Come si calcola il valore del veicolo

autoDi recente è stata pubblicato sul blog di Assicuriamocibene.it un interessante articolo relativo ad una sentenza della Suprema Corte in tema di riparazioni antieconomiche del veicolo.

L’intento degli Scriventi sarà quello di prendere spunto dalle considerazioni espresse nell’articolo precedente e di analizzare la casistica del danno totale, dal punto di vista tecnico, giuridico / assicurativo di un Ufficio Sinistri.

Senza pretesa di esaustività, innanzitutto, è necessario distinguere i sinistri garanzia diretta (C.V.T. ai sensi dell’art. 2 comma 3 n. 3 del Codice delle Assicurazioni ossia Kasko, incendio/Furto, eventi speciali e naturali) ed i sinistri di Responsabilità Civile.

Alla base di entrambi, infatti, sta una diversa fonte di obbligazione: di natura contrattuale la prima (in virtù di un contratto stipulato dalle parti), di natura extracontrattuale la seconda (in virtù di una responsabilità ex art. 2043 e seguenti).

Garanzia diretta (CVT): la maggior parte dei capitolati presenti sul mercato stabiliscono che il danno può ritenersi totale se supera l’80% o è pari/superiore al valore commerciale del veicolo.

Per valore commerciale del veicolo si intende il valore stabilito da riviste specializzate di settore o, in mancanza, dal valore di mercato. Certamente, essendo vario il mercato dei contratti CVT, per affrontare un discorso generale è necessario riferirsi sempre alla tecnica assicurativa di base. Partiamo dal quadro normativo: art. 1908 c.c.

Nell’accertare il danno non si può attribuire alle cose perite o danneggiate un valore superiore a quello che avevano al tempo del sinistro….”.  Ancora: le garanzie CVT garantiscono “i danni materiali e diretti” occorsi al corpo veicolo (con esclusione, quindi, di tutti i danni consequenziali e/o indiretti).

Per cui in caso di sinistro che determina un danno totale (sulla base delle definizioni di cui sopra), si prende a riferimento la rivista settoriale relativa al mese di accadimento dell’evento e si cerca la quotazione riferita al veicolo assicurato basandosi sulle evidenze della carta di circolazione (anno prima immatricolazione, modello, cilindrata, cv/Kw, portata complessiva per autocarri, ecc..) e della fattura di acquisto (dov’è possibile verificare la presenza di accessori e/o allestimenti). Per le macchine operatrici, invece, si fa riferimento al certificato di idoneità tecnica. Le riviste di riferimento usualmente utilizzate sono Quattroruote/Dueruote (editoriale Domus) oppure Eurotaxglass’s (Sanguinetti Editore), in entrambi i casi è commercializzata anche una variante professionale per gli addetti al settore.

E’ bene comunque precisare che:

  • alcuni capitolati di polizza indicano la rivista a cui far riferimento (per cui è necessario sempre verificare e nel caso utilizzare quella prevista contrattualmente);
  • in assenza di espresso richiamo contrattuale è possibile far riferimento ad entrambe indifferentemente, tranne per alcune tipologie di veicoli quotati principalmente su Eurotax (veicoli commerciali ed industriali; macchine agricole, nautica, caravan e camper, ecc…);
  • il valore espresso in tali riviste è puramente indicativo e frutto, come indicato nella prefazione delle riviste stesse, di indagini accurate di mercato. Ad esempio Quattroruote esprime un valore medio tra quello di vendita ed al valore che un concessionario potrebbe attribuire al veicolo usato. Eurotax suddivide la collana in giallo (vendita) e blu  (compera), per cui, se non è diversamente indicato nel contratto, e se si decide di far riferimento ad Eurotax, è prassi fare riferimento alla media tra giallo e blu. A parer degli Scriventi è auspicabile far riferimento, in sede di quantificazione, ai valori espressi nella collana gialla, in quanto, in caso di ritrovamento, la Compagnia si ritroverebbe nella stessa situazione giuridica di un dealer (tesi basata su un’interpretazione favorevole ex art. 1370 cciv). Interessante una nota Compagnia internazionale che identifica il valore commerciale mediante il “prezzo che sarebbe possibile realizzare vendendo il veicolo ad una certa data” che, in qualche modo, supporta la posizione espressa dagli Scriventi;
  • In assenza, o comunque in aggiunta, alle quotazione espresse sulle riviste sopra menzionate si effettua un’indagine di mercato (tramite, ad esempio, ricerca internet) previa consultazione dei più diffusi siti specializzati di vendita auto (ad esempio: autoscout24.it; www.truckscout24.it; www.europa-camion.it); oppure direttamente presso le case costruttrici e/o rivenditori autorizzati, al fine di capire il collocamento medio del bene sul mercato nazionale. Elementi che non devono essere trascurati, in quanto possono incidere sulla valutazione, sono certamente l’analisi di quanti proprietari ha avuto il mezzo (verificabile sulla carta di circolazione o sull’estratto cronologico aggiornato al PRA); la destinazione d’uso; i kilometri totali percorsi; lo stato d’uso e, come già anticipato, la presenza o meno di accessori, allestimenti e/ interventi di migliorie (intendendosi quelle che incidono sulla funzionalità del veicolo).

Non da ultimo è bene precisare che, se il sinistro avviene nei primi sei mesi / anno dalla data di prima immatricolazione (periodo variabile in base al capitolato di polizza sottoscritto), viene riconosciuto il valore a nuovo (ossia il prezzo di acquisto del bene o il prezzo di listino chiavi in mano consigliato dalla casa costruttrice per i veicoli di nuova immatricolazione).

Responsabilità Civile: nell’ampio “universo” della Responsabilità Civile le valutazioni si spostano sensibilmente. Ai sensi dell’art. 2056 cciv, (ed il richiamo degli artt. 1223 cciv e seguenti),  infatti, è dovuto non solo il danno emergente ma anche il lucro cessante, con relativo onere della prova a carico del danneggiato. In più, ricollegandomi all’articolo di cui in premessa, l’art. 2058 cciv sancisce che il danneggiato possa chiedere la reintegrazione in forma specifica, qualora sia in tutto o in parte possibile; e che il giudice possa disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente, se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa  per il debitore.

A differenza del CVT, pertanto, sarà possibile riconoscere anche un importo superiore al valore commerciale di mercato, previa dimostrazione, a parer degli Scriventi,  dell’effettivo ripristino del bene ed in una percentuale di tolleranza “sostenibile”, interessante la Sentenza di Cassazione 21012 del 12.10.2010 la quale ha precisato che

la domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente poter del giudice, ai sensi dell’art. 2058, secondo comma, cod. civ.,di non accoglierla e di condannare il danneggiato al risarcimento in forma equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo della riparazione superi notevolmente il valore di mercato del veicolo“.

Saranno ammissibili ulteriori spese quali il fermo tecnico (interessante la pronuncia Cass. Civ. , sezione III, 27 gennaio 2010 , n. 1688 –  in cui è stato affermato che è possibile la liquidazione equitativa di detto danno anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo); F.R.A.M. (fermo reperimento analogo mezzo)¸ tassa di proprietà non goduti (die a quo, data del sinistro fino a scadenza); spese di radiazione e rottamazione (a tal proposito segnaliamo gli accordi tra assicuratori per la radiazione dal pubblico registro automobilistico e per la demolizione di veicoli gravemente danneggiati a seguito di sinistro rca o corpi veicoli terrestri), e le spese nuova immatricolazione.

Considerazioni conclusive: a parer degli Scriventi non bisogna limitare la valutazione commerciale di un veicolo al valore espresso in una semplice tabella, ma effettuare sempre un’analisi complessiva di tutti gli elementi che possono concorrere a determinare una corretta valutazione di un bene.

D’altra parte, il consumatore non può pensare che il suo veicolo abbia un valore inestimabile, e che il sinistro si trasformi in occasione (passatemi il termine un po’ forte) di speculazione, in quanto è un bene che, sia per usura, sia per logica di mercato, è destinato a svalutarsi gradualmente nel tempo.

La verità, come da spesso predichiamo, si trova sempre nel mezzo!

 

 

 

 

 

 

 

 

Un commento su “Come si calcola il valore del veicolo”

  1. Fabio Rolando
    Titolare presso Attivita professionale

    https://www.linkedin.com/groupAnswers?viewQuestionAndAnswers=&discussionID=5866858984736067587&gid=3717291&commentID=5879495140451577856&trk=view_disc&fromEmail=&ut=2NYCkvlvWGvCg1

    La valutazione tecniche riguardanti il valore antesinistro competono solitamente al Perito Assicurativo.

    Trascrivo uno dei tanti quesiti d’uso al formulario dei vari Tribunali nelle cause civili:

    “Nel caso di antieconomicità delle riparazioni, indichi il valore del relitto e gli oneri di surrogazione di mezzo analogo a carico del danneggiato;”

    Il Perito che dovrà valutare il valore ante sinistro alla data dell’evento dannoso, non risulta vincolato a ricopiare le quotazioni dei vari editori filoassicurativi o altri, ma potrebbe comunque essere influenzato.

    Da sottolineare che nella voce “oneri di surrogazione a carico del danneggiato” sono suddivise da varie sottovoci, che riporto:

    – Le spese trapasso di proprietà

    – Demolizione/estinzione al Pra

    – Spese di trasporto carro attrezzi

    – Periodo di tassa proprietà non goduta

    – Periodo di assicurazione non goduta

    – Periodo di collaudo non goduto, revisione ogni due anni

    – Spese di ricerca analogo veicolo

    Le spese di ricerca analogo veicolo, che consistono nel tempo perso per ritrovare un mezzo simile a quello perduto, talvolta occorre recarsi anche fuori regione.

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