Conciliazione Paritetica? No, grazie.

Lo scorso 20 ottobre 2014, L’IVASS ha emanato un comunicato stampa con il quale ha sollecitato le imprese assicuratrici a implementare l’attività di promozione della c.d. “conciliazione paritetica”, ovvero una procedura alternativa di risoluzione delle vertenze con i danneggiati che coinvolge le associazioni dei consumatori.

Ma cos’è la conciliazione paritetica, in pratica? E’ appunto una procedura, che nasce da una convenzione tra alcune associazioni dei consumatori (non tutte, queste: Acu, Adoc, Adiconsum, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro di Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanza Attiva, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori) e l’ANIA (associazione di categoria delle compagnie), affinchè il disaccordo sui risarcimenti venga superato tramite commissioni miste tra rappresentanti ANIA e rappresentanti delle associazioni dei consumatori aderenti.

In sintesi, se l’assicurazione non mi paga, io mi iscrivo a un’associazione di consumatori, faccio un’istanza alla medesima, questa valuta se ho ragione o torto e in caso sia fattibile, promuove questa sorta di arbitrato “nel mio interesse”.

L’IVASS ha rilevato che negli ultimi 20 mesi solo in 180 casi, su 3 milioni di sinistri, è stata attivata la procedura di “conciliazione paritetica”, e così ha esortato le imprese ad attivarsi.

Propone, l’Autorità di Vigilanza, che le istanze per la conciliazione paritetica possano essere consegnate direttamente alla propria assicurazione. Non solo quindi i danneggiati possono (dovrebbero?) affidarsi a un’associazione di consumatori che ha stretto un preventivo patto con l’ANIA, ma, già che sono tutti “amici”, può chiedere di promuovere la procedura direttamente alla propria agenzia.

Tutto questo suona estremamente ambiguo.

Proviamo a chiederci perchè l’ANIA e molte associazioni dei consumatori fremono dalla voglia di far decollare la “Conciliazione Paritetica” (con l’inquietante incoraggiamento dell’IVASS).

Chiediamoci perchè i gruppi assicurativi, cumulativamente rappresentati da ANIA, e varie associazioni di consumatori abbiano fatto un accordo e stiano sviluppando sinergie per favorire questa via alternativa di risoluzione delle controversie.

Pensiamo a un danneggiato, che ha fatto un incidente, e va da un legale: questi gli spiega le norme in vigore, come deve provare i suoi danni per essere risarcito, lo aiuta infine a quantificare i predetti danni e fa una richiesta completa all’assicurazione.

Alla fine la compagnia di assicurazione si trova con una richiesta di un legale che la inchioda ai suoi doveri sotto minaccia di citazione al Giudice di Pace.

Oltre naturalmente alla richiesta di pagare la parcella dell’avvocato.

Ora pensiamo a un danneggiato che non va dall’avvocato, va in agenzia, si sente offrire dei soldi che sembrano pochi e l’agenzia lo introduce nel meraviglioso mondo della conciliazione paritetica.

Quindi si tessera presso un’associazione di consumatori, e si affida al volto buono dell’associazionismo consumeristico, così che quando gli verrà detto che i pochi soldi offerti dall’assicurazione sono più che giusti, lui penserà che questo sia vero.

E’ chiaro quale sia in fine delle compagnie. Avranno l’agognata “eutanasia dei diritti risarcitori”, che da quando sono riusciti a imporre la sciagurata procedura di risarcimento diretto, fa passi avanti di anno in anno.

Estromettere i legali farebbe risparmiare loro miliardi di euro.

D’altro canto, le associazioni dei consumatori che hanno fatto l’accordo avranno un incremento dei tesserati, oltre ad accordi commerciali con le compagnie (già si vedono le prime convenzioni basate sulla “conciliazione paritetica”).

La scelta della conciliazione paritetica è così potenzialmente importante per le compagnie, che uno dei colossi assicurativi operanti in Italia ha incluso nella sua polizza Rc Auto una clausola, facoltativa, che impegna l’assicurato a non rivolgersi ad avvocati, ma alle associazioni dei consumatori, con penale di 500 euro.

Quindi abbiamo una compagnia che inserisce una clausola contraria al Codice del Consumo (art. 33, co 2, lett. b), con la quale obbliga l’assicurato a rivolgersi alle associazioni dei consumatori (paladine dei suoi diritti?), rinunciando al suo diritto di difesa costituzionalmente garantito!

Solo in questo Paese, dove la furbizia è il principale merito, possono succedere queste cose.

Insomma cari assicurati, cari lettori, non vi fidate mai dei debitori (come le compagnie di assicurazioni) che si dimostrano amici quando devono pagare, o che vi mandano dai loro amici (le associazioni dei consumatori). I danni da circolazione sono sgradevoli anche quando non sono ingenti, sono conseguenza di un illecito, e devono essere risarciti.

Almeno finché le leggi di settore non obbligheranno i danneggiati a tenersi i danni a proprio carico…perchè così, un domani, scenderanno i costi (scandalosi) dei premi Rc Auto.

 

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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