helpSi parla spesso di invalidi civili. Le notizie riportano sopratutto i casi dei cosiddetti ‘falsi invalidi’, ma questa indebita concentrazione sulle notizie negative non deve mettere in ombra uno dei più importanti istituti assistenziali e previdenziali del nostro paese. La materia è complicata, e in questo articolo ne darò alcuni capisaldi iniziali, con l’idea di tornare sull’argomento anche in prossimi articoli.

 Cos’è l’Invalidità Civile?

Essere ‘Invalidi Civili’ significa che un’apposita Commissione di valutazione istituita presso le ASL, in cui sono presenti medici specializzati, ha riconosciuto dopo un accertamento sanitario che la persona ha problemi fisici e/o psichici. Lo stato di ‘Invalido Civile’ viene riconosciuto soltanto dallo Stato, mediante i suoi enti e funzionari.

Lo status di invalido civile può essere riconosciuto a qualunque cittadino, lavoratore o meno.

 

Quali sono i benefici previsti per gli invalidi civili?

Il primo livello di benefici viene erogato dallo Stato ai cittadini che ha riconosciuto come Invalidi Civili. Fra i moltissimi benefit (agevolazioni su bollo auto, ticket, mezzi pubblici etc.) di cui è bene informarsi presso i patronati e i CAAF diffusi su tutto il territorio nazionale, vale la pena di ricordare quelli di natura economica. Le due forme principali di provvidenza economica sono:

(1) Assegno mensile di assistenza

Si tratta di un assegno mensile per tredici mensilità annue, che attualmente ammonta a poco più di 279,00 euro. Istituito con la Legge 30 marzo 1971, n. 118, articolo 13, originariamente era previsto che vi potessero accedere gli invalidi Civili con riduzione della capacità lavorativa superiore a due terzi (67%). In seguito la percentuale minima di compromissione della capacità lavorativa è stata elevata all’attuale 74% con il Decreto Legislativo 23 novembre 1988, n. 509 (art. 9) e successive regolamentazioni ministeriali.

Attualmente l’assegno mensile di assistenza non è compatibile con l’attività lavorativa: chi lo riceve non può lavorare, e se lavora lo perde. Inoltre, sono previsti limiti di reddito oltre i quali l’assegno non viene erogato.

Dal sito INPS si legge:

“(…) A decorrere dal 1° gennaio 1982, a norma dell’ art. 9 della l. 54/1982, l’assegno mensile è incompatibile con qualsiasi pensione diretta di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, delle gestioni sostitutive, esonerative ed esclusive, nonché delle gestioni dei lavoratori autonomi, della gestione speciale minatori e delle altre casse e fondi di previdenza, compresi quelli dei liberi professionisti (circ. 60074/1982).

È data facoltà all’interessato di optare per il trattamento economico più favorevole e tale facoltà deve essere esercitata non appena l’interessato riceve la notifica del verbale dalla competente commissione sanitaria, che ha riconosciuto l’invalidità parziale.

Inoltre, dal 1° gennaio 1991 a norma della l.412/1991, comma 12, l’assegno mensile è incompatibile con tutte le prestazioni pensionistiche ottenute a seguito di invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio (quindi anche con le pensioni dirette di guerra e con le rendite INAIL). Detta incompatibilità non si applica alle pensioni già in essere, sono così fatti salvi i diritti acquisiti dai minorati civili, titolari di entrambi le prestazioni pensionistiche. (…)”

 

(2) Pensione di Invalidità

Si tratta di una provvidenza economica del medesimo importo dell’Assegno Mensile di Assistenza, 279,19 Euro nel 2014. Viene erogata ai cittadini che sono Invalidi Civili con riduzione del 100% della capacità lavorativa, da cui la definisione di ‘inabilità’. Anche qui, esistono limiti di reddito oltre i quali la pensione non viene erogata. La pensione di inabilità nasce sempre dalla Legge 30 marzo 1971, n. 118, ma all’articolo 12.

Alcuni punti su cui vale la pena di soffermarsi:

  • Entrambi i benefici economici sono di natura Assistenziale pura. Questo significa che non c’è bisogno di essere stati lavoratori e aver versato contributi previdenziali all’INPS o in altre casse per accedervi: sono forme di assistenza che lo Stato offre ai cittadini con patologie tali da ridurre la loro capacità di produrre reddito, e solo a condizione che siano in stato di difficoltà economica.
  • Data la natura assistenziale, se vengono a mancare le condizioni di bisogno (patologia con riduzione della capacità lavorativa e stato di bisogno economico), anche le provvidenze cessano.
  • Sembra paradossale, ma a differenza dell’assegno mensile di assistenza con questo beneficio si può lavorare.

Questo trattamento non è incompatibile con altre forme di beneficio, di natura previdenziale (pensioni propriamente dette). Dal sito INPS si legge:

L’art. 3 della l. 407/1990 aveva dichiarato l’incompatibilità della pensione con qualsiasi altro trattamento pensionistico diretto concesso a titolo di invalidità (Inps, causa di guerra, di servizio e di lavoro). Detta incompatibilità è stata abrogata dall’art. 12 della l. 412/199.

 

Quali benefici sono previsti invece per i lavoratori invalidi?

Oltre ai benefici puramente assistenziali riconosciuti al cittadino che abbia una riduzione della capacità lavorativa, esistono anche benefici previdenziali (di natura pensionistica) destinati ai lavoratori che abbiano versato contributi previdenziali e che ad un certo punto della carriera lavorativa si ritrovino con una riduzione significativa della capacità di lavorare.

Occorre dunque fare un salto di contesto: dall’Assistenza alla Previdenza, dal diritto del cittadino al diritto del lavoratore. Mentre l’assistenza viene riconosciuta dallo Stato ai cittadini in quanto cittadini, la previdenza riguarda invece i lavoratori che abbiano versato nella propria vita lavorativa dei contributi previdenziali. L’erogazione dei benefici non dipende quindi dalla sola patologia con riduzione delle capacità lavorative, ma anche dall’iscrizione ad un ente previdenziale. Le due forme principali di provvidenza economica sono:

 

(1) Assegno Ordinario di Invalidità

Questo beneficio viene riconosciuto ed erogato dall’INPS, per i lavoratori iscritti come dipendenti, autonomi (artigiani, agricoltori, comemrcianti), iscritti ai fondi pensione sostitutivi e/o integrativi AGO (l’assicurazione generale obbligatoria INPS).

Si tratta di un vero e proprio beneficio previdenziale, una forma di pensione che viene attribuita ad un lavoratore, che abbia versato dei contributi e che abbia una riduzione della propria capacità lavorativa.

In particolare, per ottenere l’assegno ordinario di invalidità occorre:

  • avere una capacità lavorativa ridotta ad almeno un terzo. Quindi bisogna avere perso almeno i due terzi della capacità lavorativa.
  • avere versato contributi per almeno 5 anni.
  • dei contributi versati, almeno 3 anni devono essere stati versati negli ultimi 5.

Un qualunque lavoratore, pure se già percepisce uno dei due benefici assistenziali come Invalido Civile, può chiedere all’INPS che gli sia riconosciuto l’assegno ordinario di Invalidità se ha i requisiti contributivi.

Il vantaggio di passare a questo beneficio è economico: trattandosi di beneficio previdenziale e non assistenziale, non è fisso ma proporzionale ai redditi percepiti (contribuzioni prima del ’96) e ai contributi versati (contribuzioni dopo il ’96). Può dunque darsi il caso che la valutazione della mensilità da erogare sia superiore, o inferiore, all’Assegno Mensile di Assistenza. Cosa succede in questo caso? al cittadino è data facoltà di scegliere fra l’uno e l’altro, optando per la soluzione più vantaggiosa e rinunciando definitivamente all’altra. Le due cose sono infatti incompatibili.

Se invece si è già titolari di Pensione di Inabilità, quindi con Invalidità Civile al 100%, le due prestazioni possono sommarsi.

L’Assegno Ordinario di Invalidità dura tre anni, proporogabili per altri due trienni se la persona continua a mantenere il requisito sanitario. Nel frattempo, la persona può lavorare. Trascorsi i nove anni, l’Assegno Ordinario viene attribuito in modo permanente.

 

(2) Pensione di Invalidità

Si chiama come l’altra provvidenza assistenziale, ma la sua natura è diversa perché si tratta di un contributo previdenziale, quindi dedicato ai lavoratori. Come per l’Assegno Ordinario, parliamo di dipendenti, autonomi e iscritti ai fondi integrativi o sostitutivi AGO dell’INPS.

I requisiti sono l’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità o patologia fisica o psichica. Ma serve anche un requisito di contribuzione minima: aver versato almeno 260 contributi settimanali (cinque anni di contribuzione e assicurazione) di cui 156 (tre anni di contribuzione e assicurazione) negli ultimi 5 anni precedenti alla presentazione della domanda.

Una volta ottenuto esito positivo alla domanda, il beneficiario dovrà cessare l’attività lavorativa. Si dovrò quindi procedere a cancellarsi anche agli elenchi di categoria, dagli albi professionali e rinunciare ad ogni trattamento riservato ai lavoratori (ad esempio i sussidi di disoccupazione).

 

In CONCLUSIONE

Il panorama relativo all’invalidità è ampio e complesso. In questo articolo non ho nemmeno preso in considerazione le provvidenze offerte dalla casse previdenziali per i liberi professionisti, che pur modellandosi sulla normativa generale costituiscono un mondo a parte.

L’indicazione è di rivolgersi ad una delle centinaia di sedi di Patronati presenti in Italia, in cui si può ottenere una consulenza specifica per il proprio caso, che unisca i dati sanitari con quelli previdenziali e lavorativi per scegliere la migliore soluzione possibile.

Un pensiero su “Invalidità e inabilità: i contributi economici”
  1. […] (10) Quando la malattia si prolunga e produce effetti permanenti sulla capacità di lavorare si parla di invalidità e inabilità. Nel primo caso le capacità lavorative sono ridotte, nel secondo sono nulle e quindi vi è la cessazione dell’attività professionale. In entrambi i casi, viene erogato un contributo economico permanente. Vorrei spendere due parole su invalidità e inabilità all’interno di ENPAP: nel corso del 2014-2015 siamo intervenuti per ottimizzare questa forma di assistenza: abbiamo rivisto la procedura per renderla più snella ed efficace, e riscritto interamente il Regolamento per Invalidità e Inabilità per renderlo più chiaro e orientato agli interessati. Di invalidità e inabilità in generale, quindi anche per non psicologi, ho scritto in QUESTO ARTICOLO. […]

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