E’ stata appena depositata la sentenza della Corte Costituzionale (pronuncia_235_2014), che ha ritenuto infondate le questioni proposte dalle Ordinanze dei Giudici di Pace di Torino, Brindisi, Ostuni, Recanati e Tivoli, che ponevano al vaglio della Consulta la legittimità dell’art. 139 del D.lgs. 209 del 7.9.2005 (Codice delle Assicurazioni Private), sotto il profilo della limitazione alla possibilità di ottenere un integrale e personalizzato risarcimento, attraverso i ridotti importi previsti nelle tabelle ministeriali.

All’udienza erano intervenuti gli avv.ti Angelo Massimo Perrini (UNARCA) e Fabrizio Cassella per un danneggiato, Alessandro Pace e Giulio Ponzanelli per le compagnie costituite, Uniqa, Duomo Uni One e Fondiaria Sai e l’avvocato dello Stato Gabriella D’Avanzo, per la Presidenza del Consiglio.

I problemi di legittimità costituzionale sul tavolo erano diversi: violazione del principio di uguaglianza per il trattamento peggiorativo dei danneggiati stradali, impossibilità di liquidare il danno morale con le tabelle di legge, impossibilità di personalizzare adeguatamente il risarcimento, eccesso di delega (artt. 2, 3, 24 e 76 Cost.).

La Corte, dopo aver rigettato le eccezioni di inammissibilità di Uniqa, Duomo Uni One, Fondiaria Sai e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 139 CAP, sulla base delle seguenti considerazioni:

  • l’eccesso di delega non c’è, perchè nella delega governativa c’era la possibilità di lasciare in vigore norme già presenti nell’ordinamento, e le tabelle erano state introdotte con la Legge 57 del 2001;
  • la violazione del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) non c’è, perchè se è vero che i risarcimenti da incidente stradale sono più vincolati nella quantificazione, sono anche più sicuri grazie ai meccanismi predisposti dall’ordinamento;
  • mancanza di risarcibilità del danno morale e impossibilità di personalizzare non sono un problema reale, perchè c’è il comma 3 dell’art. 139, che dà possibilità al Giudice di aumentare fino a un quinto i risarcimenti, cui bisogna dare adeguato rilievo.

Insomma, il sistema ha tenuto al terremoto costituzionale scatenato dai legali e dai Giudici di Pace più sensibili alle ragioni dei danneggiati. Non poteva andare diversamente, altrimenti le compagnie si sarebbero trovate a dover risarcire le lesioni lievi con importi praticamente doppi, ed è facile immaginare con quali conseguenze sull’andamento dei costi dei premi.

Da segnalare però che la sentenza non sarà probabilmente priva di ripercussioni sulla pratica del diritto degli operatori di settore.

Da un lato, infatti, i Giudici della Consulta hanno evidenziato che alla facoltà di aumentare di un quinto il risarcimento per danno biologico, riservata ai giudici di merito, spetta la funzione di risarcire il danno morale e di personalizzare il danno. E che a tale facoltà bisogna dare adeguato rilievo. Questo probabilmente spingerà danneggiati e Giudici di merito a dare maggior peso alla norma di cui all’art. 139, co. 3 CAP.

Inoltre, i Giudici della Consulta hanno sottolineato che il sistema delle tabelle è da inserirsi in un contemperamento di interessi, quello ad ottenere l’integrale risarcimento da parte dei danneggiati e quello generale collettivo ad avere costi sostenibili dei premi Rc Auto, e ha sottolineato che questo sistema è coerente perchè attinente al solo specifico e limitato settore delle lesioni di lieve entità.

I dirigenti dell’ANIA prendano nota: tabelle di legge sulla falsa riga di quelle di cui all’art. 139 CAP, per le macrolesioni, potrebbero non superare il vaglio della Consulta.

 

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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