201211151212191[1]Di recente è stata pubblicata la sentenza n° 1361 Cassazione III sezione civile del 23.01.2014, che non passerà di certo inosservata in riferimento alle considerazioni in essa espresse.

Il caso: nel 1988 si verificava un sinistro stradale nel quale riportavano gravi lesioni una coppia di coniugi. La donna decedeva dopo tre ore. Il marito si ristabiliva fisicamente ma, a seguito di profondo stato depressivo, circa due anni dopo si suicidava. I figli, dopo due gradi di giudizio, rimettevano la questione dinanzi la Corte Suprema. 

Senza pretesa di esaustività ed a grandi linee è opportuno distinguere, in tema di illecito extracontrattuale (in questo caso ex art. 2054 c.civ.), il risarcimento dei danni:

  1. iure proprio ossia i danni patrimoniali e non patrimoniali che sorgono direttamente in capo ad un soggetto a seguito dell’illecito;
  2. iure successionis o hereditatis ossia i danni patrimoniali e non patrimoniali che si trasmettono, a seguito dell’evento morte, ai soggetti facenti parte dell’asse ereditario. 

Nel caso di specie i figli delle vittime richiedono il ristoro dei danni non patrimoniali sofferti, appunto, iure proprio (a seguito della perdita di entrambi i genitori) e iure successionis ossia dei danni patiti dalla madre nonché dal padre coinvolti direttamente nel sinistro stradale.

La sentenza in esame (in estrema sintesi):

  • si allinea alla posizione precedentemente espressa nella sentenza n. 22585 del 2013 (già trattata dagli Scriventi), riconoscendo, in sede di quantificazione, la tripartizione del danno non patrimoniale in morale, biologico ed esistenziale, creazione di origine prettamente giurisprudenziale e dottrinale, che sembrava inizialmente superata dopo le Sentenze cd. di San Martino del 2008, nelle quali, ricordiamo, veniva espresso il concetto di unitarietà del danno non patrimoniale e la distinzione unica con il danno patrimoniale, coerentemente al dettato previsto dall’art. 2059 c.civ.

Le motivazioni addotte dalla Corte sono che “ ..la liquidazione del danno non deve essere puramente simbolica o irrisoria, ma tendere, in considerazione della particolarità del caso concreto e della reale entità del danno, alla maggiore approssimazione possibile all’integrale risarcimento…” e, ancora, “… deve concernere tutti gli aspetti di cui la generale ma composita categoria del danno non patrimoniale si compendia…”.

In buona sostanza, partendo dal presupposto che il risarcimento debba considerare sempre le peculiarità del caso concreto, le duplicazioni di poste di danno si configurano solamente  quando lo stesso aspetto viene computato più volte sulla base delle diverse, meramente formali, denominazioni; mentre non sussistono in presenza della liquidazione dei molteplici e diversi aspetti negativi derivanti dal fatto illecito;

  • Determina la risarcibilità del danno da perdita della vita, quale bene supremo dell’individuo, oggetto di un diritto assoluto ed inviolabile, che si distingue dal bene salute (art. 32 cost.). Il primo va ristorato indipendentemente e comunque a prescindere dalla persistenza di vita all’esito dell’evento, ma istantaneamente al momento della lesione mortale; il secondo va riconosciuto, come da giurisprudenza costante in merito (non da ultimo cassazione 8360/2010; 1072/11 ; 7126/2013), solo in caso di apprezzabile lasso di tempo intercorrente tra evento e morte, in ragione della cosciente e lucida percezione del sopraggiungere della propria fine (cd danno biologico/morale terminale).

Il ristoro del bene vita, pertanto, essendo bene immateriale per definizione e diversamente dal danno patrimoniale, non può mai corrispondere ad esatta commisurazione, imponendo, pertanto, valutazione equitativa da parte del giudice, tenuto conto dell’età della vittima, delle condizioni di salute e delle speranze di vita future, dell’attività svolta e delle condizioni personali e familiari della vittima.

 

 

 

 

 

 

Sulla base delle motivazioni suesposte, ai figli della vittima dovrà riconoscersi iure successionis il risarcimento del danno alla vita della madre (mentre il giudice  prima cure aveva respinto la  richiesta motivando che il decesso era avvenuto dopo appena tre ore…), ed il danno non patrimoniale del padre (considerato che la morte era stata indotta da uno stato depressivo, attribuito ineludibilmente dalla perdita della moglie a seguito di sinistro), e, non da ultimo, i danni non patrimoniali propri dovuti alla perdita di entrambi i genitori (cd danno parentale). La quantificazione dovrà essere adeguatamente personalizzata, tenendo conto del danno non patrimoniale in tutte le sue (diverse) sfaccettature.

 

Considerazioni conclusive: Sotto il segno del giusto ed integrale risarcimento, i confini del danno non patrimoniale diventano sempre più labili, le tabelle del Tribunale di Milano che, per invalidità superiori al 9%, sono state promosse ad uso nazionale (non da ultimo Cassazione n. 12408/11) costituiscono certamente uno strumento di quantificazione indispensabile per gli operatori di settore, ma che non deve limitare e racchiudere il risarcimento in una semplice “forbice” di valori ed in astratte limitazioni massime. Cosa ci riserveranno ancora gli ermellini?

 

Attendiamo fiduciosi altre statuizioni .

 

 

 

 

 

 

 

3 pensiero su “Danno da perdita della vita”
  1. Corte d’Appello di Milano successiva alla 1361 ha palesemente ed espressamente respinto questo ennesimo salto in avanti di una parte della III sezione. Ora aspettiamo le SS.UU..
    In ogni caso personalmente non capisco perchè in Italia ci si ostini a cercare di espandere sempre di più aree risarcitorie già ben tutelate (come il ristoro del danno mortale) invece di concentrarsi su altri aspetti meno “frequentati” e forse più urgenti e necessari. Sicuramente in ciò si nota una notevole componente di pigrizia intellettuale.

  2. Con ordinanza 5056/2014 depositata in data 4 marzo 2014 – Cons. Rel. Giacomo Travaglino -, la Terza Sezione della Corte di Cassazione, dovendo decidere in tema di danno iure hereditario a seguito di decesso di parente dopo breve lasso di tempo, vista la sentenza n 1361/2014 e considerato come la stessa si ponga “in consapevole contrasto con la propria, precedente giurisprudenza”, ha rimesso gli atti del procedimento al Primo Presidente al fine di investire le Sezioni Unite di risolvere il contrasto sul tema del diritto della risarcibilità iure haereditario del danno da morte immediata.

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