Mezzi speciali ed rc auto: le Sezioni Unite estendono la copertura

Una importante sentenza, la n. 8620, del 29 aprile 2015, emessa dal principale organo nomofilattico del nostro ordinamento, ossia la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, ha esteso l’operatività della garanzia rc auto anche ai casi di danni commessi da mezzi speciali in fase di lavoro, chiarendo una volta per tutte quale sia l’estensione della nozione di “circolazione” ai fini dell’applicazione dell’art. 2054 c.c..

Il casus belli era il tragico incidente sul lavoro di un operaio, morto schiacciato da un cassone urtato accidentalmente dal braccio di un’autogru.

Proprio perchè l’evento lesivo era scaturito dalle operazioni di spostamento materiale del mezzo speciale, e non da cause attinenti alla sua circolazione in senso stretto, l’assicuratore per i danni da circolazione aveva svolto ricorso in Cassazione perchè condannato a pagare gli eredi in sede di appello.

La Corte investita della decisione, ravvisando che la questione non ha un’interpretazione univoca in giurisprudenza e ritenendola di massima importanza, ha demandato alle Sezioni Unite di risolvere il nodo principale della vicenda: ovvero l’estensione del concetto di circolazione e l’applicabilità ai mezzi da lavoro in fase operativa.

Il provvedimento delle SSUU offre una panoramica delle varie sentenze precedenti, dimostrando innanzitutto come la presunzione di responsabilità dei conducenti dei veicoli sia andata estendendosi nell’evoluzione giurisprudenziale.

Ciò perchè la natura dell’attività per cui è stata prevista l’assicurazione obbligatoria, ovvero la circolazione dei veicoli, trova la sua caratteristica principale nella pericolosità. Dalla pericolosità deriva la tendenza ad attribuire la responsabilità per i danni del mezzo al proprietario anche mediante automatismi e presunzioni.

E’ da questi presupposti che la Corte di Cassazione, nella sua più autorevole composizione, trae un concetto di circolazione stradale ampio, in cui trovano sintesi le avverse posizioni espresse nelle precedenti pronunce.

Se infatti la nozione di circolazione stradale è -secondo un orientamento- legata esclusivamente alla presenza di un mezzo destinato alla circolazione su strada ad uso pubblico o area equiparata, per altro orientamento ciò non basta, ma è necessario che l’evento lesivo, pur se causato da un veicolo fermo, abbia attinenza con la circolazione.

Gli Ermellini giungono ora a una definizione di circolazione che include ogni attività svolta dai veicoli, purchè siano veicoli a motore destinati alla circolazione non su rotaie, comprese le attività specifiche dei mezzi speciali, che intanto sono assicurati per la rc auto perchè possono circolare su strade pubbliche o aree equiparate e che mentre svolgono le loro funzioni specifiche (ad esempio spostamento materiali nel caso dell’autogru), svolgono comunque attività connesse alla circolazione, che ne rappresenta infatti l’attività prodromica e susseguente.

Quindi nella definizione di circolazione, ai fini della copertura della garanzia rc auto, come chiarita dalla Suprema Corte a Sezioni Unite, si sana il contrasto tra chi non si curava della natura dell’attività svolta dal veicolo al momento in cui cagionava un danno, senza curarsi del fatto che fosse fermo, in marcia, o che prendesse fuoco in sosta, e chi invece riteneva dovesse esserci un legame tra il danno e la circolazione anche avvenuta precedentemente.

Il passaggio chiave, in una sentenza comunque piena di obiter dicta, utili a chiunque voglia sostenere la tesi dell’operatività della garanzia Rc Auto in situazioni che coinvolgono veicoli di qualunque genere fermi su strada pubblica o area equiparata, è il seguente:

Erra, dunque, la ricorrente quando distingue le operazioni di carico e scarico effettuate con il “braccio della gru” dalla circolazione del veicolo “autogru”, pretendendo di escludere le prime dal concetto di “circolazione stradale”. Invero la macchina operatrice costituisce “un veicolo” ai sensi del C.d.S., con peculiari caratteristiche strutturali e funzionali che lo rendono idoneo sia ad effettuare determinate operazioni, sia a circolare per strada, anzi, proprio in considerazione delle specifiche operazioni alle quali è funzionale e per le quali è dotato di particolari attrezzature, oltre che al suo trasferimento, essa è autorizzata alla circolazione nelle strade, oltre che nei cantieri (cfr. art. 58 C.d.S.). Ecco perchè a integrare il presupposto di operatività della copertura assicurativa è sufficiente che essa si trovi in sosta su una strada ad uso pubblico o su un’area ad essa equiparata, restando indifferente se durante la sosta operi o meno quale macchina operatrice.

L’inclusione delle funzioni di carico e scarico, ma anche di tutte le funzioni di ogni veicolo destinato a circolare nelle strade, sol perchè sia a ciò idoneo, nell’attività di circolazione, per via di una inscindibile connessione, potrà apparire ad alcuni una forzatura.

D’altronde il settore della responsabilità civile da circolazione ha sempre conosciuto forzature, perché è un settore che riguarda tutti i cittadini, che muove molto denaro, che influisce su molti aspetti della comunità.

Possiamo ricordare che qualche mese fa la Consulta ha operato una forzatura giuridica, inerente le lesioni lievi, giudicando legittimo il meccanismo di limitazione nella determinazione dell’ammontare del danno alla persona nei casi di lesioni lievi (art. 139 d. lgs. 209/05), sulla scorta dell’interesse pubblico al contenimento del costo dei premi assicurativi (Corte Cost. Sent. n. 235/14).

La stessa obbligatorietà dell’assicurazione rc auto è una forzatura, che risponde a esigenze collettive.

Ricordo che anni fa assistetti a un convegno, in cui il Prof. Giorgio Gallone fece un breve excursus sulla storia della responsabilità civile da circolazione dei veicoli.

In principio era responsabile solo il conducente. Così le prime automobili, condotte da chaffeur e di proprietà di uomini ricchi, provocavano danni che non potevano essere risarciti, perchè richiesti al personale di servizio del ricco proprietario, e non a costui. Per questo la responsabilità venne estesa anche al proprietario, e infine con l’avvento dell’assicurazione obbligatoria, il patrimonio a disposizione del danneggiato per il ristoro dei danni venne definitivamente allargato.

Questa è la direzione che giuridicamente ha sempre avuto la materia dell’assicurazione per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli. Quella di rendere sempre più garantito il ristoro dei danni. Ed è probabilmente questa la “stella polare” che ha seguito la Corte Suprema di Cassazione, riunitasi a Sezioni Unite per allargare, anziché restringere, il novero delle situazioni in cui il proprietario di un mezzo idoneo a circolare, quindi la sua assicurazione, debbano rispondere in caso di danni.

 

Avv. Antonio Benevento

www.studiolegalebenevento.it

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