ospedaleQualche giorno fa è stata depositata una sentenza della Corte di Cassazione piuttosto significativa che ha stabilito il principio in base al quale l’omessa informazione, consapevole, ad una madre del rischio della nascita di un bambino malformato comporta per il ginecologo la conseguenza di dover risarcire, ad entrambi i genitori, il danno anche futuro ed esistenziale che tale nascita comporta. La Suprema Corte aggiunge, poi, che la consapevolezza di aver taciuto la sussistenza di tale rischio preclude la possibilità di far ricorso alla garanzia assicurativa che copre il rischio di errore nell’esercizio della professione medica. In sintesi il medico risponde in modo esclusivo del risarcimento. La pronuncia fornisce, quindi, lo spunto per esaminare i presupposti sulla base dei quali il rischio di errore risulta coperto dal contratto assicurativo stipulato per la responsabilità professionale medica.

IL CASO Due coniugi avevano citato davanti al Tribunale di Napoli un ginecologo e la proprietaria della clinica in cui esso operava chiedendo il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti alla nascita del figlio malformato. A sostegno delle proprie ragioni adducevano la circostanza che il ginecologo in questione non aveva informato la gestante delle condizioni del feto impedendo, di fatto, il ricorso all’aborto terapeutico. Ginecologo e proprietaria della clinica si costituivano in giudizio e, pur contestando ogni addebito, chiamavano a loro volta le rispettive compagnie di assicurazione per essere garantiti in caso di condanna. Il Tribunale accertava la responsabilità del medico e lo condannava insieme alla propria assicuratrice al risarcimento dell’importo di euro 177.500,00= oltre interessi compensativi e corrispettivi, rigettando invece le domande nei confronti della proprietaria della clinica. La compagnia di assicurazioni appellava la decisione adducendo innanzitutto che non vi poteva essere solidarietà in quanto il ginecologo aveva agito con dolo e poi, in via secondaria, chiedeva la riduzione del risarcimento entro i limiti del massimale di duecento milioni. I coniugi a loro volta, con appello incidentale, chiedevano il riconoscimento del danno esistenziale e del danno patrimoniale futuro non riconosciuto dal Tribunale. L’appello si concludeva con la sola condanna del medico al risarcimento dell’importo già quantificato dal Tribunale cui veniva aggiunto l’importo di euro 50.000,00= oltre interessi ma negava il riconoscimento del danno patrimoniale futuro chiesto dai genitori. I due coniugi decidevano allora di ricorrere alla Cassazione.

LA POLIZZA COPRE SOLO I FATTI COLPOSI L’art. 1917 del codice civile al suo primo comma, stabilisce che “Nell’assicurazione della responsabilità civile l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto. Sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi”.

La precisazione poggia sul presupposto che il contratto assicurativo è fondato sul concetto di “rischio”, ovvero su circostanze che nulla hanno a che vedere con la sfera volitiva dell’assicurato. In via diversa non si potrebbe parlare di “assicurazione del rischio” ma di “assicurazione di un evento certo” poiché dipendente dal fatto stesso di chi stipula il contratto assicurativo. Il fatto doloso dell’assicurato e tutti quegli eventi che dipendono o possono dipendere dalla volontà dell’assicurato non sono, quindi, mai ricompresi nelle garanzie contenute nel contratto assicurativo poiché ciò contrasta con l’essenza dell’assicurazione, sancita dalla stessa legge nella richiamata disposizione.

L’assicurazione risponde, dunque, solo per i fatti colposi dell’assicurato “medico” e per tutti quegli errori involontari o complicazioni che non possono essere previsti né prevenuti secondo lo stato dell’arte medica e i mezzi a disposizione (Cassazione civile, Sezione III, Sentenza del 22 maggio 2014, n. 11364).

A NULLA VALE IL RICHIAMO ALLA COLPA COSCIENTE E ALL’INTERPRETAZIONE ESTENSIVA DELLA GARANZIA Per tornare alla decisione in questione va evidenziato che i coniugi nel loro ricorso per cassazione, per coinvolgere l’impresa di assicurazioni del ginecologo, avevano invocato la sussistenza della colpa cosciente del medico sulla base della quale dunque la compagnia avrebbe dovuto rispondere insieme all’assicurato, per la responsabilità di quest’ultimo, non essendosi verificato il caso di esclusione, vale a dire il dolo.

I ricorrenti ritenevano, infatti, che il medico non si fosse rappresentato il verificarsi dell’evento dannoso con assoluta certezza (dolo) ma che detto evento se lo fosse rappresentato solo come ipotesi astratta non concretamente realizzabile (colpa cosciente) e, quindi, sostenevano che per tale ragione la garanzia assicurativa dovesse essere ritenuta operante.

I giudici della Suprema Corte evidenziano correttamente che il tentativo operato, con “abili illazioni”, dai ricorrenti di interpretare in modo estensivo il contratto assicurativo, nella parte in cui si fa riferimento all’espressione “per fatto proprio”, per ricomprendere nella stessa anche il fatto doloso del professionista, con ciò adducendo che il medesimo contratto avrebbe apportato una deroga convenzionale al dettato normativo, non può essere il alcun modo accolto così come non può essere accolto il richiamo al concetto della colpa cosciente.

IL GIUDIZIO SUL DOLO È CORRETTO I giudici della Cassazione hanno, dunque, concluso affermando la correttezza della decisione dei colleghi della Corte d’Appello precisando che il dolo del professionista, nel caso in esame, sussiste “come coscienza e volontà di porre in essere una situazione certa di parto di un feto malformato, costretto ad una sopravvivenza incerta, ma certamente lesiva in misura gravissima della salute e della stessa dignità di persona e con conseguenze patrimoniali disastrose, per sé e per gli sventurati genitori”. Secondo gli ermellini, dunque, la decisione, quanto meno su tale punto, è corretta e insindacabile e il medico dovrà quindi corrispondere in modo esclusivo il risarcimento dei danni, così come già quantificati, cui si aggiungerà il danno patrimoniale futuro che non può essere liquidato in “un modesto obolo temporaneo” ma che dovrà tenere conto del “rilevante impegno economico sostenuto dai genitori, considerando e la gravità della invalidità e l’impegno continuo di assistenza ed i sacrifici e le perdite economiche, secondo ragionevoli presunzioni” (Cassazione civile, Sezione III, Sentenza del 22 maggio 2014, n. 11364; ma anche Cassazione civile, Sezione III, Sentenza del 9 maggio 2011, n. 10108).

 

Avv. Patrizia Comite – Autore del Blog: http://giuridicamenteparlando.blogspot.it/ e Partner di AssicuriamociBene.it

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