi temporali dedicati alla formazione specifica del personale sanitario che abbia come obiettivo innanzitutto l’apprendimento delle nozioni necessarie alla valutazione degli eventi sentinella e, poi, di tutte le tecniche di prevenzione conosciute finalizzate alla riduzione e/o eliminazione dell’infortunio stesso. Infine, è opportuno che la formazione si rivolga all’insegnamento delle tecniche di gestione delle “cadute” allo scopo di limitare il più possibile le conseguenze dannose che ne derivano. Solo così sarà possibile comprimere realmente il rischio e ridurre i costi diretti e indiretti che gravano sull’intero sistema sanitario nazionale per raggiungere buoni livelli di efficienza organizzativa e qualità delle prestazioni mediche.

Avv. Patrizia Comite – Autore del Blog: giuridicamenteparlando.blogspot.it e Partner di AssicuriamociBene.it

 

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