R.C. Auto: danno ingiusto e spreco.

contrattoOgni mezzo serve un fine, e ricercare il fine senza curarsi del mezzo è come pretendere di arrivare al futuro senza passare dal presente. Tuttavia, per ogni fine vi sono molti possibili mezzi e scegliere il più adeguato è fondamentale. Omnes viae Romam ducunt (dice il proverbio), tutte le strade portano a Roma: ma le strade non sono tutte uguali, perché ciascuna ha il proprio itinerario, è più o meno accidentata, tortuosa o sicura delle altre, ed è più o meno ricca di servizi per il viaggiatore.

Cominciare un viaggio presuppone sicurezza sia di raggiungere la meta, sia di arrivarci in condizioni ottimali (stante che, quando la meta sarà divenuta presente, diverrà mezzo per il prossimo fine). Per chi si pone in viaggio la scelta di una strada inadeguata comporta sicuramente sprechi: e proprio l’accumulo di tanti piccoli sprechi mette a rischio non soltanto le condizioni del viaggiatore quando arriverà alla meta, ma la stessa conclusione del viaggio.

Al fine di finanziare equamente i risarcimenti di danni ingiusti da circolazione su strade, e prevenire i costi sociali che inevitabilmente tale finanziamento comporterebbe, il 24 dicembre 1969 l’Italia ha scelto il mezzo dell’obbligo assicurativo RCAuto; dopo quasi un quarto di secolo, il 1 luglio 1994, è stato avviato il processo di liberalizzazione del settore. Oggi, dopo quasi mezzo secolo di obbligo assicurativo e quasi vent’anni di liberalizzazione, quel fine pare ben lontano da essere raggiunto. Quanto al finanziamento dei risarcimenti, il diritto reale di chi ha subito un danno ingiusto (ossia il risarcimento) nel volgere dei pochi ultimi anni è stato pressoché eliminato per essere rimpiazzato dal molto meno impegnativo indennizzo, posto a sua disposizione da un agente assicurativo (bontà sua) previo accordo con l’agente di controparte. Se tale offerta non è adeguata a risarcire correttamente quel danno ingiustamente subito (non lo è mai), per ottenere il giusto risarcimento si deve seguire un iter onerosissimo in termini non solo di tempi (i noti tempi della giustizia italiana), ma anche di costi aggiuntivi (i costi della necessaria assistenza legale, peritale e medico-legale, che l’assicuratore rimborserà esclusivamente se condannato a farlo). Quanto al contenimento dei costi sociali, gli assicuratori e i molti operatori dei loro canali distributivi traggono, dall’obbligo, una disponibilità finanziaria annua pari a circa 20,5 miliardi (fonte: IVASS, media dei premi contabilizzati per i rami RCA e CVT negli esercizi da 2007 a 2012), un costo sociale che contribuisce in modo decisivo a fare dell’Italia il quarto mercato assicurativo della UE e il settimo del mondo.

E’ possibile, in una così eclatante raccolta, individuare sprechi?  Se ve ne fossero, sicuramente non dipenderebbero da chi sostiene la spesa ma da chi, in ultimo, ne fa la sua raccolta e il suo portafoglio di attività finanziarie. A ben vedere, infatti, ciò che potrebbe essere considerato spreco (dal punto di vista del bilancio dell’utente) è, nel bilancio degli assicuratori e dei loro canali assicurativi, puro ricavo: eppure accade ancora che un pullman pieno di bambini possa precipitare in una scarpata con un massimale insufficiente a risarcire (anzi, indennizzare) i feriti e le famiglie dei morti, perché chi scrive le regole non si era accorto che il massimale minimo di legge era insufficiente a tutelarli. Accade ancora che ad ogni provvedimento legislativo è appiccicata l’etichetta “a tutela del consumatore”, come a voler significare una garanzia di qualità per quel provvedimento; ma dopo i tagli al diritto privato e al valore economico delle persone (già falcidiato da un debito pubblico non sostenuto dalla produzione), tale slogan suona come una vera e propria beffa.

Può ancora, l’utente o l’utilizzatore di veicoli, non sprecare? Certamente si. Tutto dipende dalla scelta della strada, che in questo caso è un canale: un canale assicurativo. Non è certo la polizza, infatti, a cagionare sprechi: la polizza cagiona soltanto costi, quando nessun sinistro si è ancora verificato e nessuno ha subito danni ingiusti. Se questa spesa ha implicato spreco, l’utente potrà saperlo soltanto a sinistro avvenuto: è allora che si rivolgerà al canale assicurativo prescelto, chiedendo prestazioni che, ancora una volta per legge, sono aleatorie. A tutela del consumatore, naturalmente.

11 commenti su “R.C. Auto: danno ingiusto e spreco.

  1. Mi permetto di intervenire in quanto, sig Sartori, il suo scritto mi pare dovuto a rancore, magari motivato, ma sicuramente esagerato. Il fatto che l’Italia sia uno dei Paesi con Rc più cara è, come risaputo, dovuto dalle numerose truffe ai danni delle assicurazioni.
    Sono decenni che lavoro nel campo assicurativo (non sono un assicuratore, per chiarezza di informazione) e posso garantirle che i cosiddetti accordi non avvenivano tra agenti assicurativi, bensì tra carrozzieri e assicurati che ne stabilivano i prezzi.
    Mi dica che non le è mai capitato il carrozziere che le assicurava la macchina resa come nuova con un piccolo guadagno extra per entrambi. Questa purtroppo è il paese di cui parla e nessun legislatore può mettere in preventivo ciò .
    E per quanto riguarda il bus sotto assicurato, nessuno può obbligare alcuno ad affrontare la spesa giusta contro la volontà . Compito di un assicuratore è informare il cliente ma è coscienza del singolo assicurarsi per il giusto. Quante persone acquistano cibo deteriorato senza controllo solo perché costa poco?
    E quante persone acquistano abbigliamento od elettronica privi di marchio solo perché così spendono meno? Certo poi va a fuoco la casa per un carica cellulare ma anche in questo caso la colpa è più facile attribuirla a qualcun altro.

  2. Gentile Curiosa, apprezzo il Suo commento e di seguito provo ad ampliarlo. Non smentisco le Sue affermazioni, salvo quanto riferito alle mie motivazioni personali: in esse non vi è rancore, come le vado a mostrare.

    Parto dalla consapevolezza di una rete distributiva il cui costo, interamente sopportato dal consumatore, mi pare superare largamente il Suo valore aggiunto. Nell’assicurativo la consulenza del dettagliante non è libera e anzi è data in evidente conflitto d’interessi, il che vale anche per il Broker (che in teoria, tra i dettaglianti, dovrebbe esserne il più libero). Le Banche sono state stoppate sui ricarichi fatti sui prodotti CPI (acquistati a premio unico e rivenduti a rate con ricarichi da capogiro), gli Agenti hanno creato le loro fortune su preconti che legano ingiustificatamente il consumatore, per anni, a contratti tante volte inadeguati. Basta un incentivo fiscale per far risorgere la vendita a tappeto di prodotti vita a tariffa rivalutabile, la maggiormente caricata. A mio modo di vedere sono pratiche commerciali scorrette, e gli eventuali interventi correttivi non fanno certo recuperare il maltolto. Naturalmente, la regola generale è confermata da ben più di una eccezione: esistono diversi professionisti serissimi, attenti e meritevoli (in attesa che si comprenda che, in sede professionale e in ogni settore, l’eccellenza non dovrebbe certo essere definita un merito e dovrebbe invece costituire lo standard). Nessun rancore dunque, ma soltanto l’invito convinto, rivolto a chi ha intenzione di mantenere un futuro per il mestiere della distribuzione assicurativa professionale, a riposizionarsi completamente sul mercato, investendo rapidamente in autonomia e indipendenza. Certo non con operazioni di maquillage (come sta accadendo in casi anche eclatanti), ma con interventi di sostanza mirati a tutti gli elementi del marketing mix, anche anticipando nuove leggi (come la direttiva europea che ha appena imboccato la dirittura d’arrivo) anziché attenderle passivamente.

    Concordo pienamente con Lei sulla considerazione che gli Agenti assicurativi non hanno certo l’esclusiva delle cattive pratiche del commercio “made in Italy”, e che i prodotti finanziari e assicurativi siano tutt’altro che i soli a subire ricarichi che definire “eccessivi” sarebbe persino poco. A cominciare dal raddoppio (da un giorno all’altro) del costo del caffè al banco seguito all’entrata nell’Euro, e a proseguire con tantissimi prodotti e servizi, il Pricing italiano è una vera beffa per il consumatore in quasi tutti i settori economici, a dispetto di denunce e multe a volte salatissime. Che una compagnia telefonica di Stato o una banca privata possano addebitare importi non dovuti su bollette ed estratti conto di centinaia di migliaia di clienti scelti a casaccio, e poi cavarsela con una multa e la restituzione del rubato (sic!) senza che l’azienda sia penalizzata in borsa e perda rapidamente tutti i Suoi clienti, può capitare solamente in un paese in cui il diritto privato è tutt’altro che prioritario. Da noi si è visto con la riduzione progressiva (si può anche dire “progressista”, con riferimento alla matrice dei principali interventi legislativi) del valore persona, di cui hanno ampiamente beneficiato i bilanci tecnici RCA delle imprese assicuratrici e, di conseguenza, i bilanci commerciali delle reti distributive del prodotto (che ancora oggi è distribuito quasi totalmente tramite Agenti). Come prima, sarebbe ridicolo considerare il settore assicurativo il solo beneficiario di aiuti del regolatore, fermo restando che naturalmente di tali aiuti non può che farsi carico il consumatore finale. Confermo, nessun rancore specifico da parte mia: rammarico per chi produce povertà collettiva traendone il proprio ricavo individuale, in un’interazione tutt’altro che a somma zero. Infatti, lo zero sarebbe già un lusso: il risultato economico dell’interazione italiana non è zero ma è incommensurabilmente sotto zero, molto oltre quanto non sia riportato pubblicamente in bilancio. Quella, infatti, è solamente la parte non altrimenti coperta.

    Infine, Lei rileva una corresponsabilità del consumatore. Sono d’accordo, il consumatore non è estraneo al loop in cui il paese è, pare ormai irrimediabilmente, avvitato. Tuttavia, il consumatore consuma, e a tal fine usa il panem et circenses passati dal convento. Nell’interazione di mercato, la strategia del consumatore è totalmente dominata e mai dominante: è un fatto che il mercato locale (l’interazione locale) è determinato dalla distribuzione locale. Il consumatore finale vi si adatta, non può fare altro: al limite può accettare di fare buon viso a cattivo gioco, ma non può certo reinventarsi impresa industriale o impresa commerciale.

  3. Gentile Sartori la ringrazio per il notevole tempo a me dedicato (notevole visto il poema che mi ha scritto) e mi dispiace non poter proseguire la conversazione ma purtroppo non ho così tanto tempo da dedicare alla lettura ed interpretazione del suo scritto. Uno degli insegnamenti a me più cari è ‘chi tanto dice nulla dice’. Mi permetto un suggerimento per il suo blog: scrivendo in maniera così prolissa e confusionaria rischia di perdere utenze preziose e utili anche a fine pubblicitario. È risaputo che i blog vivono di pubblicità e gli inserzionisti si basano sulle utenze del blog.
    Un blog deve risultare snello, discorsivo e chiaro. Ma principalmente non dovrebbe essere contraddittorio e il suo ultimo articolo lo è rispetto a questo soprA.
    Buon lavoro

  4. Gentile Curiosa, sarò sintetico. Il blog non è mio, e i miei articoli sono soggetti ad approvazione da parte del titolare. Capisco che Lei veda valori di prolissità, confusione e contraddizione: c’è chi vede negli stessi scritti valori anche opposti, naturalmente il giudizio è relativo a chi lo esprime, salvo che non si tratti di una stima fondata sull’applicazione di criteri condivisibili e condivisi. Per il futuro auspico che Lei continui ad arricchirci d’informazioni, più che di opinioni: per queste ultime, così relative e personali (e dunque di ben scarso interesse comune), se crede può contattarmi direttamente (in ogni momento) a davidesartori6@gmail.com, sarò lieto di risponderLe e di dirLe cosa penso dei blog infoprodotto.

  5. Gentile Sartori, se è linea comune del blog (non suo ma essendo collaboratore dovrà necessariamente sottostare al filo conduttore dell amministratore) è quello di voler scrivere e mai essere obiettato da pareri diversi dai suoi, allora credo di aver sbagliato blog. I confronti arricchisco l essere, sempre che le persone sia sufficientemente umili da accettarle.
    Mi perdonerà se la pubblicità che potrò fare a questo blog non sarà positiva …. Ma non vivendo in un paese dittatoriale mi avvalgo della libera facoltà di espressione.
    Buona continuazione.

  6. “Mi permetto un suggerimento per il suo blog: scrivendo in maniera così prolissa e confusionaria rischia di perdere utenze preziose e utili anche a fine pubblicitario.”

    Volendo per ipotesi giudicare l’articolo su esposto di cattiva informazione, lei crede che un articolo incide in tal modo?
    Premesso che la qualità di un articolo non può dipendere da opinioni personali, il Blog contiene diverse centinaia di articoli.
    Li ha letti tutti?

  7. “È risaputo che i blog vivono di pubblicità e gli inserzionisti si basano sulle utenze del blog.”

    Vero. Ma nel 99% dei Blog la pubblicità copre solo le spese amministrative (iscrizione, manutenzione, etc).

    Il nostro blog non chiede donazioni o denaro per fare informazione come al contrario molte testate giornalistiche.

  8. “Gentile Sartori, se è linea comune del blog (non suo ma essendo collaboratore dovrà necessariamente sottostare al filo conduttore dell amministratore) è quello di voler scrivere e mai essere obiettato da pareri diversi dai suoi, allora credo di aver sbagliato blog. I confronti arricchisco l essere, sempre che le persone sia sufficientemente umili da accettarle.
    Mi perdonerà se la pubblicità che potrò fare a questo blog non sarà positiva …. Ma non vivendo in un paese dittatoriale mi avvalgo della libera facoltà di espressione.
    Buona continuazione.”

    Mi dispiace che ha avuto questa impressione, ma in un regime dittatoriale lei non avrebbe potuto esprimere alcun commento.
    Mi pare che al contrario lei ha avuto la possibilità di inserire due commenti, in un articolo. Questa la sembra una politica dittatoriale?

    In merito alla sua volontà e libertà di espressione, può tranquillamente se lo vuole inserire altri commenti, o non frequentare più il blog.
    Mi pare non appropriato fare pubblicità negativa solo per non aver condiviso un opinione di uno scrittore.
    Ha letto tutti i 600 articoli presenti nel Blog?

  9. Gentile Tomasello grazie per le sue risposte. Non ho letto tutti i 600 articoli essendo iscritta da poco, ma ho letto e molto apprezzato i contenuti degli articoli contenuti per questo ho x deciso di iscrivermi dopo un paio di settimane di lettura passiva ho pensato di inserire qualche commento. Nessun problema fino a quando ho provato a commentare il signor Sartori in questo articolo. Le sue risposte prolisse e polemiche sono nulla in considerazione del suo ultimo commento nella quale mi chiede di evitare commenti agli articoli.
    È questo il regime dittatoriale del blog. A questo punto evitate la possibilità di commento visto che wordpress lo permette.
    Le fa onore la difese del suo collaboratore, ma in questo caso non è per nulla corretto.
    Un buon padre difende i propri figli davanti agli estranei per poi redarguirli in privato. Non credo che sia suo compito ciò ma sicuramente la scelta più ponderata dei suoi collaboratori spetta a lei.
    I miei commenti non positivi non sono dovuti al disaccordo con l autore, che contrariamente al suo pensiero, credo sia molto stimolante, ma dal suo bloccare eventuali disaccordi da parte del l’autore.
    Cordialita

  10. Gentile “curiosa”, non credo di aver difeso nessun collaboratore e non cerco il suo consenso.
    I miei precedenti commenti le spiegano alcuni concetti sul funzionamento di un blog.
    I commenti, tranne se offensivi, vengono totalmente approvati (come i suoi).
    Lo staff di Assicuriamoci Bene fa informazione indipendente in ambito assicurativo. Non cerchiamo l’approvazione ed il consenso di tutti i lettori.
    Sicuramente abbiamo soddisfazione dal fatto che mensilmente i lettori aumentano, ciò è frutto del continuo lavoro (gratuito) di tutto lo staff.
    Chi non ne apprezza la qualità non è obbligato a seguire il Blog, soprattutto perchè come già indicato non viene chiesto nessun compenso o donazione.
    Come potrà notare per noi ogni utente merita informazione, chiarimento, consulenza, etc e per tale motivo che sto dedicando del tempo per rispondere ad un suo commento.
    Grazie di aver dedicato il suo tempo nel Blog!

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